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Ddl Zan contro l’omotransfobia bloccato nel 2021 torna nella direttiva vittime al voto al Parlamento Ue giovedì

Giovedì 21 maggio a Strasburgo si vota una direttiva per rafforzare i diritti delle vittime di reato. Il testo riprende una parte del ddl Zan contro l’omotransfobia, affossato in Senato nel 2021. L’eurodeputato Zan a Fanpage.it: “La direttiva è vincolante per tutti gli Stati membri e anche il governo Meloni dovrà adeguarsi. È un cambio di paradigma culturale prima ancora che normativo: le vittime non devono più sentirsi sole”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Domani pomeriggio, 20 maggio, al Parlamento europeo si discute il testo di una direttiva Ue sul sostegno alle vittime di reato, che in parte riprende il contenuto del ddl Zan, il disegno di legge contro la violenza e le discriminazioni basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, il cui iter è stato bloccato in Italia nel 2021. L'Aula del Senato, il 27 ottobre 2021, aveva votato a favore della cosiddetta ‘tagliola', chiesta da Lega e FdI, che di fatto aveva affossato la legge contro l'omotransfobia (che aveva ricevuto l'ok della Camera il 4 novembre 2020), tra gli applausi dei parlamentari del centrodestra.

Come la legge sia stata stoppata dalla destra è ormai storia. Ma quello che è importante sottolineare oggi è che al Parlamento Ue si apre una nuova possibilità per obbligare anche l'Italia ad applicare almeno una parte di quel disegno di legge (in particolare l'articolo 6), visto che la direttiva vittime, una volta approvata, obbligherebbe gli Stati membri a recepirla, entro due anni. In pratica, quello che l'attuale maggioranza aveva respinto nel 2021, potrebbe diventare legge, in virtù di una decisione presa a livello europeo.

Il testo, frutto di due anni di negoziato, rafforzerà le tutele di tutte le vittime di reato, che hanno subito violenza, discriminazioni, stalking e reati d’odio. Comprende anche l'istituzione di una linea telefonica europea dedicata alle vittime (116 006), e punta a migliorare l'accesso all'assistenza legale e al risarcimento, facilitando anche la denuncia online dei reati. Il voto della direttiva è previsto a Strasburgo per giovedì 21 maggio alle 0re 12:00, al Parlamento riunito in plenaria.

Secondo le stime della Commissione europea, ogni anno il 15% degli cittadini europei (pari a 75 milioni di persone) è vittima di reato. L’aggiornamento della direttiva è stato presentato dalla Commissione nel 2023, dopo una valutazione che ha evidenziato la necessità di aggiornare l'attuale quadro giuridico, adottato nel 2012.

Cosa dice la direttiva Ue e cosa diceva il ddl Zan

La legge europea come dicevamo riprende una parte del ddl Zan, il disegno di legge contro l'omotransfobia che avrebbe assicurato alle persone lgbt di avere una tutela contro violenze e discriminazioni.

L'articolo 6 del ddl Zan prevedeva modifiche all'articolo 90-quater del codice di procedura penale, in cui si definisce la "condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa" e il riconoscimento delle donne e delle persone Lgbtq+ come persone "vulnerabili" e dunque potenzialmente vittime. Nel testo del codice di procedura penale italiano si specifica che:

la condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa è desunta, oltre che dall'età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede. Per la valutazione della condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se è riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall'autore del reato.

Si precisava quindi all'articolo 6 del Ddl:

All’articolo 90-quater, comma 1, se­condo periodo, del codice di procedura pe­nale, dopo le parole: «odio razziale» sono inserite le seguenti: «o fondato sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sul­ l’identità di genere».

E proprio questo punto è centrale nella direttiva europea che si voterà giovedì: se una persona viene aggredita per la sua condizione personale, appunto identità di genere, orientamento sessuale, disabilità, il giudice potrà predisporre misure speciali. Ad esempio imporre il divieto di contatto visivo fra vittima e persona denunciata.

E ancora, tra le novità della direttiva, c'è la possibilità, per alcuni tipi di reato, di denunciare anche online o tramite associazioni riconosciute; durante l'eventuale processo non si potranno fare domande irrilevanti sulla vita personale della vittima (non si potrà domandare per esempio il numero dei partner avuti in passato o quale sia il suo orientamento sessuale); prevista la formazione obbligatoria per gli operatori del settore, come forze dell'ordine, personale sanitario, avvocati, al fine di relazionarsi con le vittime; si introduce poi una help line europea, cioè un numero telefonico unico a supporto di tutte le vittime; vengono garantiti più supporti alle vittime, come visite mediche, servizi di consulenza sociale e psicologica, inclusa l’assistenza post traumatica.

Zan a Fanpage: "Affossamento della mia legge nel 2021 non ha chiuso la battaglia"

L'eurodeputato Alessandro Zan commenta a Fanpage.it il contenuto della direttiva europea: "Quello che la destra ha cercato di cancellare affossando il ddl Zan, tra applausi indecenti in Senato, giovedì potrebbe rientrare in Italia dall'Europa sotto forma di diritti concreti per milioni di persone. La direttiva vittime, infatti, riconosce finalmente le vittime di crimini d'odio e rafforza le tutele per chi subisce aggressioni a causa di condizioni personali come orientamento sessuale, identità di genere, disabilità".

"L'affossamento della mia legge nel 2021 non ha chiuso la battaglia, l'ha solo spostata su un altro terreno. La società ha continuato a chiedere diritti, riconoscimento, dignità e oggi quell'impegno torna con più forza dentro un quadro europeo. Ma sarebbe riduttivo vedere questa direttiva solo in chiave LGBTQIA+. È una grande legge europea di civiltà che rimette al centro la dignità di tutte le vittime di reato e segna un salto di qualità nella tutela dei diritti di milioni di cittadine e cittadini in tutta Europa. E soprattutto non è un principio astratto: la direttiva è vincolante per tutti gli Stati membri e anche il governo Meloni dovrà adeguarsi. È un cambio di paradigma culturale prima ancora che normativo: le vittime non devono più sentirsi sole".

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