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De Luca vuole riempire i CPR con la squadretta di vigili di Salerno

Il Partito Democratico fa finta di non vedere cosa fa Vincenzo De Luca a Salerno. L'ex presidente della Regione Campania oggi si produce in sproloqui sulla sanità locale come se non avesse governato lui per un decennio. E fin qui è nel personaggio. Ma ciò che sta facendo da sindaco merita una riflessione.

De Luca ha già capito che con la resistibile ascesa del Vannaccismo il tema sicurezza/maranza/migranti nel 2027 sarà dominante.
Una manna dal cielo per il sindaco-sceriffo che a 77 anni suonati ha trovato un nuovo frame narrativo: la squadretta di vigili urbani che punisce i cattivoni e rimpatria gli immigrati.

Si chiama NOS, Nucleo Operativo Sicurezza, e già la sigla che ammicca al NOCS della Polizia di Stato, dice tutto sull'operazione narrativa. Una ventina di vigili urbani tra ufficiali e agenti, coordinati direttamente dal sindaco, auto civetta e auto d'istituto, copertura h24. Il tutto approvato all'unanimità dalla giunta salernitana il 12 giugno e reso immediatamente esecutivo, con quell'urgenza che negli atti di De Luca non manca mai.

Ma è leggendo l'elenco dei compiti che il quadro si compone e capite il perché del mio sconcerto. La delibera non parla genericamente di sicurezza: tratteggia un quadro su chi siano i presunti nemici del decoro salernitano.

Il contrasto ai «guardiamacchine abusivi», con «mappatura, sequestro amministrativo dei proventi illeciti e contestuale ordine di allontanamento dai siti sensibili». L'accattonaggio, da reprimere anche con «servizi mirati in abiti civili», ovvero vigili in borghese (ecco a voi gli agenti provocatori dei poveracci)  per arrivare al DASPO urbano e alla proposta di Foglio di Via Obbligatorio.

Lo sai, no, di che si tratta: la Municipale che va a caccia di quelli con una canna in mano o di chi sta col culo sull'erba del parco anziché sulla panchina. Guardiamo questo per non vedere una città, Salerno, mangiucchiata dalla speculazione edilizia, con piazze che sono distese di cemento e locali che odorano di riciclaggio. Ma non voglio fare il benaltrista. Del resto se lo sono scelti i salernitani.

È su un altro tema che mi vorrei concentrare.

È il pezzo forte, quello che nessun comunicato del Comune mette nella prima riga ma che sta scritto per esteso nell'atto del NOS: «Identificazione di soggetti presenti sul territorio comunale e contestuale verifica della regolarità del titolo di soggiorno; attivazione […] delle procedure di espulsione o accompagnamento presso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR)».

Una polizia municipale per legge può identificare e segnalare. L'espulsione la decidono Questore e Prefetto. E invece, in puro stile deluchiano, la cosa viene raccontata come se fosse la Municipale ad attivare i rimpatri. La formula che usa è «in sinergia con gli uffici competenti» una supercazzola burocratica che serve a rendere legittimo sulla carta ciò che sul piano della comunicazione è puro messaggio politico.

Soffermiamoci sui CPR. In Campania non ce ne sono ancora ma Meloni li vuole anche qui. I più vicini al momento sono Palazzo San Gervasio a Potenza, in Basilicata e quello di Roma, Ponte Galeria.

Il governo ne ha progettato uno a Castel Volturno e l'intera maggioranza di centrosinistra regionale si è scagliata contro questa decisione, dal presidente della Regione Roberto Fico allo stesso Partito Democratico che in Campania è guidato dal figlio del sindaco di Salerno, Piero De Luca.
Ma si sa, quel che fa la destra non lo sa la sinistra, in casa Pd.

Vincenzo De Luca va oltre. I Centri di detenzione per immigrati lui li vuole riempire. Senza che nessuno faccia notare questa enorme schifezza di un sindaco con la tessera Pd.

Ma sapete la cosa che m'ha fatto più schifo? Questo video. L'immigrato che si rivolge al sindaco di Salerno e dice: voglio lavoro, non lavoretti, io ho due mogli e dieci figli.
Mo', non so se stesse esagerando con lo stato di famiglia.
Ma lui che gli risponde: «T’avessa mantené io ’e diece figlie ca è fatto?».
E poi, sprezzante, lo allontana.
È una scena degna di uno spot di Futuro Nazionale.


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Più gente al libro di Piero De Luca che in piazza col campo largo a Napoli

Ieri dalla Regione Campania, dopo una conferenza stampa, sono partiti almeno 5-6 maggiorenti del Pd in direzione Roma. Non erano felicissimi: nella Capitale fa caldo peggio che a Napoli. Però erano stati cooptati: Piero De Luca da almeno dieci giorni ha martellato tutti i martellabili per assicurarsi una nutrita presenza nella Feltrinelli in Galleria Sordi.
Motivo? Ha presentato la sua fatica letteraria, dedicata all'Europa. Un modo per girare l'Italia, ma soprattutto il suo collegio, un po' prima delle Elezioni Politiche.
A battezzare il libro il sindaco di Roma Roberto GualtieriPier Ferdinando Casini e Paolo Gentiloni. Moderava Monica Giandotti, giornalista di Tg2 Post, moglie di Stefano Cappellini, fresco di nomina a direttore di Repubblica.

In prima fila papà Vincenzo De Luca, ma pure il vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, qualche sindaco dell'entroterra napoletano come Antonietta Garzia, prima cittadina di Ercolano (che da ieri sta "ballando").

La cattiveria più divertente l'ha detta un parlamentare Pd non certo deluchiano: «Piero ha portato più gente al suo libro che in piazza del Gesù a Napoli», alludendo al clamoroso flop della manifestazione partenopea del campo largo con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli più Gaetano Manfredi e Roberto Fico dinanzi ad una platea di poche centinaia di persona più la contestazione di Potere al Popolo.


Qualche altra cosa?

Napoli, corso Umberto I
Napoli, corso Umberto I

«Il popolo di Napoli, dove tanta gente non ha niente, è più popolo di un altro»
Charles-Louis De Montesquieu

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