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Flotilla, la notte di Carotenuto (M5s): “Al freddo tra i feriti, i soldati israeliani ci tenevano svegli”

L’intervista di Fanpage.it a Dario Carotenuto, parlamentare del Movimento 5 stelle che era a bordo dell’ultima spedizione della Global Sumud Flotilla per Gaza. Dal racconto dell’attacco israeliano alle condizioni nella nave-prigione in cui sono stati rinchiusi gli attivisti, fino all’appello del governo: “Sanzioni della comunità internazionale a Israele”
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A cura di Luca Pons
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Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 stelle, è l'unico parlamentare italiano che si è unito all'ultima spedizione della Global Sumud Flotilla per Gaza. Dopo l'assalto israeliano alle barche della Flotilla, Carotenuto è stato picchiato e trasportato insieme agli altri in un container, dove i militari israeliani hanno continuato a tormentare gli attivisti. In una conversazione con Fanpage.it e altre testate, il parlamentare racconta la sua esperienza. Ricordando che "non deve mai passare in secondo piano" ciò che sta succedendo "da anni a un popolo inerme. Fino a quando continuerà, e gli occhi del mondo non guarderanno, vedrete che la Flotilla ci sarà per riportare l'attenzione su Gaza. Perché non è accettabile, e perché quello che sta accadendo là domani può accadere ovunque".

I compagni della Flotilla appena liberati: "Vorrei riabbracciare tutti"

Il primo pensiero va agli altri attivisti, che sono stati liberati alcune ore dopo di lui: "Io vorrei riabbracciare tutti, sto tenendo i contatti per capire se ci possiamo rivedere quanto prima a Roma e non vedo l'ora di portare tutti gli italiani in Parlamento. Si è creato uno spirito di comunità e di solidarietà molto bello per tutti quanti. Anche solo negli sguardi, perché poi con molti non parlavamo la stessa lingua. Ma eravamo tutti uniti in modo molto profondo da un sentimento comune".

Carotenuto racconta che l'equipaggio della Flotilla era "convinto di arrivare a Gaza, ne parlavano con certezza. Sono determinati e hanno un'organizzazione veramente incredibile. Per esempio, dopo la prima giornata in cui abbiamo beccato mare grosso, ci si è divisi in funzione del fatto che i tecnici potessero risolvere i problemi di tutte le barche che andavano in un porto e gli altri nell'altro. Sono persone davvero competenti che mettono a disposizione i loro talenti per la causa".

L'aggressione israeliana e le condizioni nella nave-prigione

Poi l'attacco israeliano. Tutti quanti sono stati trasportati "prima in una sorta di panic room", dove molti sono stati picchiati e hanno subito abusi. Lo stesso Carotenuto ha ricevuto un pugno in faccia: "Per diversi minuti ho avuto la vista appannata da un occhio. E molti degli altri che erano a bordo potranno raccontare delle fratture che hanno subito".

In quel momento "ci hanno bagnato e tolto i vestiti, qualcuno aveva la canottiera, qualcuno era in mutande". I prigionieri – questo erano, di fatto – sono stati divisi in tre container: "C'erano sei bagni. Senza acqua, senza possibilità di lavarsi, senza carta igienica, senza niente, erano solamente bagni chimici con la sporcizia accumulata di più giorni".

Qui Carotenuto e gli altri hanno passato la notte. Non c'erano letti: "Eravamo uno addosso all'altro, a cercare delle posizioni, io distendevo il piede sotto un che magari accavallava un po' le gambe, curvavo la schiena per non finire addosso a un altro". Il tutto con un "freddo difficile da descrivere".

Il freddo, i soldati israeliani e i medici della Flotilla

Pensandoci a posteriori, il pugno ricevuto è stato "scioccante", ma la parte più dura è arrivata dopo. "C'era un freddo pazzesco e io avevo la maglietta umida". L'aiuto è arrivato dal personale sanitario della Flotilla: "Là dentro c'erano persone meravigliose, sequestrate insieme a noi: un'infermiera a un certo punto ha visto che ero sotto shock, prima che mi parlasse lei non mi ero neanche accorto che avevo la maglietta bagnata".

Medici e infermieri hanno diviso gli attivisti nei tre container: "In uno c'era chi stava bene, in un altro i codici gialli e nell'ultimo i codici rossi. Mi hanno messo nei codici rossi; magari avrà influito anche il fatto che sono parlamentare, non lo so, ma c'erano altre persone conciate veramente male. Ovviamente il personale sanitario non aveva bende né altro, si strappavano i vestiti per fare bende".

Carotenuto ricorda "un uomo turco, sulla cinquantina, che aveva una benda sull'occhio. Teneva sempre il volto basso, cercava un po' di sole, come a cercare un po' di pace che evidentemente non trovava". E un altro: "Un inglese o irlandese, ben oltre la sessantina, tremava dal freddo, batteva i denti. C'erano tanti anziani che erano messi molto male. Lì ho pensato: è incredibile che persone del genere si siano imbarcate in questa missione. Io non sono veramente nessuno, loro sono straordinari, alzo le mani di fronte a questa umanità meravigliosa".

La notte è stata lunghissima: "Dovevamo dormire in quelle condizioni, uno sopra l'altro. Si gelava. Dalla porta aperta entrava vento. Ogni tanto provavo a allungare il gomito per sentire un contatto e un po' di calore di una persona. E anche quel poco di calore, cosa non era in quel momento. È stato molto umiliante". Come se non bastasse, "spesso i soldati israeliani passavano con delle luci stroboscopiche potentissime per tenerci svegli, una luce che illuminava a giorno anche tenendo gli occhi chiusi. Altre volte passavano facendo rumore lungo tutto il container. Insomma, facevano di tutto per tenerci svegli".

L'appello al governo: "Dopo le parole servono i fatti, sanzioni per Israele"

In quei momenti, il parlamentare ha fatto di tutto per passare il tempo: "Mi cantavo canzoni, mi dicevo che ogni secondo che passava era un secondo che mi avvicinava alla fine di quell'incubo". Con un pensiero ai familiari: "Quando sono partito, con loro l'avevo fatta facile. Gli avevo detto che partivo con un altro collega, anche se sapevo già che non sarebbe più venuto; e ho detto che sarebbe durato due giorni. Il primo giorno, quando il mare era in tempesta, mi sono reso conto di quanto ci sono una serie di variabili che non puoi mai calcolare quando fai una cosa del genere".

Ora che gli attivisti sono sulla via del ritorno a casa, resta la testimonianza politica della spedizione. Una testimonianza che Carotenuto spera "non venga dispersa". Perché, insiste, politicamente serve "il coraggio di mettersi a capofila: non basta un solo Stato per fermare Israele, serve che tutta la comunità internazionale in qualche modo reagisca e cominci con sanzioni progressive. Quello che si è fatto da subito con la Russia. A Gaza i cecchini sparano ai bambini, ci sono droni che uccidono giornalisti, paramedici, medici, e poi si parla del governo israeliano come una grande democrazia. Ma si comporta davvero così un governo democratico? Io ho veramente pena veramente pena per chiunque difenda questo orrore che sta accadendo a Gaza e quello che sta succedendo in Cisgiordania. Com'è possibile questo doppio standard? Com'è accettabile moralmente? Dal governo ho letto tante parole: sono buone, ma se non seguono i fatti sono solo parole".

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