Escalation in Cisgiordania, coloni in marcia tra feriti e case requisite: “Sono qui per vendicarsi”

Sono arrivati presto stamane i coloni a Tell, nei pressi di Nablus. È qui che una settimana fa un’incursione è terminata in un vero e proprio scontro a fuoco che ha causato la morte di quattro palestinesi e due israeliani.
Oggi sono tornati: “vogliono vendetta”, dice Omar un giovane di Tell. “Un gruppo numeroso di coloni è venuto stamattina nei pressi del villaggio. Hanno iniziato a camminare dal posto di blocco nella zona di Al-Muraba'a verso un'area chiamata ‘Ain Al-Fawwar, sulla strada per i villaggi di ‘Iraq Burin e Tell e che conduce alla città di Nablus”, spiega a Fanpage.it il giovane, “successivamente, si sono diretti verso la zona di Al-‘Amdan, un'area residenziale situata sulle terre del villaggio di Tell, per poi proseguire verso le zone di ‘Ain Al-Mizrab e ‘Ain Al-Gharbiyya, quest'ultima una zona agricola ricca di sorgenti d'acqua. In seguito, si sono mossi verso la zona di Al-Juneid, un'area residenziale situata nei pressi del centro di Nablus, continuando poi verso la zona di Beit Wazan e infine verso l'ingresso del villaggio di Surra, dove l'esercito israeliano ha impedito loro di entrare, costringendoli a proseguire in direzione del rispettivo checkpoint. L'obiettivo è fare dei tour per trovare nuovi posti da colonizzare".
Undici sono fino ad adesso i palestinesi feriti durante la marcia di stamattina, mentre continuano ad essere costruiti nuovi outposts in tutta la zona di Nablus. Da venerdì scorso, infatti, i coloni non si sono fermati e con la scorta dell’esercito stanno ampliando la loro sfera di controllo nelle campagne del nord della Cisgiordania.
“Due giorni fa, l'esercito israeliano ha evacuato quattro case a Tell e le ha trasformate in caserme militari fino a nuovo ordine”, spiega ancora il giovane, “da venerdì è in corso un’operazione militare nel villaggio; i soldati entrano di tanto in tanto per condurre pattugliamenti e arresti ed è stato imposto il coprifuoco all'interno del villaggio. Hanno arrestato più di 80 cittadini, la maggior parte è stata rilasciata ma alcuni sono ancora detenuti, tra cui Hussein, il padre di Ibrahim e Jawad, uccisi venerdì, e il figlio Ali, rimasto ferito nell'incidente”.
Secondo le testimonianze, nei giorni scorsi i coloni sarebbero entrati anche in zone residenziali densamente popolate vicine al centro di Nablus, mentre oggi è stato profanato il sito archeologico di Khirbet Abu al-Awf, a nord di Ramallah.
Al di là del muro di separazione della Cisgiordania, invece, un piccolo gruppo di cittadini israeliani e attivisti internazionali protesta contro la violenza dei coloni. Siamo di fronte agli uffici della Procura a Gerusalemme, qualche decina di manifestanti tengono alti dei cartelli che recitano “Palestinian Lives matter”, “justice for Awdah”. Si riferiscono all’uccisione a sangue freddo di Awdah Hathaleen, attivista palestinese di Umm Al Khair, freddato un anno fa dal colono israliano Yinon Levi. Gran parte della famiglia di Awdah è stata arrestata subito dopo la sua uccisione, mentre chi l’ha ucciso è ancora libero.

“Siamo una minoranza nel Paese”, commenta Idit, sessant’anni e un cartello che recita “End the occupation”. “Questo è il minimo che possiamo fare, non ha tanto impatto ma dire che noi non ci stiamo, che una parte della società non ci sta è il minimo che possiamo fare. Spero che questo governo non venga rieletto ma temo che anche un governo differente non sarà in grado di fermare l’occupazione. Abbiamo bisogno di prese di posizione da parte della comunità internazionale”, continua la donna.
Mentre parla, un giovane le si avvicina, ha combattuto a Gaza dice e sostiene con fermezza che i palestinesi siano tutti terroristi. “Se è stato ammazzato”, commenta riferendosi ad Awdah, “vuol dire che ha fatto qualcosa”.
“Purtroppo questo pensiero rappresenta la maggioranza del popolo israeliano, la maggior parte pensa che i palestinesi siano terroristi”, continua Idit, “siamo una minoranza in un paese che ce l’ha con noi, che vede nella gente di sinistra un nemico, che ci percepisce come traditori”.

Poco dopo un gruppo di ragazze e di ragazzi molto giovani arrivano a contestare la manifestazione, finché non interviene la polizia. Perché mentre la Cisgiordania soffoca sempre di più sotto quella che sembra una repentina escalation della violenza dei coloni e dell’occupazione militare, nella società israeliana il nemico è chi chiede pace e giustizia.