Autovelox, arriva la “patente di affidabilità”: come cambiano i controlli con i nuovi requisiti di efficienza

L'assegnazione delle multe per eccesso di velocità in Italia si appresta a cambiare marcia. Con l'entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale, l'intero sistema di controllo stradale viene sottoposto a una profonda riorganizzazione. L'obiettivo principale è fare definitiva chiarezza in un settore che negli ultimi anni ha alimentato accesi dibattiti, proteste e una mole impressionante di ricorsi davanti ai Giudici di Pace tra automobilisti e amministrazioni locali. I risvolti pratici sulle strade sono immediati e si traducono in una forte selezione della tecnologia sul campo: una fetta consistente dei dispositivi finora utilizzati (circa 850 unità) dovrà essere temporaneamente spenta in attesa che i costruttori integrino la documentazione necessaria a soddisfare i parametri attuali. Restano invece regolari e attivi oltre tremila strumenti già in linea con gli standard o approvati di recente.
Le nuove verifiche riguarderanno esclusivamente i transiti registrati a partire da oggi, escludendo qualsiasi effetto retroattivo sulle vecchie sanzioni.
Che cos'è la verifica di affidabilità
La vera novità del provvedimento risiede in una serie di criteri matematici pensati per valutare l'efficienza complessiva degli apparecchi, una misura che molti hanno già ribattezzato come una sorta di “patente di affidabilità”.
Per chi non ha familiarità con queste tecnologie, un autovelox moderno non si limita a calcolare la velocità di un mezzo in un dato istante. Il suo lavoro si sviluppa lungo una catena di azioni consecutive: deve rilevare il passaggio del veicolo, misurarne l'andatura, scattare una fotografia nitida, identificare la targa e riconoscere la tipologia del mezzo. Se in passato le verifiche si concentravano quasi solo sul calcolo dei chilometri orari, d'ora in avanti lo strumento otterrà il via libera solo se dimostrerà di saper gestire l'intero processo senza commettere errori di sistema, riducendo drasticamente il rischio di scambi di persona o letture falsate.
I quattro test da superare
Per ottenere l'autorizzazione all'uso, ogni modello di dispositivo dovrà superare severi collaudi sul campo, dimostrando di rispettare quattro precise soglie di efficienza:
- Conteggio dei veicoli: L'apparecchio deve essere in grado di intercettare e registrare il passaggio di almeno 90 mezzi su 100 all'interno del flusso del traffico.
- Abbinamento velocità-auto: È il nodo più delicato, fondamentale per evitare contestazioni quando due auto viaggiano affiancate. Il sistema deve garantire un'accuratezza pari o superiore al 95% nell'attribuire la velocità esattamente al veicolo che ha commesso l'infrazione.
- Lettura delle targhe: La qualità dell'immagine e la capacità del software di tradurre correttamente lettere e numeri non potranno scendere sotto la soglia del 95%.
- Classificazione del mezzo: Poiché i limiti di velocità variano in base alla categoria del veicolo (come nel caso dei mezzi pesanti), l'autovelox dovrà riconoscere autonomamente il tipo di mezzo in almeno 90 casi su 100.
I margini d'errore e la gestione della privacy
Il testo fissa anche i limiti di tolleranza ammessi nei collaudi di laboratorio rispetto a uno strumento campione. Sotto i 100 km/h lo scarto massimo della misurazione non potrà superare i 3 km/h, mentre al di sopra di tale soglia il limite tecnico si attesta sul 3%. Questa precisione serve a garantire la qualità costruttiva del dispositivo alla radice e non va confusa con la classica tolleranza del 5% che il Codice della Strada continua ad applicare sul verbale a favore del cittadino.
Infine, un occhio di riguardo viene riservato alla tutela della riservatezza. Il provvedimento impone l'obbligo di adottare software in grado di oscurare in modo automatico e irreversibile i volti di guidatore e passeggeri nei casi di ripresa frontale. Nei documenti ufficiali l'unico elemento visibile dovrà rimanere la targa, bilanciando così l'esigenza dei controlli con il diritto alla privacy delle persone a bordo.