Decreto Autovelox, scattano le nuove regole: cosa cambia per multe e quando si può ancora fare ricorso

Domenica scorsa, è entrato ufficialmente in vigore il decreto Autvelox. Il provvedimento varato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, definisce le nuove regole per l'omologazione dei rilevatori, nel tentativo di mettere ordine a una materia finora confusa e che negli anni ha visto numerosi automobilisti presentare ricorso contro le multe per eccesso di velocità. Tra le novità principali lo spegnimento di più di 800 dispositivi non corrispondenti ai nuovi requisiti di omologazione. Le sanzioni che arriveranno da dispositivi approvati ma non omologati non potranno più essere considerate valide. Vediamo nel dettaglio che cosa cambia per chi guida.
Cosa prevede il decreto Autovelox
Il provvedimento definisce "le caratteristiche, i requisiti e le procedure di omologazione del prototipo, della taratura e delle verifiche di funzionalità dei dispositivi", si legge. Gli obiettivi dunque, sono quelli di stabilire delle regole omogenee e mettere fine al caos sollevato dalla sentenza con cui la Corte di Cassazione aveva stabilito che le multe per eccesso di velocità partite da un autovelox non omologato fossero illegittime. La distinzione tra le due procedure, omologazione e approvazione, aveva aperto la strada a un'ondata di ricorsi da parte degli automobilisti. D'ora in avanti i rilevatori non potranno essere solamente approvati, ma dovranno superare un rigoroso processo di omologazione. Una volta certificati, questi autovelox potranno essere usati per sanzionare chi supera i limiti di velocità.
Per il momento, gli 850 dispositivi non omologati presenti in tutta Italia sono stati disattivati immediatamente. Per tornare operativi dovranno essere sottoposti ai controlli previsti per legge. In caso contrario, resteranno spenti. Continuano invece a rimanere attivi, in quanto conformi alla normativa, circa 3.150 dispositivi.
Come vengono omologati gli autovelox: arriva la patente di affidabilità
Gli autovelox approvati dal Mit dopo il 2017 hanno ottenuto l'omologazione automatica. Quelli precedenti invece, devono superare una serie di controlli. Il nuovo processo previsto dal decreto introduce una "patente di affidabilità" per misurare l'efficienza dei dispositivi. Gli aspetti da considerare includono la capacità di rilevare il passaggio del veicolo, di misurarne l'andatura, di identificare chiaramente la targa e la tipologia del mezzo.
Nello specifico ora l'apparecchio deve essere in grado di: registrare il passaggio del 90% dei veicoli, garantire un'accuratezza pari o superiore al 95% nell'attribuire la velocità al veicolo in moto tale da evitare evitare contestazioni quando due auto viaggiano affiancate, garantire una lettura delle targhe con una precisione del 95% e classificare correttamente il mezzo. Ogni anno l'autovelox sarà sottoposto a verifiche di taratura. Se non le passa, verrà spento. I margini di tolleranza sono piuttosto ristretti. Lo scarto deve stare sotto 3 km/h per velocità fino a 100 km/h; oltre quella soglia, non si può superare il 3%.
Cosa cambia per multe e ricorsi
Come dicevamo, gli autovelox non omologati andranno spenti. Molti sono già stati disattivati. Le multe per eccesso di velocità basate su rilevazioni di dispositivi ritenuti non conformi alla legge sono illegittime. Per capire se la sanzione ricevuta è valida o meno, l'automobilista farà bene a controllare il verbale e consultare il sito del Mit (o in alternativa quello del Comune in cui è stato multato) per verificare se l'apparecchio è in regola. Se non trova informazioni utili potrà richiedere un accesso agli atti. Se dalle verifiche viene fuori che la taratura è scaduta, la sanzione sarà contestabile e il conducente potrà presentare ricorso (al prefetto, entro 60 giorni dalla notifica; al giudice di pace entro 30 giorni).