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Diritti LGBTQI+

Direttiva Vittime, l’Italia dovrà dire sì al ddl Zan: cosa cambia con le nuove regole europee

L’Italia avrà due anni per recepire la direttiva Ue che rafforza l’assistenza legale e la protezione delle persone vulnerabili. Tra le novità anche il riconoscimento di esigenze specifiche per le vittime di reati motivati da orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Zingaretti: “Il governo dica sì entro la fine della legislatura”.
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L'Italia ha due anni di tempo per mettersi al lavoro, pena l'avvio della procedura di infrazione da parte di Bruxelles. Dopo l'approvazione, con 440 voti favorevoli, della direttiva Vittime, il Paese dovrà impegnarsi per recepire le nuove norme comunitarie che tutelano le vittime di reato. Tra le categorie che il provvedimento dell'Unione europea prende in considerazione ci sono anche coloro che subiscono discriminazioni sulla base del proprio sesso, orientamento sessuale e identità di genere.

È proprio questa specifica che obbliga l'Italia a far rientrare dalla finestra una parte del disegno di legge Zan contro l'omolesbobitransfobia, affossato dal Senato nel 2021. Il Paese si sarebbe potuto far trovare già pronto, ma il dibattito parlamentare ha bloccato definitivamente il testo e l'attuale maggioranza ora dovrà fare i conti con quelle disposizioni che cinque anni fa aveva osteggiato in aula.

Come i partiti italiani hanno votato in Ue sulla direttiva Vittime

Il testo è stato approvato dall'Eurocamera con una larga maggioranza: 440 voti a favore a fronte di 49 contrari e 84 astenuti. Il voto è arrivato dopo due anni di lavoro tra le varie forze politiche e aggiorna le norme già presenti all'interno dell'Unione sul tema. Per quanto riguarda gli eurodeputati dei partiti italiani, le delegazioni di Fratelli d'Italia e Lega hanno scelto di astenersi, mentre i rappresentanti di Forza Italia si sono spaccati: tre a favore, un astenuto e un contrario. Le forze di opposizione, invece, hanno votato a favore: Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Azione hanno detto sì alla direttiva.

Per Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo, il voto dell'Eurocamera ha rappresentato "un salto in avanti di civiltà, che crea le condizioni, all'interno del percorso giudiziario, perché una vittima che ha subito un reato, senza nessuna colpa, sia più facilitata nello sporgere denuncia", spiega a Fanpage.it. Secondo l'ex presidente della Regione Lazio, "se c'è una predisposizione alla denuncia, c'è anche un disincentivo a commettere reati".

Zingaretti a Fanpage.it: "Recepire direttiva entro fine legislatura"

Ora l'Italia avrà due anni di tempo per fare i conti con le nuove regole imposte dall'Ue e recepire il testo all'interno del proprio ordinamento. Se il Paese non rispetterà i limiti imposti da Bruxelles, la Commissione europea dovrà adottare dei provvedimenti contro l'Italia. In particolare si rischia una procedura di infrazione, che potrebbe verificarsi anche se la direttiva non dovesse essere recepita correttamente. Zingaretti si augura "che ci sia un ripensamento e che prima della fine della legislatura la direttiva venga recepita". La scissione interna alle forze di governo sul voto nell'aula del Parlamento Ue, però, non fa sembrare ben disposti questi partiti al recepimento entro la fine del mandato del governo Meloni.

Secondo l'eurodeputato dem, infatti, "il centrodestra italiano è nel pieno di una fase regressiva, perché Vannacci ha spostato l'asse e la competizione verso limiti che sembravano inimmaginabili". "Le parole diritti e libertà vengono storpiate per negare le libertà e per limitare i diritti di altri sulla base di una sorta di supremazia di un modello", conclude Zingaretti.

Cosa prevede la direttiva Vittime approvata dal Parlamento Ue

Le nuove tutele riguardano il rafforzamento dei diritti delle vittime di reato in sede di procedimenti penali, a partire dalla tutela legale delle persone prive di mezzi sufficienti, a cui verrà garantito anche specifico supporto emotivo nei tribunali e la possibilità di essere ascoltate al di fuori dell'aula, senza rischiare un contatto con l'autore del reato. A questo si affianca anche il divieto di divulgazione dei dati personali della vittima alla persona accusata, con lo scopo di evitare possibili ritorsioni o intimidazioni. Il testo prevede anche l'integrazione di nuovi strumenti digitali, tra cui la nascita di una nuova linea telefonica di supporto, disponibile sia online che al numero 116006. Inoltre, prevede la possibilità di denunciare i reati attraverso una piattaforma digitale e un'applicazione, che permetterà anche agli anziani, alle persone con disabilità e ai cittadini di Paesi terzi ospitati in strutture per l'immigrazione, come centri d'accoglienza o centri per il rimpatrio, di accedere più facilmente all'assistenza per le vittime e denunciare i reati subiti. Viene inserito il diritto all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva per le vittime di violenza sessuale, tra cui il diritto a un aborto sicuro alle donne che subiscono uno stupro. Infine vengono rafforzati gli standard di protezione e sostegno per i minori, garantendo un approccio a misura di bambino e adeguato all’età.

Direttiva Vittime e ddl Zan: cosa il disegno di legge prevedeva già nel 2021

Il nuovo testo aggiornato con il favore dell'Europarlamento chiede agli Stati membri di "individuare i soggetti che hanno bisogno di assistenza speciale in modo da fornire loro sostegno mirato, come un sostegno psicologico". Per farlo, i Paesi devono impegnarsi a fornire una valutazione individuale del soggetto vittima di reato, tenendo conto delle sue caratteristiche personali e dei possibili fattori di discriminazione che lo riguardano: "come il genere, compresa l'identità di genere, la disabilità e l'orientamento sessuale".

È proprio questa specifica che richiama un compito che l'Italia avrebbe già potuto assolvere approvando il ddl Zan nel 2021. Il testo presentato dall'allora deputato del Partito democratico, Alessandro Zan, prevedeva di modificare l'articolo 90-quater del codice di procedura penale italiano. L'articolo 6 del disegno di legge contro l'omolesbobitransfobia prevedeva di inserire le vittime di reati motivati da sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità all'elenco tra le persone in condizione di particolare vulnerabilità. Proprio a chi si trova in questa condizione il diritto processuale garantisce tutele simili a quelle previste dalla direttiva Ue: colloqui in ambienti protetti, la possibilità di evitare contatti visivi con l'aggressore nel corso delle udienze, assistenza psicologica per la vittima e il minor numero possibile di apparizioni in aula.

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