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Prima gli italiani, ma fino a un certo punto

Il governo italiano rimane muto quando la Grecia aiuta Israele a rapire cittadini italiani su barche italiane. O quando la guardia costiera libica spara a un equipaggio (anche) italiano da una nave donata dall’Italia.
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“Prima gli italiani”, giusto, patrioti? Bene, allora ci tocca chiedervi conto di un paio di cose. La prima: tra il 29 e il 30 aprile scorso, la marina israeliana ha compiuto un atto di pirateria attaccando ventidue barche della Global Sumud Flotilla che stavano portando aiuti umanitari a Gaza. L’ha fatto a 600 miglia nautiche dalle acque territoriali di Gaza e dalla linea del blocco navale da loro illegalmente imposto. Tra i 175 attivisti arrestati ce n’erano ventidue italiani. E tra quelle ventidue barche ce n’erano diverse che battevano bandiera italiana. Quindi: Israele ha sequestrato italiani su suolo italiano.

Non solo: ora scopriamo, grazie a un’inchiesta di Francesca Moriero su Fanpage, che la Grecia, Paese membro dell’Unione Europea, ha dato una mano a Israele nel compiere questo atto di pirateria contro cittadini italiani su imbarcazioni italiane. Ha lasciato che Israele inondasse di rumore bianco il canale radio 16, quello dei mayday, dei segnali di aiuto che le barche lanciano e che obbligano all’intervento della guardia costiera. Ha vegliato con le sue navi tutta l’operazione di sequestro senza mai intervenire. Ha acceso i suoi fari sulle navi della Flotilla, per facilitare il lavoro dei soldati dell’IDF. E ha aspettato otto ore, a operazione conclusa, per trarre in salvo i superstiti, abbandonati in mare dalla marina israeliane su barche coi motori rotti e inutilizzabili.

Barche italiane, lo ribadiamo, cariche anche di cittadini italiani.

La seconda: lo scorso 11 maggio, due motovedette della marina militare libica hanno aperto il fuoco contro un’imbarcazione della organizzazione non governativa Sea Watch, rea di aver appena salvato novanta persone, diciotto dei quali minori, da morte certa nel Mediteranneo, Su quel l'imbarcazione, battente bandiera tedesca, c’erano tuttavia diversi cittadini italiani come membri dell’equipaggio.

Non finisce qua: come ha ricordato Giorgia Linardi di SeaWatch ad Anna Cangemi, sempre su Fanpage, la motovedetta che ha sparato a dei cittadini italiani l’abbiamo regalata noi alla Libia, nell’ambito degli accordi tra i due Paesi. Ma l’Italia, quando la Ong ha provato a denunciare l’episodio, se n’è chiamata fuori: “Contattate il centro di coordinamento per i soccorsi tedesco”, è stato detto loro.

Cittadini italiani, lo ribadiamo, contro cui ha aperto il fuoco una motovedetta donata dall’Italia alla Libia.

Sarebbe interessante sapere che ne pensano Giorgia Meloni e Matteo Salvini, quelli per cui gli italiani vengono prima di tutti, di questi due episodi.

Di cittadini italiani rapiti su barche italiane con la complicità di un Paese dell’Unione Europea.
Di cittadini italiani bersagli degli spari di una motovedetta donata dall’Italia alla Libia.

Sarebbe interessante sentire che ne pensano, Salvini e Meloni perché, sono proprio episodi come questi che dimostrano di che pasta sono fatti: forti coi deboli e deboli coi forti, patrioti solo quando gli conviene, muti quando si tratta di alzare la voce contro chi ci prevarica da una posizione di forza o di ricatto, come Israele e la Libia, o contro chi li aiuta a prevaricare, come ha fatto la Grecia.

Prima gli italiani, ma fino a un certo punto.
Come col diritto internazionale violato da Israele, Grecia e Libia, no?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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