Tra post e dichiarazioni continua il duello a distanza tra il leader di Italia Viva Matteo Renzi e Andrea Orlando. Il vicesegretario del Pd durante la festa nazionale di Dems aveva accusato Renzi di compromettere la stabilità del governo con i suoi continui ultimatum. "Non è che se un ultimatum lo lanci dal Papeete – aveva detto Orlando – è peggio che se lo lanci dalla Leopolda: gli ultimatum non vanno lanciati, perché sennò si sfascia tutto. Qui in gioco c'è la tenuta della democrazia liberale in questo paese". L'ex ministro della Giustizia si riferiva alle dichiarazioni di Matteo Renzi pronunciate ieri durante la trasmissione "Mezz'ora in più" in cui l'ex premier aveva consigliato a Conte di riferire al Copasir in merito alla vicenda del Russiagate per fare chiarezza sull'incontro tra gli 007 italiani e il Procuratore generale USA William Barr.

Il paragone con Matteo Salvini non dev'essere piaciuto all'ex premier che infatti aveva replicato alle parole di Orlando: "Sono d'accordo, gli ultimatum non vanno lanciati, io ho solo detto di non aumentare le tasse. Orlando però mette sullo stesso piano il Papeete e la Leopolda, di fatto sta dicendo che io Salvini siamo la stessa cosa, stiamo sullo stesso piano" e poi si era giustificato dagli attacchi di voler destabilizzare il governo dicendo: "Se questo esecutivo l'ho fatto fare un mese fa, non posso destabilizzarlo adesso, sarebbe schizofrenia".

Lo scontro sembrava essersi concluso, ma stamattina Matteo Renzi è tornato sulla vicenda: "Continuano ad attaccare me, ma non si rendono conto che fanno come sempre la guerra al Matteo sbagliato". E poi tramite un comunicato diffuso dal suo sito personale in cui sembra allargare il tiro a tutto il Pd sostenendo che le ragioni della separazione "consensuale" – così la definisce Renzi – tra il suo partito e il Pd trovino le loro ragioni proprio nel continuo paragone tra lui e Matteo Salvini. "Auguri a chi rimane in un PD che pensa che i due Matteo siano la stessa cosa, che Leopolda e Papeete siano la stessa cosa" aveva poi concluso.

Sempre nel comunicato si sostiene che il populismo avrebbe provocato un danno strutturale alla politica italiana perché, come si legge: "Lanci un’idea e ti accusano di aver lanciato un ultimatum. Discuti nel merito e ti accusano di voler far polemica. Il populismo vuole ridurre tutto a una gara a chi è più simpatico: ma la politica dovrebbe misurare la serietà, non la simpatia", e ancora: "Fanno intere trasmissioni sul mio carattere. Io ho rinunciato da tempo a voler “fare il simpatico”. Ma non rinuncio alla politica"