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4 Dicembre 2022
11:11

Open Arms, il video del sommergibile al centro del processo a Salvini: cosa emerge da quelle immagini

Processo Open Arms: secondo la difesa le immagini riprese dal sommergibile della Marina proverebbroe “un comportamento anomalo nelle operazioni di soccorso”. Per l’accusa, invece, sarebbe un’ulteriore prova delle condizioni drammatiche in cui si trovavano i migranti soccorsi dalla Ong spagnola: senza quell’intervento il barchino sarebbe affondato.
A cura di Annalisa Girardi
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Il video del sommergibile "Venuti" della Marina militare è al centro del processo Open Arms in cui Matteo Salvini, allora ministro dell'Interno, è imputato per sequestro di persona. Secondo la difesa il filmato proverebbe "un comportamento anomalo nelle operazioni di soccorso". Per l'accusa, invece, sarebbe un'ulteriore prova delle condizioni drammatiche in cui si trovavano i migranti soccorsi dalla Ong spagnola.

Una settantina di persone su un barchino alla deriva, ha sottolineato il pm. Per Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e legale di Salvini, quelle immagini sarebbero un problema anche in quanto non sono mai state depositate affinché anche la difesa potesse vederle. Parla di "materiale importante" che non è stato "mai offerto alla valutazione dei giudici" e che attesterebbe "un comportamento anomalo della Open Arms". Precisamente un "anomalo cambio di rotta della nave" in seguito di "un dialogo tra una persona a bordo della Open Arms e un soggetto non ben identificato su un'altra imbarcazione", emerso da un'intercettazione.

E ancora: "Non siamo stati messi in condizioni di difenderci", prosegue Bongiorno. Il pm Gery Ferrara però replica: "Quel materiale lo abbiamo depositato noi quando ne abbiamo avuto cognizione". Non solo: il filmato sarebbe un'ulteriore prova delle terribili condizioni in cui versava il barchino soccorso dall'equipaggio della Open Arms. Senza quel soccorso sarebbe affondato, afferma l'accusa.

La difesa di Salvini punterà tutto su presunti accordi tra Ong e scafisti. La prossima udienza è fissata per il 13 gennaio, quando saranno chiamati a deporre anche l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e gli ex ministri Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese. Sono già stati sentiti, invece, gli ex ministri Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta: entrambi hanno messo in chiaro come fu Salvini a negare per giorni lo sbarco ai 147 profughi soccorsi dalla Open Arms nell'agosto del 2019.

Nell'aula bunker di Palermo sia Toninelli che Trenta hanno affermato che spettasse all'ex titolare del Viminale indicare il porto sicuro di sbarco: "Il divieto di ingresso della Ong l'ha deciso il ministro dell'Interno, era sua competenza". Trenta, allora ministra della Difesa, parlando del provvedimento voluto da Salvini, ha precisato: "Dopo l'annullamento da parte del Tar mi rifiutai di controfirmare. Non c'erano novità e le condizioni a bordo erano peggiorate. Le nostre battaglie non potevano pesare sulle vite dei più fragili, i diritti umani vanno sempre rispettati".

Sulla stessa linea Toninelli, all'epoca ministro dei Trasporti. Che ha aggiunto, sottolineando come Salvini avesse agito da solo: "Il Consiglio dei ministri del Conte 1 non ha mai affrontato i temi degli sbarchi e dei ricollocamenti. Ha detto il falso l'ex collega Bongiorno, all'ordine del giorno non fu ai posto l'argomento e non ci furono riunioni riservate".

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