
Tranquilli, li conosciamo: oggi condannano Ben Gvir, ma sappiamo già cosa succederà perché l'abbiamo già visto accadere.
Giorgia Meloni e il suo Governo puntano alla normalizzazione della violazione dei diritti umani, dopo una circoscritta "condanna pubblica per Ben Gvir" che sta già diventando irrisione per le vittime. Del resto è già accaduto con la prima Flotilla, ed è accaduto anche direttamente contro di me. Termini come "Bitini" e "piscia seduto", il loro utilizzo ripetuto, costante sotto ogni mio scritto sui social, come un manganello tonfa durante il G8 di Genova, hanno caratterizzato il tempo dalla mia liberazione dal carcere israeliano fino a oggi.
Ma la normalizzazione della violazione dei diritti umani da parte del Governo italiano era già partita durante il nostro rapimento, con il depotenziamento delle parole. Non erano in grado di dire "non è vero", perché non avevano colpito soltanto me, ma centinaia di persone provenienti da tante parti del mondo. E allora insinuavano i dubbi sulla forza con cui mi avevano colpito, dove mi avevano colpito, se avevano lasciato il segno oppure no. I giorni di prognosi e poi le risate, l'accusa di "esagerare un po'" e comunque di esserci "mangiati gli aiuti umanitari ammesso che ci fossero".
Si è sempre trattato di una strategia, non tanto quella della dimenticanza, ma una strategia per rendere il male possibile, addirittura giusto. Se riescono a normalizzare ogni azione violenta – devono aver pensato – smetteremo di scandalizzarci per ogni violazione dei diritti umani, e in definitiva la pianteremo di ricordare le complicità del Governo italiano in questo genocidio.
Giorgia Meloni, nel giorno del ritorno degli ostaggi italiani ancora con i segni sul corpo e nella mente, non li ha accolti, ricevuti, curati, non ha neanche scritto un pensiero su di loro. Però sui suoi social sono usciti tre post sul suo intervento di ieri alla Coldiretti. Importante la Coldiretti, per carità, però avevano appena rilasciato qualche decina di ostaggi italiani con segni di tortura, non so se mi spiego.
E mentre le ecchimosi si assorbiranno, molte ma non tutte, l'ipocrisia si siederà ancora una volta sul trono, a pancia piena e lei davvero senza segni di tortura.
La storia è andata così: dalle parti del Governo italiano prima hanno circoscritto la colpa al ministro israeliano Ben Gvir, un modo per poter continuare a relazionarsi con il Governo israeliano senza ripercussioni, e perciò proseguire con passaggi di armi e accordi commerciali. Insomma hanno ridotto gli accadimenti alla responsabilità di "qualche mela marcia", una storia già sentita, fa anche a voi quest'effetto, vero? E così facendo siamo arrivati già nei pressi del "sapevano a cosa andavano incontro" e del "se la sono cercata". Non lo diranno mai gli esponenti di primo piano del Governo, lo lasceranno dire alle seconde file e a chi li vota. Loro aprono lo spazio, poi il lavoro sporco lo lasciano come sempre alla manovalanza che ama poi sceglierli nella cabina elettorale.
La Global Sumud Flotilla, ancora una volta, è riuscita a farci parlare di Palestina e a mostrarci la Luna infuocata. La Flotilla ha cambiato l'orizzonte, ha ridefinito il paesaggio. Sapevamo del genocidio in corso, la Flotilla non è occorsa per dirci quello che accade, ma quello che possiamo fare.
Non riusciremo, noi con qualche barca scassata e tanta buona volontà, a cambiare il corso della Storia. Non riusciremo, noi che saltiamo il lavoro per andare nelle piazze, a divertere dalle strade tracciate dai Governi. Però, però, però. Possiamo usare le consapevolezze acquisite, e possiamo usare l'evidenziatore sulla Storia attraverso il nostro tempo e i nostri corpi. Questo possiamo fare. Possiamo, dopotutto, ancora cambiare la Storia, o almeno un suo pezzo. Niente di più, niente di meno.