Dice a un poliziotto “lei non sa chi sono io”, ma per la Cassazione non è una minaccia. Assolto 20enne di Gela

Ha apostrofato un poliziotto con la "classica frase", ormai un po' da film, "lei non sa chi sono io", ma per la Cassazione non ha commesso alcun reato. Per la Procura di Gela, il 20enne che aveva apostrofato il poliziotto durante un controllo a un posto di blocco, invitandolo perfino a "togliersi la divisa" per mostrargli con chi avesse a che fare, aveva commesso il reato di minaccia. Per la Cassazione però quelle frasi sono "generiche e prive di un effettivo contenuto minatorio". Si tratta, insomma, di "ingiurie volgari" e per questo la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Procura, confermando la sentenza di assoluzione del tribunale della città siciliana.
Lo scontro tra il 20enne e il poliziotto è avvenuto il 3 luglio del 2024 durante un controllo a un posto di blocco. Il ragazzo avrebbe cercato di fuggire, sgomitando per farsi largo tra gli agenti. Quando è stato bloccato, durante la perquisizione, si è agitato nel tentativo di divincolarsi e far perdere le proprie tracce. I poliziotti lo hanno denunciato scrivendo un'annotazione che era poi approdata in Procura. Nell'annotazione si parlava di resistenza a pubblico ufficiale, dell'atteggiamento minaccioso assunto dal 20enne, che più volte aveva fatto cenno di voler arrivare allo scontro fisico, e della frase proferita davanti a un poliziotto per incutergli timore.
Durante il processo con rito abbreviato, il 20enne era riuscito a cavarsela con l'assoluzione. La Procura aveva fatto ricorso, sottolineando invece che vi fosse il reato di minaccia aggravata. Per la Cassazione, il giovane non è stato collaborativo, ma non ci sono stati atti violenti nei confronti dei poliziotti e l'assoluzione è stata resa definitiva. Per il giovane, dunque, sono cadute tutte le accuse, comprese quelle di minaccia e intimidazione nei confronti degli agenti.