Guerra tra Iran, Usa e Israele

Ultimatum dell’Iran a Trump su Hormuz: 6 condizioni per riaprire lo Stretto, e Netanyahu rifiuta ogni concessione

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Trump il 3 agosto nello Studio Ovale
Trump è stretto nella morsa di Iran e Israele. Teheran pone sei condizioni per riaprire Hormuz, mentre Netanyahu rifiuta di fare concessioni al suo alleato e conferma l’offensiva contro Gaza.

Trump in queste ore è stretto nella morsa inedita creata da Israele e Iran. Questi due storici nemici giurati hanno entrambi dichiarato di non voler cedere alle condizioni del presidente degli Stati Uniti. Netanyahu sul Board of Peace per Gaza da una parte, e il governo di Teheran dall'altra tengono così in scacco Trump come mai era accaduto prima.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane pongono pesanti condizioni sullo Stretto di Hormuz, diventato ormai il vero nodo da sciogliere per permettere il prosieguo delle trattative per la tregua. Nelle stesse ore, però, anche tra i suoi alleati, Trump sta trovando muri e condizioni che impediscono la realizzazione della pace da tempo annunciata. Il primo ministro Benjamin Netanyahu infatti ha ribadito che difenderà le posizioni di Israele anche "contro i suoi migliori amici, se necessario".

Le sei condizioni di Teheran

L'Iran vuole decidere tutto ciò che riguarda lo Stretto di Hormuz, la via marittima per la quale transita buona parte del commercio globale di carburanti. La gestione di questa rotta commerciale è da sempre al centro delle trattative tra Iran e Usa, ed è uno dei temi più presenti all'interno del memorandum sottoscritto dai due paesi a giugno.

Hormuz interessa direttamente i paesi del Golfo Persico, dove gli Usa hanno una parte consistente dei loro alleati nella regione, a cominciare dal potente e controverso erede al trono dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman. Quest'ultimo si è speso recentemente con Trump per chiedere che venga attuata la pace a tutti i costi. Il presidente aveva risposto in maniera positiva annunciando una tregua imminente, invece una nave emiratina ieri è stata colpita da un drone mentre navigava su Hormuz.

Gli ultimatum di Trump continuano a non essere mai seguiti dai fatti e, anzi, puntuali arrivano le smentite da parte di Teheran. All'indomani dell'annuncio di una nuova tregua, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohammad Baqer, ha elencato le sei condizioni necessarie per la riapertura dello Stretto di Hormuz, affermando che "il canale rimarrà chiuso finché gli Stati Uniti non cambieranno il loro atteggiamento".

  1. Non minacciare né insultare l'Iran;
  2. Porre fine in modo permanente alla guerra e all'aggressione contro l'Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq;
  3. Revocare il blocco navale e ritirare le forze militari (navali e aeree) dalle zone circostanti l'Iran;
  4. Risarcire integralmente, senza alcuna riduzione, i danni causati all'Iran;
  5. Revocare le sanzioni imposte all'Iran;
  6. Rilasciare incondizionatamente i beni bloccati al popolo iraniano.

Quello che doveva essere un attacco-lampo avviato a febbraio, ribattezzato "Epic Fury" dal Pentagono, si sta rivelando una sconfitta per Trump e una grande occasione per i Pasdaran. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno approfittato della decapitazione della classe dirigente per rinsaldare il proprio dominio sull'Iran, e la resistenza all'offensiva statunitense in questi mesi li ha posti in una situazione di vantaggio. Trump invece rischia di perdere su tutta la linea, e i suoi alleati in questa fase non sono di supporto.

Le condizioni di Netanyahu

La principale condizione imposta dall'Iran per sbloccare la situazione a Hormuz, e quindi anche le trattative per la tregua, è quella di terminare l'offensiva in corso in Libano e Palestina. A questo scopo, Trump a ottobre aveva proposto un piano in 15 punti per Gaza, il discusso Board of Peace, respinto definitivamente dal primo ministro israeliano Netanyahu.

Il piano prevedeva che Israele avrebbe iniziato a ritirare le proprie forze in concomitanza con il disarmo di Hamas. Oggi, invece, il primo ministro ha ribadito che l'offensiva sulla Striscia e in Cisgiordania proseguirà "fino al totale disarmo di Hamas". O, come interpreta l'Onu gli attacchi condotti da Israele contro i palestinesi, fino a quando il genocidio non si sarà pienamente realizzato.

"A differenza di tutti coloro che ci predicano la loro fede, noi stiamo facendo ciò che è necessario per la sicurezza di Israele e sappiamo come difendere le nostre posizioni anche contro i nostri migliori amici, quando necessario", riporta il Times of Israel.

E anche parlando del programma nucleare iraniano, il primo ministro mette in dubbio il legame con gli Usa: "Nutro grande stima per il presidente Trump. È un nostro grande amico e apprezzo moltissimo la storica partnership con gli Stati Uniti contro i tentativi dell'Iran di acquisire armi nucleari. E voglio ribadirlo: con o senza accordo, finché sarò primo ministro, l'Iran non avrà armi nucleari”.

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