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Quando aumenteranno di nuovo diesel e benzina e cosa può fare il governo per evitarlo (spoiler: poco)

Fino al 6 agosto, resta in vigore il taglio delle accise sul gasolio. Dal giorno dopo i prezzi risaliranno, a meno che il governo non intervenga con un nuovo provvedimento che al momento non è all’ordine del giorno. Il problema è che gli aumenti dipendono in buona parte dalla situazione internazionale e tenerli bassi tagliando le accise costa moltissimo.
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A cura di Luca Pons
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La prossima settimana il governo dovrà tornare a occuparsi del costo del carburante, che molto probabilmente salirà. Il prezzo del gasolio ad oggi è ribassato grazie a una riduzione delle accise, varata meno di una settimana fa, che però ha avuto effetti più limitati di quanto si sperasse. L'attuale taglio delle accise riguarda solo il diesel, con uno sconto di 17 centesimi che resterà in vigore fino al 6 agosto. Dal giorno dopo, venerdì 7 agosto, la riduzione non ci sarà più a meno che il governo non decida di intervenire.

Sulla carta, l'appuntamento era già fissato. Martedì 4 agosto, in Consiglio dei ministri, l'esecutivo avrebbe dovuto valutare la situazione dei prezzi e decidere come muoversi. Potrebbe ancora andare così, ma nel frattempo è stato diramato l'ordine del giorno del pre-Consiglio dei ministri, che si svolgerà il 3 agosto; è la riunione in cui si valutano le varie misure da approvare il giorno dopo, e nel programma non c'è traccia di una misura sulle accise. Perciò, per quanto ne sappiamo oggi, il 7 agosto le accise potrebbero tornare al livello della settimana scorsa. Il problema per il governo è che il prezzo del petrolio, in ogni caso, non segue la politica italiana. E provare a influenzarlo con tagli delle accise importanti ha un costo altissimo.

Quanto costano benzina e gasolio oggi e quanto sono aumentati

Lunedì 27 luglio i cartelloni dei distributori – secondo i dati medi nazionali riportati dal ministero delle Imprese – recitavano: benzina, 1,982 euro al litro; gasolio, 2,185 euro al litro. Quel pomeriggio, il governo Meloni si è riunito e ha varato un taglio delle accise da 17 centesimi fino al 6 agosto. Un taglio particolare, sia per la durata limitata, sia perché riguardava solo il diesel. L'obiettivo era riportare ‘in pari' i prezzi dei due carburanti, sperando di riuscire a tenerli poco sotto o poco sopra la soglia dei due euro.

Il calo si è fatto sentire martedì, mercoledì e giovedì. Da venerdì, però, i prezzi alla pompa hanno ripreso a salire. Oggi, sabato 1° agosto, la media ministeriale è questa: benzina, 1,998 euro al litro; gasolio, 2092 euro al litro. Insomma, da una parte la verde ha continuato ad aumentare ed è ormai praticamente arrivata ai due euro al litro. Dall'altra, lo sconto di 17 centesimi sul gasolio a meno di una settimana di distanza ha portato a un prezzo più basso di appena 9 centesimi. Prezzo che, con tutta probabilità, continuerà a salire anche nei prossimi giorni a prescindere dalle accise.

Cosa può fare il governo Meloni: taglierà di nuovo le accise?

Si potrebbe pensare che al governo basti rinnovare il taglio delle accise, magari questa volta più generoso. Ma non è così semplice. Ridurre le accise solo sul diesel, e solo per dieci giorni, è costato allo Stato 125 milioni di euro. Tra marzo e inizio luglio, il governo ha speso circa due miliardi di euro per provare a tenere più bassi i prezzi dei carburanti.

Si tratta di misure costosissime, insomma. E che sono state a più riprese da economisti esperti perché, in realtà, sono inique. Basta pensarci: tutti quando fanno il pieno pagano lo stesso prezzo, sia i più ricchi sia i più poveri. In media, peraltro, chi è più benestante consuma più carburante. Quindi a guadagnarci di più, quando si tagliano le accise, sono le famiglie che hanno meno problemi economici.

La pressione politica, però, è troppo forte. Se il prezzo di benzina e gasolio sale tutti, dalle associazioni dei consumatori alle opposizioni (qualunque parte politica sia di turno all'opposizione), chiedono di abbassare le accise. Perciò, quando il governo Meloni si riunirà in Consiglio dei ministri, il 4 agosto, potrebbe decidere di rinnovare un taglio delle imposte sui carburanti, anche se al momento non è previsto all'ordine del giorno.

I soldi a disposizione per farlo saranno quelli del cosiddetto extragettito Iva di luglio. Dato che benzina e diesel costano di più, i venditori hanno incassato di più e hanno versato più Iva allo Stato: il governo può usare quella ‘extra' rispetto al normale, dovuta all'aumento straordinario dei costi, per un taglio delle accise.

Il problema è che, come ormai è chiaro a chiunque, non è il governo a fare il prezzo dei carburanti. Lo dimostra bene l'ultimo taglio, che è costato moltissimo e alla fine ha portato, nel giro di pochi giorni, ad avere un prezzo più basso di appena 9 centesimi. A pesare più delle accise sono le fonti di approvvigionamento da cui compriamo il petrolio, i costi per il trasporto e la lavorazione, e anche il prezzo del petrolio stesso. Prezzo che è influenzato fortemente dalla situazione internazionale, specialmente in aree come il cosiddetto Medio Oriente, dove la guerra in Iran è lontanissima da una conclusione.

Le alternative del governo e i piani per il futuro

Ci sono anche delle alternative al taglio delle accise, anche se non è ancora chiaro come intenda muoversi il governo Meloni. Se l'esecutivo facesse la scelta di lasciar risalire i prezzi senza più ridurre le tasse – una scelta, come detto, politicamente complicata – potrebbe investire gli stessi soldi su altre misure. Si era parlato, per esempio, di un bonus benzina da 100 euro rivolto alle famiglie beneficiarie della carta Dedicata a te. Quella misura al momento è stata messa da parte, ma non si può escludere che torni sul tavolo.

Dopo l'estate la situazione sarà diversa. Il Parlamento tra settembre e ottobre dovrebbe votare per approvare la richiesta del governo di uno scostamento di bilancio. Ovvero, la possibilità di spendere più soldi a debito di quanto si fosse previsto a inizio anno. L'importo da spendere appositamente per la crisi energetica dovrebbe essere pari allo 0,6% del Pil, quindi 13-14 miliardi di euroda spendere, attenzione, nei prossimi tre anni. Soldi che non dovrebbero usati per misure a breve termine come un taglio temporaneo delle accise, ma piuttosto per investimenti di lungo periodo in grado di migliorare la resistenza dell'Italia agli shock energetici e abbassare il costo dell'energia. Sarà, però, anche la stagione della legge di bilancio. L'ultima manovra prima delle elezioni politiche. Resta da vedere, quindi, come il governo Meloni terrà insieme tutte le esigenze che si troverà davanti.

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