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Libia spara contro Sea Watch, dopo cattura attivisti Flotilla ancora violenza: “Motovedetta donata dall’Italia”

La nave Ong Sea-Watch 5 ha subito un attacco da parte di due motovedette libiche, dopo aver salvato in mare 90 persone migranti. Giorgia Linardi a Fanpage.it: Questo episodio di violenza avviene nell’ambito degli accordi bilaterali Italia-Libia. Troviamo quindi inaccettabile che il nostro Paese si chiami fuori”. Alla nave da soccorso è stato assegnato dalla autorità italiane il porto di Brindisi, distante 4 giorni di navigazione.
A cura di Annalisa Cangemi
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AGGIORNAMENTO: Due motovedette libiche hanno aperto il fuoco questa mattina contro la nave Ong di Sea-Watch 5, intorno alle 10,20 (ora italiana), sparando una quindicina di colpi, nel tentativo di effettuare un respingimento illegale verso la Libia. Poco prima l'imbarcazione di Sea Watch aveva effettuato un soccorso in mare, in acque internazionali, portando in salvo 90 migranti.

L'ennesimo episodio di violenza è stato denunciato dalla stessa Ong. "I miliziani libici hanno minacciato l'abbordaggio se la Sea-Watch 5 non si fosse diretta verso Tripoli, contro le direttive delle autorità tedesche, stato di bandiera della nave, che hanno invece indicato alla nave di fare rotta nord a tutta velocità per mettersi in sicurezza", hanno raccontato da Sea-Watch, alla cui nave, battente bandiera tedesca, è stato assegnato per lo sbarco dei migranti il porto di Brindisi, che dista ben quattro giorni di navigazione. Le persone soccorse in mare sono tutti uomini, provenienti dal Bangladesh: tra loro 18 sono minori.

Contattate dall'organizzazione umanitaria, le autorità italiane si sono chiamate fuori, dicendo che la situazione non sarebbe di loro competenza. Ma come ha riferito Sea Watch, la motovedetta libica presente sul posto, insieme a un'altra imbarcazione più piccola, è stata donata proprio dal governo italiano alla Libia per le operazioni di cattura e respingimento nel Mediterraneo, in base all'accordo firmato tra i due Paesi. Una delle due imbarcazioni libiche presenti sulla scena in passato apparteneva infatti alla Guardia di Finanza italiana, e sarebbe stata donata alla Libia nel 2023, quindi durante il governo Meloni. Si tratta della Ras Jadir, che come ricostruisce l'Ong è stata già coinvolta in decine di episodi di violenza, tra cui omicidi in mare.

Le due imbarcazioni avevano ricevuto precise indicazioni dalla Marina libica. Non ci sono stati fortunatamente nell'aggressione: i miliziani hanno inseguito per un tratto l'imbarcazione della flotta civile, per poi allontanarsi. Sea-Watch 5 aveva ripreso la navigazione verso Nord, quando dalle autorità italiane hanno comunicato l'assegnazione di Brindisi come porto per lo sbarco dei 90 migranti.

La portavoce di Sea-Watch, Giorgia Linardi, contattata da Fanpage.it, ha sottolineato che l'Italia, proprio in virtù del Memorandum d'Intesa Italia-Libia, dovrebbe attivarsi per garantire la sicurezza delle persone a bordo. "I libici hanno intimato alla nostra nave di seguirli a Tripoli, perché avremmo dovuto essere arrestati, in quanto collusi con i trafficanti, dicevano. Su questo avevano ricevuto precise istruzioni dalla Marina libica. Ci dicevano che se non avessimo obbedito avrebbero abbordato la nave", ha raccontato Linardi a Fanpage.it.

"Hanno continuato a minacciarci, mentre la nostra nave faceva rotta verso Nord, come da indicazione dell'autorità di bandiera della nave, la Germania. Nel frattempo il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo di Roma si è chiamato fuori, dicendo che l'episodio non riguarderebbe l'Italia in quando il salvataggio è avvenuto in acque internazionali, in area Sar libica. Ci hanno suggerito di contattare il centro di coordinamento per i soccorsi tedesco". A bordo però, fanno notare dall'Ong, ci sono anche cittadini di nazionalità italiana tra i membri dell'equipaggio. Ma nonostante questo il governo Meloni è rimasto in silenzio.

"Questo episodio di violenza avviene nell'ambito degli accordi bilaterali Italia-Libia. Troviamo quindi inaccettabile che il nostro Paese si chiami fuori. Episodi come questo purtroppo sono la normalità per le persone in fuga, documentiamo quotidianamente episodi di violenza perpetrati dai libici contro barche di persone migranti", ha dichiarato Linardi a Fanpage.it.

"Non è la prima volta che questi attacchi riguardano anche la società civile in mare. È un nuovo atto di pirateria dopo quello avvenuto in queste settimane con la cattura e l'abbordaggio da parte di Israele degli attivisti della Flotilla. Tutto questo avviene con la complicità  dell'Ue e dell'Italia. È allucinante che questo sia coperto da silenzio e impunità".

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