Pensioni, i limiti della nuova Quota 100 della Lega, spiegati da un economista
A sentire Matteo Salvini il fondo di 850 milioni di euro inserito nella manovra per la previdenza andrà tutto sulla proposta di pensionamento anticipato avanzata dalla Lega. Ne sono meno sicuri gli alleati, sia Forza Italia che Fratelli d'Italia, che hanno subito ridimensionato la promessa, ormai un evergreen del Carroccio, di abolire la riforma Fornero. Il presidente della Commissione Finanze alla Camera, Marco Osnato (FdI), ha aperto alla possibilità di utilizzare quelle risorse come strumento per aiutare lavoratori usuranti bene o per altre misure sociali. La strategia resta un'incognita ma per l'economista Michele Raitano, intervistato da Fanpage.it, il rischio è di ripetere gli errori di Quota 103: pochi beneficiari e risorse sprecate per una misura che si è rivelata inefficace.
Il governo ha stanziato 850 milioni nella nuova legge di bilancio per misure previdenziali, da rendere operativi a partire dall’anno prossimo. Sebbene ancora non sia chiaro come intende utilizzare quei soldi, Salvini già parla di quota 64, cioè la possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 64 anni. Ancora non è chiaro con quanti contributi, si dice 36 ani, tant’è che la misura è già stata soprannominata "nuova Quota 100". Lei cosa ne pensa?
Il tema previdenziale non è stato affrontato in nessun modo con una strategia. Da quando c'è questo governo abbiamo visto solamente misure una tantum, molto vincolate alle esigenze di bilancio, giusto per dare qualche segnale. È chiaro che noi abbiamo un problema di vincoli al pensionamento troppo alti per alcune categorie di individui. Lavorare non è uguale per tutti. Il professore universitario può lavorare senza problemi fino a 70 anni, altre categorie no. Da questo punto di vista le risorse andrebbero destinate verso chi più bisognoso. Invece, da quanto ho letto si vorrebbe mettere un vincolo a 36 anni di contributi, che andrebbe a toccare persone che hanno delle storie lavorative abbastanza solide e che in linea di massima potrebbero continuare a lavorare. Sarebbe meglio provare a fare misure orientate a persone più bisognose, come un ampliamento dell' Ape sociale. A livello di legislatura si sarebbe dovuto pensare a forme di flessibilità col disincentivo. Si poteva ragionare su un'Opzione donna aperta a tutti. Invece paradossalmente si è levata pure quella, che era l'unica misura che andava in una direzione sensata. Non c'è proprio una linea. Sembrano avvisi all'elettorato più che altro.
Come ha ricordato Elsa Fornero, se il calcolo dovesse essere contributivo, la pensione di chi esce a 64 anni sarebbe più bassa di chi smette di lavorare a 67. Secondo lei, anche tenuto conto delle precedenti esperienze con le “quote”, questo tipo di misure sono efficaci?
Questo tipo di misure non sono appealing. L'uscita anticipata a 64 anni con 36 di contributi riguarda persone che hanno una storia lavorativa stabile e che possono continuare a lavorare, senza rischi particolari. Queste persone, se possono, aspettano altri tre anni per prendere una pensione piena e non avere una riduzione. È una cosa che abbiamo già visto con Quota 103. Ha avuto pochissimi beneficiari. La conseguenza è che si riduce il costo di questa misura per il bilancio pubblico, però allo stesso tempo l'intervento si rivela inefficace. Sono 850 milioni che potevano essere spesi meglio, per altre per altre finalità.
La Lega ha descritto questo intervento come un percorso di archiviazione della Fornero.
Non è vero. Non è possibile per una questione di conti pubblici. Quello che si sarebbe dovuto fare era eventualmente recuperare una certa flessibilità, perché i vincoli della riforma sono cogenti per tutti anche se i lavoratori sono molto diversi tra loro. Bisognava ragionare su quali sono le categorie che hanno effettivamente più difficoltà, indipendentemente da un'altra contribuzione. Dopo 5 anni al governo si continua a parlare di abolizione della Fornero…
Nei mesi scorsi il Carroccio aveva accennato anche alla volontà di congelare l’aumento dell’età pensionabile che scatterà a partire dall’anno prossimo (1 mese nel 2027, 2 nel 2028). Ora ha smesso di parlarne. Si è forse reso conto che non è fattibile?
Sono misure che hanno un costo, non solo nell'anno di uscita, ma dei costi strutturali per tutto il periodo in cui sono attivate. Chiaramente finché ci sono pezzi di pensioni retributive in pagamento, l'età pensionabile incide perché il sistema non è equo. Quello che avrebbe dovuto fare il governo, ma non se ne parla, invece era ritornare indietro sull'idea di prevedere l'aumento delle tappe pensionabili per chi sta interamente nel contributivo.
Perché?
In quel caso l'aumento non ha senso perché c'è il gioco dei coefficienti di trasformazione che tiene conto dell'invecchiamento. Non c'è bisogno di mettere pure quest'altro vincolo, ma è evidente che non c'è un'attenzione né al lungo periodo né a apparenti dettagli tecnici che invece incidono particolarmente.
Si parla anche della possibile modifica al sistema di rivalutazione delle pensioni, che passando dagli scaglioni alle fasce ridurrebbe gli aumenti per chi percepisce pensioni medio-alte. Ci spiega meglio come funzionerebbe e che effetti avrebbe?
Questa è una cosa abbastanza assurda. Noi abbiamo sempre avuto un sistema di rivalutazione delle pensioni incompleto. Nel senso che sugli scaglioni di reddito da pensione è più alta, l'indicizzazione non è completa. È una forma di extra progressività che si applica sulle pensioni, in aggiunta alla progressività sui redditi fiscali. Questo sistema funzionava a scaglioni. Poi per molti anni, solo per esigenze di bilancio pubblico, si è applicata meccanismo più gravosa, quella della progressività per fascia che, a differenza dello scaglione, incide su tutta la pensione. Questo genera chiaramente salti di iniquità orizzontali fra persone che possono avere pensioni di piccoli importi diversi ma soprattutto diventa una penalizzazione ulteriore sui redditi della pensione, che sono già stati molto colpiti dal fiscal drag negli anni passati. A differenza dei lavoratori, i pensionati non hanno recuperato il fiscal drag perché non hanno beneficiato dei vari bonus che sono stati inseriti per i redditi da lavoro.
È un tentativo di recuperare coperture per una manovra povera di risorse?
Certamente. Tutti gli interventi sulle indicizzazioni non hanno nessuna logica teorica concettuale. Nascono solo ed esclusivamente da un bisogno di reperire risorse certe per il bilancio pubblico.