Piano Mattei, gli eredi del fondatore Eni diffidano il governo: “Via il suo nome, pronto ricorso civile e penale”

Una diffida formale, inviata via Pec a Palazzo Chigi e la minaccia di un'azione legale. Si apre così un nuovo fronte politico e simbolico attorno al "Piano Mattei"; il progetto con cui il governo guidato da Giorgia Meloni punta a rafforzare la cooperazione energetica e strategica con l'Africa. A contestarne l'uso del nome è uno degli eredi diretti del fondatore dell'Eni, Enrico Mattei, il nipote Pietro, che accusa l'esecutivo di stravolgerne l'eredità politica e industriale.
La diffida: "Non usate quel nome"

A dare concretezza allo scontro è una diffida formale inviata nei giorni scorsi. Il 27 marzo Pietro Mattei, come spiega La Stampa, invia una comunicazione ufficiale alla Presidenza del Consiglio chiedendo di interrompere l'utilizzo del cognome di famiglia per il piano strategico sull'Africa. Nella lettera, l'operazione del governo viene definita "in totale antitesi" rispetto alla visione di Mattei, e l'uso del suo nome giudicato "propagandistico", con il rischio di "deformarne la memoria storica". Se la richiesta non verrà accolta, l'erede annuncia il ricorso alle vie legali: "Faremo causa, civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota".
Al centro della contestazione non ci sarebbe solo una questione di nome, ma di linea politica. Secondo Pietro Mattei, l'azione del governo si discosterebbe infatti radicalmente dall'approccio del fondatore dell'Eni, che nel dopoguerra costruì una politica energetica autonoma "sfidando il monopolio delle grandi compagnie petrolifere occidentali", le cosiddette "Sette sorelle". Mattei aveva puntato su accordi diretti con Paesi produttori, dall'Unione Sovietica al Medio Oriente, proponendo una redistribuzione più equa dei profitti e relazioni "paritetiche". Una strategia che, nelle parole del nipote, mirava cioè a emancipare l'Italia dalle dipendenze geopolitiche. Oggi, l'erede denuncia invece una "subordinazione agli interessi degli Stati Uniti", criticando le scelte del governo di Meloni proprio su energia, rapporti internazionali e gestione dei flussi migratori. Anche sul tema migratorio arriva un'altra critica: "l'approccio attuale sarebbe lontano da quello di Mattei, che investiva piuttosto nella formazione locale", creando competenze nei Paesi partner invece di usare il tema migratorio in chiave strettamente politica.
La disputa con Eni sui beni

La vicenda non si fermerebbe però soltanto allo scontro con il governo. In parallelo è aperto infatti un contenzioso tra gli eredi di Enrico Mattei e la stessa Eni su una parte del patrimonio personale dell'ex presidente. Al centro della causa ci sarebbero oggetti, documenti e soprattutto opere d'arte appartenute a Mattei, tra cui alcuni dipinti del Novecento (in particolare due nature morte di Giorgio Morandi) che la famiglia sostiene siano beni privati. Secondo gli eredi, molte di queste opere sarebbero state acquistate infatti direttamente da Mattei, in alcuni casi prima ancora della nascita dell'Eni, e dunque non potrebbero essere considerate proprietà dell'azienda. Proprio per questo motivo è stata avviata un'azione legale (una cosiddetta "petizione ereditaria") davanti al tribunale, con l'obiettivo di ricostruire l'inventario completo e chiarire la titolarità dei beni. Di diverso avviso è però l'Eni, che invece rivendica la proprietà delle opere sostenendo che rientrino nel patrimonio aziendale. Il nodo della controversia, quindi, riguarda proprio l'origine e la natura di questi beni: sarà il tribunale ora a stabilire se si tratta di eredità familiare oppure di beni acquisiti, a vario titolo, dalla società nel corso degli anni.