Dino Carta ucciso a Foggia, l’appello della moglie: “Mi ha detto: ’10 minuti e torno’. Chi sa parli”

È passata ormai quasi una settimana dalla morte di Annibale “Dino” Carta. Ad oggi ancora non c’è una verità su chi abbia premuto il grilletto né, soprattutto, sul perché. In questo vuoto, fatto di ipotesi e verifiche ancora in corso, restano le parole della moglie, Sara Traisci. Sono quelle che più di tutte segnano il racconto di questi giorni.
“Chiedo a Foggia e ai suoi cittadini, che sono persone oneste e generose, di dimostrare anche tutto il loro coraggio e di testimoniare”. L’appello è stato affidato al suo legale, l’avvocato Michele Vaira. Un invito diretto a chiunque possa aver visto qualcosa: parlare, anche di un dettaglio minimo.
Dino Carta, 42 anni, personal trainer, è stato ucciso la sera di lunedì 13 aprile nei pressi della sua abitazione, in via Caracciolo. Era uscito per una breve passeggiata con il cane. “Lui era felicissimo di essere tornato prima a casa. Mi ha detto dieci minuti e torno, il tempo di portare Maya e stiamo assieme”, ha raccontato la moglie al Tg1. Non è più rientrato.
Quattro colpi di pistola hanno interrotto quella quotidianità semplice. Con Sara aveva da poco festeggiato i dieci mesi della loro bambina. Aveva anche un’altra figlia di 12 anni, nata da una precedente relazione.
“Un marito, un uomo d’oro”, dice ancora la moglie. E insiste su un punto preciso: “mio marito non ha mai avuto nemici”. Preparatore atletico, impegnato anche come ministrante nella parrocchia di San Francesco Saverio, una vita senza segnali evidenti che potessero far pensare a un epilogo del genere.
Voglio capire io perchè hanno fatto male ad una persona che non ha mai fatto male a nessuno e perchè non dovesse essere più insieme alle sue figlie”.
Poi un nuovo appello, ancora più esplicito: “Io spero che ci sia meno omertà e ci sia più coraggio. Se qualcuno ha visto qualcosa, se qualcuno sa un minimo particolare, di poterlo dire alle forze dell’ordine per fare chiarezza e dare giustizia a Dino”. Il futuro, aggiunge, proverà ad affrontarlo “con l’aiuto del Signore”.
Sul fronte delle indagini, gli investigatori stanno cercando di identificare un uomo con il cappuccio ripreso da una telecamera mentre transita in bicicletta elettrica pochi secondi prima degli spari. Non è ancora certo che sia lui l’autore dell’omicidio, ma resta un elemento centrale.
Tra le piste prese in esame c’è anche un episodio del 2023: la morte di un 28enne precipitato da un’impalcatura nello stesso stabile della famiglia Carta. Il caso fu archiviato come incidente, senza segni di violenza sul corpo. Ora quel fascicolo è stato riaperto per ulteriori verifiche, con l’ipotesi – tutta da accertare – che possano esserci stati risentimenti nei confronti della famiglia di Dino.
Restano sul tavolo anche altre possibilità, come quella di un presunto litigio nei giorni precedenti, oppure una dinamica suggerita da un audio acquisito dagli investigatori: urla, spari e forse un tentativo di intervento da parte di Dino in una discussione tra altre persone. Elementi che dovranno essere verificati.