La Corte costituzionale salva la legge Merlin. Le questioni di legittimità costituzionale riguardanti il reclutamento e il favoreggiamento della prostituzione, puniti dalla legge Merlin, sono state ritenute non fondate. La Consulta, riunita in camera di consiglio, ha deciso sulle questioni riguardanti la legge Merlin sollevate dalla Corte d’appello di Bari e discusse nell’udienza pubblica del 5 marzo 2019. La sentenza deve ancora essere depositata, ma intanto l’esito è stato comunicato dall’ufficio stampa della Corte. Le questioni erano state sollevate con riferimento all’attività di prostituzione liberamente e consapevolmente esercitata dalle escort. Il caso nasce in merito al processo sulle escort presentate dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tra il 2008 e il 2009. Il processo barese si è momentaneamente arenato proprio in attesa della pronuncia della Consulta.

La questione sollevata dai giudici sulla prostituzione

Secondo i giudici baresi che hanno sollevato la questione, la prostituzione è un’espressione della libertà sessuale che viene tutelata dalla Costituzione e, per questo motivo, punire chi svolge un’attività di intermediazione tra prostituta e cliente o di favoreggiamento della prostituzione potrebbe compromettere l’esercizio sia della libertà sessuale che della libertà di iniziativa economica della prostituta. Così facendo, inoltre, colpirebbe condotte di terzi non lesive “di alcun bene giuridico”.

Il giudizio della Consulta sulla legge Merlin

La Corte costituzionale ritiene quindi che la scelta della legge Merlin, con la quale si è deciso di configurare la prostituzione come un’attività lecita di per sé ma punendo tutte le condotte di terzi che la agevolano o la sfruttano, non è in contrasto con la Costituzione. Inoltre, la Consulta ha stabilito anche che il reato di favoreggiamento della prostituzione non è in contrasto con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale.