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La newsletter di Fanpage per capire Napoli oltre la cronaca

Segna: giovedì 30 luglio, ore 21, fossato di Castel Sant'Elmo (al Vomero, a San Martino, oh!). PESSOA LUNA PARK. Devi solo venire e rilassarti un po' in uno dei posti più belli di Napoli, cioè di tutto il mondo.
A breve ti spiego cosa facciamo.
Storia di chi se n'è dovuto andare e di chi è potuto tornare
Qualche giorno fa ero in Regione per la presentazione del nuovo direttore del museo di arte contemporanea MADRE di Napoli. Lui ha una storia bella, si chiama Eugenio Viola, è mio coetaneo (fine anni Settanta), è di Scampia ma per fare il suo lavoro, il curatore d’arte, è andato via dalla città: prima Australia, poi per quasi otto anni in Colombia. Quando ha preso la parola e inevitabilmente ha affrontato il tema «tornare a Napoli» gli sono venuti gli occhi lucidi e il groppo in gola.
«Restare, andare via, tornare» è un tema che tocca molto anche me.
Forse perché ad un certo punto mi è successo di dover decidere cosa fare.
Forse perché sono tra quelli che quando il pilota dell’aereo dice: «Se siete in vacanza benvenuti a Napoli, altrimenti vi dico bentornati a casa» mi emoziono e godo della gioia negli occhi di chi torna a casa sua.
Magari sono persone che hanno atteso un anno intero per mettere quei soldi da parte.
TUFO la leggono i napoletani che vivono qui, chi vive altrove e chi semplicemente è interessato ai fatti della città.
C’è una domanda che le persone pongono frequentemente, per me è argomento di discussione quasi quotidiano:
Napoli sta cambiando o ci stiamo solo illudendo?
È il quesito più difficile cui rispondere, oggi.
Mettiamo in fila gli ultimi anni come un film che scorre a 3x?
Gomorra, il dialetto napoletano su Netflix e ne parla tutto il mondo, ‘o pallone, due scudetti, l’entusiasmo, la Coppa America di Vela a casa nostra, rifanno Bagnoli, vogliono rifare lo stadio. E poi le serie tv, i film, le canzoni, i turisti, il largo Maradona, migliaia di persone mmiez ‘a via da aprile a Natale, i rioni del centro storico che non sono più solo camorra e paura: tutti parlano di Napoli, tutti amano Napoli, tutti discutono di Napoli.
A noi che ci resta? La soddisfazione, la gioia, sicuramente. Qualcosa sicuramente è migliorata: se c’è gente ci sono investimenti, se si è in grado di inventarsi qualcosa oggi Napoli offre delle opportunità.
Qualcosa è migliorata, sì. Ma non per tutti.
Proprio questa settimana tre studi, usciti uno dietro l’altro, letti insieme, raccontano la stessa storia: a Napoli si nasce, molti vanno via, chi resta non se la passa poi così bene.
Partiamo dai numeri della CGIA di Mestre. Negli ultimi dieci anni la provincia di Napoli ha perso 87.643 giovani tra i 15 e i 34 anni, il -11,2%. È la perdita assoluta più pesante d'Italia: nessun altro territorio nazionale ha visto sparire così tante persone in età da lavoro. La Campania nel suo complesso ne ha persi 178.190 (-12,3%). Salerno segna -14,5%, Avellino -17%, Benevento -16,5%, Caserta -10,1%. Non c'è provincia campana che regga. Nello stesso decennio Milano ne ha guadagnati 65.334. Oh bada bene: anche Milano c’ha bei problemi: la gente non riesce a viverci, costa tutto troppo caro.
Ma pure chi qui ci resta, la casa non la compra. O comunque trova difficoltà. Idealista mette Napoli ultima tra i grandi capoluoghi metropolitani: solo il 42% delle case adatte a una famiglia, quelle da almeno tre locali, è alla portata di chi ha un reddito medio. La media nazionale è 71%. Genova sta all'87%, Torino al 78%, Palermo al 77%, Bari al 73%. Perfino Milano, con i prezzi che ha, arriva al 46%. L'Ufficio Studi di idealista sostiene che a Napoli si piange due volte: prezzi in forte crescita e redditi tra i più bassi d'Italia.
E il lavoro, questa famigerata ristorazione figlia del turismo di massa, che dovrebbe compensare? L'Osservatorio Restworld, su oltre 6.100 offerte, certifica che la Campania è la regione peggio pagata d'Italia nella ristorazione: 1.500 euro netti mensili di mediana, contro i 1.700 nazionali. La crescita c'è, +2,5% in un anno: 37 euro. Il 46% delle posizioni è stagionale (31% la media italiana) e il 79% prevede la settimana da sei giorni, contro il 65% nazionale. Napoli è tra le città che pubblicano più annunci. Il boom della ristorazione napoletana esiste, ed è il motore economico più citato dagli assessori. Solo che si regge su chi lavora sei giorni su sette per 1.500 euro, spesso tre mesi l'anno. Come lo chiami tu? Io sfruttamento.
Non farò l’errore di affidare a tre studi l’intera lettura di una città.
Sono convinto che ad oggi non vi sia una risposta alla domanda: «Come se la passa Napoli?» che accontenti tutti. E al tempo stesso sono convinto che dobbiamo continuare a parlarne. Ne parliamo attraverso le notizie, l’ascolto e le testimonianze di chi questa città la abita o la vive, a vario titolo.
È l’unico modo che conosco per ragionare.
Il giorno in cui smetteremo di parlarne sarà quello in cui dovremo iniziare a preoccuparci.

La capsula del tempo che fa
Fino a qualche anno fa la Regione promuoveva un servizio di infomobilità dal nome “Muoversi in Campania”, gestito da ACaMIR una delle millemila agenzie regionali. Il servizio lo hanno cancellato, su Youtube però sono rimasti centinaia di video delle previsioni del tempo in Campania di anni fa. Sono una perfetta capsula del tempo: vai a vedere le temperature di allora e quelle di oggi…
vaco overo, sissignore!
vaco overo addo' gia' so
tanto ‘o munno e' traditore
chiudo a casa o moro mo'…
24 Grana – Kanzone su Londra