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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Trump: “Ripresa dei negoziati con l’Iran”, ma Teheran frena: “Non cediamo alle minacce”

Trump annuncia la ripresa dei colloqui con l’Iran. I temi caldi in programma saranno nucleare e Stretto di Hormuz, ma Teheran frena: “Pensare che cederemo alle minacce è incoerente”
Trump sull'Air Force One il 2 agosto 2026
Trump sull'Air Force One il 2 agosto 2026
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I colloqui con l'Iran riprenderanno e si concentreranno anche sulla questione del nucleare e sullo Stretto di Hormuz. È l'annuncio fatto da Donald Trump mentre si trovava a bordo dell'Air Force One domenica sera, 2 agosto, di ritorno a Washington dal suo campo da golf nel New Jersey.

La previsione decisamente ottimistica fatta dal tycoon dopo i colloqui con i paesi del Golfo – tra i quali l'Arabia Sausita – nel giro di poche ore è stata smentita dal governo di Teheran.

Trump a colloquio con i paesi del Golfo

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar sono i paesi del Golfo con cui Trump ha dichiarato di avere parlato nelle ultime ore. A seguito di queste conversazioni telefoniche, Trump avrebbe maturato la decisione di avviare la de-escalation con l'Iran, riaprendo i canali di comunicazione.

Secondo la ricostruzione presentata ai giornalisti dallo stesso presidente statunitense, a pesare in favore della distensione sarebbe stato Mohammed bin Salman, erede al trono saudita. Nel corso della conversazione intercorsa tra i due, il reale avrebbe esortato Trump a preferire la via dei negoziati per evitare una nuova pioggia di droni sui paesi del Golfo. Fin dall'avvio del conflitto scatenato dall'attacco congiunto di Usa e Israele contro l'Iran sono infatti questi il principale obiettivo di Teheran.

A parlare non è un personaggio neutro, ma uno dei leader più controversi della regione. Da tempo bin Salman è accusato di crimini contro l'umanità e per questo è oggetto delle inchieste dell'ong Reporters sans frontière in relazione al brutale omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

L'invito è stato accolto dal presidente che quindi ha riaperto i canali di comunicazione con l'Iran, decisamente impolverati dopo l'ultima offensiva. Secondo la versione di Trump, i referenti di Teheran avrebbero fatto sapere di preferire "un'intesa piuttosto che un attacco". Parole che aprirebbero la via a breve a un nuovo round negoziale.

Di tutti quelli annunciati da Trump dall'avvio del conflitto, però, solo in un caso si è arrivati a un risultato concreto. Lo scorso giugno è stato firmato, a distanza, un memorandum d'intesa in 14 punti. Un punto di partenza per l'accordo di pace che è finito per diventare lettera morta nel giro di qualche giorno.

I problemi che impediscono una stabilità duratura per portare a termine i negoziati sono sempre gli stessi: l'ingovernabilità di Israele che continua ad attaccare il Libano nonostante al primo punto dell'intesa ci sia proprio lo stop all'offensiva verso il paese; la discussione sul programma nucleare che l'Iran nega di stare portando avanti; e lo Stretto di Hormuz, con i relativi pedaggi, che l'Iran preferisce definire "costi di gestione".

Su questi ultimi due punti Trump ha fatto sapere che si concentreranno i nuovi negoziati, pena un'offensiva mai così distruttiva: "L'Iran sapeva che l'attacco americano in cantiere sarebbe stato il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale", ha detto Trump. Per questo il paese avrebbe scelto l'accordo all'attacco.

Queste parole hanno avuto un impatto positivo sulle borse europee, l'economia mondiale infatti sta soffrendo a causa del blocco di una via commerciale importante come Hormuz, e dopo le dichiarazioni di domenica sera, la mattina di lunedì 3 agosto hanno aperto in deciso rialzo.

L'Iran invece non si è dimostrato molto d'accordo, arrivando a smentire ufficialmente le dichiarazioni di Trump.

Iran: "Hormuz non tornerà mai allo stato prebellico"

Oltre a smentire la ripresa dei negoziati, l'Iran è intervenuto ancora una volta per chiarire quale sarà la nuova modalità di gestione dello Stretto di Hormuz, il nodo centrale del braccio di ferro con gli Usa.

In un'intervista televisiva andata in onda domenica sera, il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che da tempo sono in corso discussioni con l'Oman sullo Stretto di Hormuz, e ha chiarito: "In nessun caso lo Stretto di Hormuz tornerà alla situazione precedente alla guerra".

Ha spiegato che l'Iran e l'Oman, in quanto due Stati costieri dello Stretto di Hormuz, hanno la responsabilità condivisa di cooperare in materia di sicurezza marittima e navigazione sicura. Secondo lui, i colloqui tra i due Paesi sono iniziati immediatamente dopo il cessate il fuoco dell'8 aprile, con diversi cicli di incontri.

E sulle nuove affermazioni di Trump ha sottolineato: "Qualsiasi ipotesi secondo cui minacce e pressioni possano indurre l'Iran a rinunciare alle sue posizioni è incoerente con l'esperienza. Continueremo ad agire in base a ciò che serve agli interessi del Paese", ha affermato Baqaei.

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