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Niscemi, tutte le case nella zona rossa della frana verranno demolite: i residenti chiedono indennizzi al 100%

La Protezione Civile ha stabilito che tutte le abitazioni situate nella “zona rossa”, ovvero entro la fascia di sicurezza di 50 metri dal fronte della frana, verranno abbattute per garantire l’incolumità pubblica.
A cura di Davide Falcioni
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Il futuro del centro storico di Niscemi è ormai segnato. A quasi tre mesi di distanza dalla frana dello scorso 25 gennaio la Protezione Civile ha infatti stabilito che tutte le abitazioni situate nella "zona rossa", ovvero entro la fascia di sicurezza di 50 metri dal fronte del collasso, verranno abbattute per garantire l'incolumità pubblica. Questa decisione drastica trasformerà definitivamente l'urbanistica della città, poiché l'area liberata dalle macerie rimarrà inedificabile per prevenire futuri rischi legati all'instabilità del terreno.

L'operazione comporta un impegno economico imponente, stimato complessivamente in circa 75 milioni di euro. Una parte consistente di queste risorse, pari a 22 milioni di euro, sarà assorbita dai costi tecnici: 5,8 milioni verranno impiegati per le demolizioni vere e proprie, mentre ben 15,8 milioni saranno necessari per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti prodotti dai cantieri. A questa cifra si aggiunge lo stanziamento di 53 milioni di euro dedicato alla delocalizzazione degli abitanti, fondi che serviranno per permettere ai circa 500 sfollati di acquistare o costruire una nuova abitazione al di fuori dell'area di pericolo. Tuttavia, il piano specifica che non riceveranno alcun sostegno i proprietari di immobili abusivi o non regolarmente iscritti al catasto.

Niscemi dopo la frana
Niscemi dopo la frana

Il progetto ha sollevato forti critiche da parte del comitato civico che rappresenta i residenti, i quali contestano innanzitutto la natura stessa dei rimborsi. I cittadini chiedono con forza che il termine "contributo" venga sostituito con quello di "indennizzo", sottolineando come la perdita della propria casa non sia un beneficio concesso dallo Stato, ma un ristoro dovuto per un bene sacrificato nell'interesse della collettività. Oltre alla questione lessicale, preoccupano i criteri di valutazione degli immobili: i proprietari reclamano che nel calcolo vengano incluse anche le superfici esterne, come terrazze, garage e cantine, su cui sono state regolarmente pagate le imposte comunali per decenni.

Un altro punto di scontro riguarda le modalità di erogazione dei fondi, poiché l'attuale normativa prevede il versamento della somma solo dopo l'effettivo acquisto di una nuova casa. Il comitato evidenzia come questa clausola rappresenti un ostacolo insormontabile per le molte famiglie che non dispongono della liquidità necessaria per versare caparre o anticipi, chiedendo quindi un acconto immediato pari almeno alla metà del totale. Nonostante le osservazioni tecniche presentate per tentare di ridurre il perimetro della zona rossa e le richieste di regolarizzare gli immobili tramite detrazioni, le istituzioni non hanno ancora accolto le istanze dei residenti. Per questo motivo, la rabbia degli sfollati sfocerà in un presidio di protesta previsto per domani sera in piazza Vittorio Emanuele III.

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