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Frana Niscemi: indagati Schifani, Musumeci e altre 11 persone per disastro colposo

La procura di Gela indaga sulla frana che a gennaio ha devastato Niscemi: 13 indagati, tra cui ben quattro ex presidenti della Regione e diversi vertici della Protezione civile. Secondo gli inquirenti, dal 2010 non sarebbero stati realizzati interventi di messa in sicurezza, nonostante svariati milioni di euro stanziati. Il procuratore: “Opere mai fatte”.
A cura di Biagio Chiariello
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Frana di Niscemi
Frana di Niscemi

C'è una svolta nell’inchiesta della procura di Gela sulla frana che lo scorso gennaio ha divorato Niscemi. Il fascicolo, inizialmente aperto contro ignoti, ha ora un elenco preciso di nomi: sono tredici le persone iscritte nel registro degli indagati, con le ipotesi di reato di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. L’indagine è coordinata dal procuratore capo Salvatore Vella.

Lo smottamento, che il 25 gennaio ha colpito duramente il territorio in provincia di Caltanissetta, aveva trascinato a valle abitazioni e mezzi, lasciando decine di edifici sospesi nel vuoto e costringendo circa 1.500 persone all’evacuazione.

Frana Niscemi, tra gli indagati anche Schifani, Musumeci e altri presidenti di Regione

Tra gli indagati compaiono figure di primo piano della politica e della macchina amministrativa regionale. Ci sono infatti gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana che si sono succeduti dal 2010 a oggi, praticamente negli ultimi sedici anni: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci — oggi Ministro per la Protezione Civile — e Renato Schifani.

Nel registro sono finiti anche diversi vertici della Protezione Civile regionale, tra cui Pietro Lo Monaco, Calogero Foti, Vincenzo Falgares e Salvatore Cocina, insieme a quattro dirigenti che hanno ricoperto il ruolo di soggetti attuatori per il dissesto idrogeologico: Maurizio Croce, Giacomo Gargano, Sergio Tumminello e Salvatore Lizio. Indagata anche la legale rappresentante dell’associazione temporanea di imprese incaricata delle opere, Sebastiana Coniglio.

Le tre fasi delle indagini sulla frane di Niscemi: dal 1997 a oggi cosa è successo

Nel corso della conferenza stampa, il procuratore Vella ha ricostruito il lavoro dell’inchiesta e il metodo seguito dagli investigatori:

Abbiamo finora fatto un importante lavoro di squadra con la polizia e i consulenti che ci ha consentito di avere una visione molto più ampia di un fenomeno complesso che è ancora attivo. L’analisi dei documenti e delle sommarie informazioni fatta con l’aiuto degli esperti sono state utilissime”.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il quadro dell’indagine si sviluppa lungo tre fasi temporali. La prima parte riguarda il periodo immediatamente successivo alla frana del 1997, quando furono avviati i primi interventi e vennero predisposti progetti e risorse per la messa in sicurezza dell’area. In questa fase, ha spiegato Vella, non emergerebbero al momento contestazioni.

Le immagini della frana di Niscemi
Le immagini della frana di Niscemi

Le criticità vere e proprie, secondo la procura, si concentrano invece nel periodo successivo al 2010, quando i lavori — si parla di circa 9 milioni di euro — vengono affidati a un’associazione temporanea di imprese. Il contratto, però, viene interrotto per gravi ritardi e si apre un lungo contenzioso che andrà avanti fino al 2016.

“Intanto, nessuno si è occupato di predisporre le opere necessarie per prevenire la frana”, ha affermato il procuratore, sottolineando uno dei passaggi centrali dell’accusa.

Un altro capitolo dell’inchiesta riguarda la mancata realizzazione degli interventi per la regimentazione delle acque bianche e nere, considerati dagli esperti tra le cause principali dell’instabilità del versante. Infine, sotto la lente della magistratura c’è anche la gestione della cosiddetta “zona rossa”: mancati sgomberi, demolizioni non eseguite e autorizzazioni edilizie rilasciate in aree considerate a rischio elevato già da tempo, come ha fatto notare a Fanpage.it anche Giuseppe Amato di Legambiente.

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