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Beatrice Venezi attacca il Governo dopo l’addio alla Fenice: “Sfumato il suo progetto culturale”

Beatrice Venezi attacca il Governo dopo la fine del rapporto con la Fenice: denuncia ostilità, pressioni e la fine del progetto culturale che aveva sostenuto la sua nomina.
A cura di Francesco Raiola
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Beatrice Venezi – ph LaPresse
Beatrice Venezi – ph LaPresse

Beatrice Venezi esce allo scoperto e in un'intervista alle testate del gruppo Nem attacca sia il Governo che il sovrintendente Colabianchi che l'aveva scelta per la Fenice, prima di interrompere unilateralmente il rapporto con lei. Venezi era stata scelta come direttrice musicale del teatro veneziano e da subito i rapporti con l'orchestra e i sindacati erano stati tesi. Loro hanno criticato la nomina, avvenuta senza alcun confronto, esprimendo le proprie perplessità e la direttrice d'orchestra li ha accusati di averla bullizzata e diffamata in questi mesi, provocando il suo licenziamento a seguito di alcune frasi dette in un'intervista al quotidiano argentino La Nación.

Nell'intervista Venezi va giù duro, spiega che le sue idee sarebbero state dirompenti: "C'è stato un accanimento, questo muro contro muro per impedire un cambio di rotta" parlando di un cambio di rotta internazionale. Ma le cose sono improvvisamente cambiate: "Forse è sfumato il progetto culturale di questo governo". La direttrice dice di aver cominciato a sospettare che le cose stessero cambiando quando il consigliere comunale Stefano Zecchi si era pronunciato a favore dell'orchestra (che ha accusato di nepotismo, ndr), pensando a una captatio benevolentiae agli elettori veneziani e pochi giorni dopo a causa delle sue dichiarazioni ("opportunamente travisata e non offensiva") Colabianchi ha deciso di risolvere il suo contratto "forse – e così risulta da fonti giornalistiche – su input di Roma".

Neanche Venezi, quindi, crede che il Governo non c'entri, nonostante la smentita di Palazzo Chigi sulle voci dei media. La direttrice ha raccontato delle difficoltà incontrate con il sovrintendente con cui non c'è stata neanche una telefonata. Anzi, l'accusa è che Colabianchi abbia fatto poco per preparare il terreno per lei, e spegnere le polemiche continue e le critiche che subiva. Un rapporto che ha definito molto complesso: "Da una parte le difese d'ufficio, parole per la stampa ma non tutele concrete della mia persona nei confronti dell'atteggiamento ingiurioso adottato dall'orchestra, che al contrario è stata lasciata libera di fare proclami". Infine, Venezi nega che la sua sia stata una nomina politica, rilanciando che al massimo lo è proprio quella del sovrintendente. Le carte, adesso, passano nelle mani degli avvocati

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