Il Jova Beach Barty a Barletta “ha distrutto la spiaggia”: indagate tre persone per il concerto di Jovanotti

La Procura di Trani ha aperto un’indagine sul concerto del “Jova Beach Party” che si è svolto il 21 luglio 2022 sul lungomare di Ponente a Barletta, partendo da un punto preciso: per allestire l’area dell’evento – uno de uno dei più partecipati del tour estivo di Jovanotti di quell'anno, con circa 30 mila spettatori – sarebbero stati alterati circa 16mila metri quadrati di arenile in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. È su questo presunto intervento, ritenuto invasivo per l’equilibrio della spiaggia, che si fondano le ipotesi di reato contestate a tre persone, a vario titolo indagate per inquinamento ambientale colposo, abuso edilizio in area protetta e falso ideologico.
Al centro degli accertamenti ci sono i lavori eseguiti per realizzare palco e struttura sulle sabbia. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’intervento avrebbe inciso in modo significativo sull’assetto naturale della costa: sarebbero state danneggiate le dune, rimossa la vegetazione spontanea e compromesso un habitat considerato particolarmente delicato, anche per la presenza di specie protette. Un’area, inoltre, vicina alla foce del fiume Ofanto, già oggetto di attenzione dal punto di vista ambientale.
Gli approfondimenti tecnici parlano di una movimentazione consistente di materiale: si parla di 7.700 metri cubi di sabbia spostati, con interventi che avrebbero interessato uno strato profondo fino a mezzo metro. Un dato che, stando all’accusa, contribuirebbe a spiegare la portata delle modifiche apportate all’arenile e il possibile impatto sull’ecosistema delle dune.
Gli indagati sono tre figure coinvolte con ruoli diversi nell’organizzazione e nella realizzazione dell’evento. Si tratta del dirigente comunale ai lavori pubblici Francesco Lomoro, dell’allora amministratore unico della BarSa, la società multiservizi del Comune, Michele Cianci, e del progettista incaricato dalla società organizzatrice, Mario Luigi Dicandia.
Nello specifico a Lomoro viene contestata di aver autorizzato l’affidamento dei lavori senza il rilascio di un permesso edilizio, ritenendo che si trattasse di strutture temporanee e quindi non soggette a particolari vincoli. Valutazione che la procura mettei in discussione, anche alla luce dell’estensione e della tipologia degli interventi effettuati. Nel fascicolo si fa riferimento inoltre alla mancanza di prescrizioni ambientali più stringenti, che avrebbero potuto limitare l’impatto delle opere sulla spiaggia.
Per quanto riguarda Cianci, il suo coinvolgimento sarebbe legato al ruolo della BarSa, che si occupò operativamente della preparazione dell’area, mentre per Dicandia l’accusa comprende anche il falso ideologico: secondo gli inquirenti, avrebbe attestato in atti pubblici elementi non rispondenti al vero riguardo alla natura e alle caratteristiche degli interventi.
L'indagine era nata a seguito di una serie di esposti presentati dopo il concerto, tra cui quello di Legambiente e di altri soggetti che avevano segnalato possibili criticità ambientali già prima dell’evento. Da qui l’avvio delle indagini, affidate ai carabinieri forestali e coordinati dalla Procura di Trani, che ora puntano a ricostruire con precisione l’iter amministrativo e le scelte tecniche adottate.
Nei giorni scorsi agli indagati è stato notificato l’invito a comparire per gli interrogatori. Le difese, da parte loro, respingono le accuse e sostengono che tutte le procedure siano state seguite correttamente.