Solamente poco più di un mese fa il Comitato tecnico scientifico insisteva perché le scuole riaprissero il prima possibile (e lo faceva al buio, senza avere i dati dei contagi in classe che testimoniassero l'efficacia dei protocolli di sicurezza). Ora invece consiglia al governo di chiudere anche elementari e medie in zona rossa e ovunque si registri un'elevata circolazione del virus. Perché gli esperti del Cts hanno cambiato idea sulla scuola? Certo, ora ci sono le varianti del virus a preoccupare, ma nemmeno a cavallo tra 2020 e 2021 la situazione epidemiologica era delle migliori, con la seconda ondata che investiva con forza il Paese. A spiegare il motivo di questo cambio di direzione potrebbe però esserci un rapporto dell'Istituto superiore di sanità (Iss) intitolato "Focus età evolutiva", che ha monitorato l'andamento dei contagi nella fascia di popolazione più giovane tra il 24 agosto dell'anno scorso e il 24 febbraio. Vediamo che cosa è emerso.

Il rapporto dell'Iss, come racconta il Corriere della Sera, avrebbe evidenziato un boom di contagi tra i ragazzi sarebbe riconducibile allo scorso novembre. E sarebbe il motivo che ha portato alla chiusura delle superiori proseguita fino a oltre le vacanze di Natale. Dall'8 febbraio, però, cioè a circa una settimana dalla riapertura, nella fascia tra i 10 e i 19 anni si è registrata una maggiore incidenza ogni 100 mila abitanti. E questo aumento tra i 0 e i 9 anni si nota già dall'11 gennaio, cioè dalla riapertura delle elementari dopo le festività.

Certo, tra i più giovani i casi di coronavirus solitamente non sono gravi e per la maggior parte si tratta di asintomatici o paucisintomatici. Ma questo non significa che il virus non circoli nelle scuole. E, soprattutto, non significa che bambini e ragazzi poi non possano portare l'infezione a casa e contagiare i genitori o i nonni. Sulla base di queste evidenze, quindi, il Cts avrebbe consigliato al governo di chiudere le scuole di ogni ordine e grado nelle zone rosse. Anche elementari e medie, quindi, nei territori dove il virus è più diffuso, dovrebbero tornare alla didattica a distanza secondo i tecnici. Il cambiamento potrebbe arrivare con il prossimo Dpcm, in vigore dal prossimo 6 marzo.