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Avrei voluto usare la puntata di TUFO per ringraziarti della splendida serata al PESSOA Luna Park parlando di Luciano De Crescenzo.
Lo farò un altro giorno; oggi la cronaca incombe.

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Quando tutto trema

Vabbè, ieri effettivamente ho avuto paura.
Ero al telefono per un'intervista, il mio interlocutore era una persona alla guida. Ad un certo punto, ero al centro della stanza, ho visto le luci sfarfallare, segno inequivocabile di un terremoto. E ho sentito quel silenzio.

Ora tu dici: ma che significa? Metà del mio sangue è irpino, io il terremoto ce l’ho ben chiaro. C’è quel rumore, il cigolio del mondo, vedi le cose oscillare in maniera strana e poi c’è quel silenzio subito dopo. La persona al telefono con me ha sbandato ed è finito nell’altra corsia, pensava fossero esplosi gli pneumatici. Sbraita. Io urlo. Nessuno dei due sa perché. Sembriamo scemi

Faccio cose in automatico: apro subito la porta di casa, fondamentale avere una via di fuga.

Ci sono complessità; gli animali domestici, ad esempio, scappano e si nascondono. Nel palazzo ci sono persone che non si muovono autonomamente: andare a vedere o scappare nell’androne per istinto di sopravvivenza?

Dopo la scossa 4.7, la più forte di cui abbiamo memoria nel bradisismo, verificare i danni guardandosi intorno. Io lo scrivo ma è questione di secondi. Avere la consapevolezza che dopo una scossa forte ne seguiranno altre, avere la certezza che i danni si scoprono lentamente.

 I terremoti sono il punto e virgola di madre Natura nell’ordine naturale delle cose.

Pausa e poi riprende a scorrere tutto, guardandosi intorno. Antifurti di case e auto, se manca la luce è peggio, senti bambini piangere e urla di persone. Ieri faceva caldissimo, non c’entra niente ma è  un’altra complessità.

I giornalisti hanno la scarica di adrenalina dell’andare a vedere le cose, di scriverne, di capire. Domanda: meglio andare a documentare o salvarsi il culo, eventualmente? Non ho mai avuto una risposta e sono trent’anni di lavoro ormai.

Della situazione bradisismica sappiamo tutto. Dei rischi sappiamo tutto. Della caldera vulcanica sappiamo tutto. Giochiamo a dadi con la Natura o con Dio, vedete voi? Vorrei pure però capire come spostare un pezzo d’Italia da un momento all’altro, ad ogni scossa. Chiaro che non si può.

Mi credi? Non sono queste le cose che mi hanno fatto davvero paura. 

A me del terremoto bradisismico spaventa soprattutto una cosa: possiamo essere nella stessa città e percepirlo in maniera totalmente differente. Ieri in migliaia erano al Lungomare per la festa dei cento anni del Calcio Napoli.
Non hanno colpe: molti hanno saputo del terremoto dalle notifiche sul cellulare, non lo hanno manco avvertito, immersi com'erano nel casino; la festa è andata avanti bella e spettacolare, con le torce, le bandiere e i cori mentre a pochi chilometri macerie, danni e feriti.

Ma non è terrificante e al tempo stesso – capisci il termine, non è una provocazione – affascinante?

Io ne ho avuto paura perché in una città come Napoli, in una zona iper popolata come quella dei Campi Flegrei, è complicatissimo “dirigere” la popolazione in caso di pericolo. Forse impossibile.

Del terremoto sappiamo tutto: perché arriva, cosa determina, come si fa a proteggersi per quel che si può. Sono le dinamiche della folla a cambiare ad ogni momento, legate a contingenze, eventi, perfino alla situazione meteo (la sera d’estate c’è più gente in strada).

Qualche tempo fa io e Andrea Moccia di Geopop decidemmo di fare un video sui Campi Flegrei per spiegare, senza paura, ma pure senza bugie consolatorie, cosa significhi vivere in quest’area. Ricordo che il video uscì poco dopo un documentario della tv Svizzera che fece scalpore per i toni allarmistici che usò.

E ora bisogna cominciare tutto daccapo: spiegare, chiarire, tranquillizzare ma non minimizzare i rischi forti che ci sono. Qualcuno dirà: «Ci affidiamo a Dio». Altri si affideranno al Fato.

Siamo un popolo che gioca a dadi con la Natura.
L’obiettivo non è vincere, è prendere tempo.


«Sotto il cielo più puro, il terreno più infido»​​​​​​
Johann Wolfgang von Goethe – Viaggio in Italia​

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Napoli è oggi la città italiana più discussa al mondo, sospesa tra una rinascita straordinaria e i timori di chi ci vive ogni giorno. L'attesa della Coppa America, il nuovo volto di Bagnoli e le migliaia di turisti che la celebrano e l'affollano convivono con la gentrificazione, il degrado delle periferie, il caro-vita e il lavoro in nero. TUFO, la newsletter di Fanpage, nasce per ascoltare il battito profondo della città, oltre la frenesia della cronaca quotidiana. Ogni giovedì nella tua casella di posta, per fare comunità con chi Napoli la abita o la visita. Perché amare una città significa anche raccontarne le contraddizioni, senza nasconderle.

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