Quota 100, la Cassazione interviene sul divieto di cumulo con redditi di lavoro: cosa cambia per i pensionati
La Corte di Cassazione pochi giorni fa è intervenuta sul divieto di cumulo tra la pensione Quota 100 e i redditi da lavoro, stabilendo che, in caso di violazione, la somma da restituire deve essere pari al guadagno ottenuto lavorando e non all'intera pensione ricevuta.
Il caso del pensionato e la richiesta di restituzione dell'Inps
La vicenda riguarda un pensionato che nel 2020 aveva svolto alcune attività lavorative che l'Inps aveva ritenuto non occasionali. Quota 100 consentiva di anticipare il pensionamento, prima dei 67 anni, a chi possedeva due requisiti fondamentali: aver compiuto 62 anni e aver versato almeno 38 anni di contributi.
Inoltre, bisognava aver accumulato i contributi e compiuto almeno 62 anni d'età tra il 2019 e il 2021.Oggi non si può più fare richiesta ma chi aveva maturato i requisiti in quei due anni ne ha ancora diritto. Il nodo di questa vicenda riguarda i limiti imposti al lavoro retribuito per chi percepisce questa pensione. L’Inps stabilisce che, per accedere a Quota 100, era necessario cessare il rapporto di lavoro dipendente. Inoltre, c'era un limite per quanto riguardava le prestazioni di lavoro autonomo occasionale, che avevano un tetto di 5.000 euro lordi l’anno.
Qualora il limite dei 5.000 euro lordi annui fosse stato superato, il pensionato avrebbe rischiato di dover restituire l’intera pensione ricevuta tramite Quota 100. Nel caso in questione, però, il limite non era stato superato: il problema riguardava la natura continuativa del lavoro svolto, ed è proprio su questo aspetto che la Corte di Cassazione si è espressa pochi giorni fa.
Il pensionato in questione aveva fatto domanda per la pensione anticipata e ne era risultato idoneo, ma nel 2020 avrebbe svolto prestazioni occasionali restando sotto la retribuzione lorda annua dei 5.000 euro, il problema è che secondo l'Inps quelle prestazioni non erano del tutto occasionali, ma continuative nel tempo, quindi violavano i limiti della norma. Accortasi di questo, l'Inps ha chiesto al pensionato che gli venisse restituita tutta la pensione erogata fino a quel momento.
La Cassazione cambia orientamento rispetto al 2024
Sia il tribunale sia la Corte d’appello, i primi due gradi di giudizio, avevano dato ragione all’Inps. Quando però si è arrivati al terzo grado di giudizio, davanti alla Corte di Cassazione, la decisione è cambiata rispetto a quanto stabilito dai due giudici precedenti. Per la Cassazione, infatti, il pensionato non deve restituire l’intera somma ricevuta dall’Inps sotto forma di pensione, ma solo l'importo corrispondente al guadagno ottenuto con il lavoro svolto durante il periodo in questione.
La Cassazione ha poi spiegato che, chi percepisce la pensione Quota 100 non può, ricevere contemporaneamente anche uno stipendio da un altro lavoro, ma se il pensionato viola questo divieto, non deve perdere tutta la pensione ricevuta, quindi, l’importo della pensione deve essere ridotto di una somma pari a quanto ha guadagnato lavorando. Questo si percepisce come un cambio di direzione, rispetto a quanto la stessa aveva stabilito nel 2024, imponendo la restituzione dell'intera pensione nonostante il diretto interessato aveva lavorato soltanto per alcuni mesi. 2 anni fa l'Inps aveva chiesto di restituire circa 11.267 euro di pensione, mentre il reddito netto ottenuto dal lavoro era di circa 4.393 euro.