Terremoto ai Campi Flegrei, il Cnr: non si escludono scosse più forti, allerta resta gialla

Non si può escludere che nelle prossime ore o nei prossimi giorni arrivi una scossa ancora più forte di quella registrata la notte del 31 luglio ai Campi Flegrei. Eppure il livello di allerta, per ora, resta giallo. È il quadro tracciato da Andrea Billi, ricercatore dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igag), dopo il terremoto di magnitudo 4.7 alle 19,46 ha colpito l'area tra Pozzuoli e Quarto.
Con ipocentro a circa 3 chilometri di profondità, la scossa è stata avvertita in tutta l'area flegrea, a Napoli, a Ischia e nella penisola sorrentina. L'evento si inserisce in uno sciame sismico proseguito nelle ore successive. Sulla base dei dati disponibili, si tratta del terremoto di maggiore magnitudo strumentale registrato ai Campi Flegrei durante l'attuale crisi bradisismica, quindi da diversi decenni.
Il bradisismo, il «movimento lento del suolo» che da secoli caratterizza la caldera flegrea, lascia tracce visibili nel tempo: le colonne del Serapeo di Pozzuoli, perforate dai molluschi litodomi, testimoniano antichi cicli di abbassamento e sollevamento del terreno. «Dopo circa vent'anni di subsidenza, dal 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento, tuttora in corso, e il terremoto del 31 luglio si inquadra in questo processo bradisismico», spiega Andrea Billi, ricercatore del Cnr-Igag.
Le crisi bradisismiche del 1970-1972 e del 1982-1984 avevano già prodotto, nell'area di Pozzuoli, un sollevamento massimo del suolo di circa 3,5 metri, accompagnato da migliaia di terremoti, alcuni dei quali causarono danni. «Ma anche allora non fu mai superato l'attuale magnitudo 4.7», precisa Billi.
Cosa provoca il bradisismo? Il ricercatore del Cnr, spiega che il fenomeno è legato a variazioni di pressione e temperatura nel sottosuolo, all'interno del complesso sistema vulcanico e idrotermale dei Campi Flegrei. Le cause del sollevamento sono ancora oggetto di studio, ma possono riflettere la pressurizzazione del sistema idrotermale dovuta alla migrazione e all'accumulo di acqua, vapore, anidride carbonica e altri gas, con possibili contributi magmatici profondi. Questi processi deformano le rocce e fanno rigonfiare il suolo: quando le sollecitazioni superano la resistenza delle rocce, queste si fratturano, liberando energia che si propaga sotto forma di onde sismiche.
Un singolo terremoto, per quanto anomalo, non indica di per sé l'imminenza di un'eruzione. «Il livello ufficiale di allerta resta giallo», chiarisce Billi. «È quindi essenziale attenersi alle comunicazioni della Protezione Civile e degli enti preposti al monitoraggio». «È possibile che lo sciame prosegua nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ma non è possibile prevederne la durata, il numero o la magnitudo delle scosse, né escludere in modo assoluto un superamento dell'attuale record», conclude.