Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha continuato a rimarcare in questi giorni, dopo l'intesa raggiunta sulla manovra, che la misura voluta dal Movimento Cinque Stelle che introduce il carcere per i grandi evasori rappresenti una "svolta epocale". Ma in un'intervista con il Corriere della Sera, il giornalista Giovanni Bianconi gli fa notare che questo stesso termine è stato usato anche per quanto riguarda la riforma del processo penale che avrebbe dovuto approvare insieme alla Lega. Il ministro taglia corto: "La differenza è evidente, la Lega ha bloccato la riforma, questo governo invece fa norme coraggiose. Io rivendico che dal punto di vista anche solo culturale la norma che prevede pene da 4 a 8 anni per chi evade cifre superiori ai 100mila euro rappresenti un grande cambiamento".

Un accostamento particolare, quello fra i concetti di carcere e di svolta culturale, che tuttavia il ministro rimarca: "Sì, perchè i cittadini devono sapere che lo Stato fa pagare il dovuto a tutti, e ciò consentirà a tutti di pagare meno. I grandi evasori sono parassiti che camminano sulla testa dei cittadini onesti, un fenomeno che non può rimanere impunito. Governo e maggioranza hanno dato un segnale chiarissimo e netto".

Il ministro non sembra preoccupato dall'opinione di molti magistrati che ritengono la misura un provvedimento inutile che rischia solo di rallentare i tribunali, aggiungendo richieste di processi che poi potrebbero comunque non portare ad alcun risultato concreto. "Si parla di una soglia minima di 100mila euro, non di tutte le evasioni fiscali": Bonafede riporta quindi dei dati dell'Agenzia delle Entrate, secondo cui chi evade oltre quel limite rappresenterebbe l'82,3% delle somme evase nel totale. E aggiunge: "Di fronte a questa situazione è inaccetabile che lo Stato rinunci all'azione penale".

Riguardo agli scontri interni alla maggioranza, in particolare con Matteo Renzi, Bonafede commenta: "Il decreto è stato votato dopo un'attenta interlocuzione con tutte le forze politiche che sostengono il governo. Ho fatto parlare e ho ascoltato tutti, anche i rappresentanti di Italia Viva e alla fine questo è il testo concordato: è il risultato di un lavoro di squadra, perciò non mi aspetto ripensamenti, né trappole in Parlamento". Tuttavia il ministro non nasconde che siano state divergenze sulla misura, ma sottolinea che ciò che conta è l'aver trovato un'intesa finale. "Questa è una maggioranza nella quale si discute e ci si confronta, ma che poi al momento di prendere decisioni anche coraggiose, come quella contenuta nel mio pacchetto, si trova un accordo e si va avanti".