Scontri a Milano del 17 e 18 ottobre

“In piazza nessuno cercava il morto”: racconto di una studentessa alla vigilia dei cortei in Italia e Francia

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A Fanpage.it il racconto di Sophie Official-Deguy Bardina, studentessa italo-francese che ha partecipato al corteo del 6 ottobre a Parigi e alla manifestazione del 17 ottobre a Roma: “I salari bassi influiscono sulla vita di studenti e lavoratori, portando allo sfinimento. Penso che le tensioni di questi giorni siano simboliche: lo sfascio della vetrina di un’azienda multimiliardaria viene strumentalizzato dai media, ma a quell’azienda interessa fino a un certo punto”.

Domani, 24 ottobre, in Francia sono attesi 500mila manifestanti in piazza, e si temono nuovi saccheggi e violenze per le strade. È l'"atto II" della mobilitazione sociale, che vedrà marciare ancora insieme gli ex gilet gialli e gli studenti, contro il carovita e per una scuola migliore.

I servizi francesi evocano il rischio di "attacchi agli edifici pubblici e ai simboli dello Stato" e "saccheggi dettati dall'opportunismo", di chi approfitta del caos. Oggi il presidente Macron riceve all'Eliseo studenti delle scuole superiori e rappresentanti di organizzazioni studentesche per "ascoltare le loro rivendicazioni e preoccupazioni", dopo gli scontri. È la prima volta dall'inizio delle contestazioni a metà settembre che Macron si confronta di persona con i rappresentanti degli studenti. Ci si domanda se questo basti a stemperare la tensione alla vigilia della grande mobilitazione di massa.

Ma anche in Italia domani sono previsti cortei, dopo la guerriglia urbana dello scorso weekend a Milano e dopo il varo da parte del governo di misure restrittive per i cortei, un altro decreto Sicurezza, che ha introdotto un nuovo reato, quello di ‘partecipazione violenta a manifestazioni', oltre all'estensione del fermo preventivo ai minori per i luoghi della movida. "Il ministro dell'Istruzione Valditara, rivolgendosi agli studenti, ha voluto sottolineare che "Non è sfasciando e occupando che si migliora la scuola italiana".

Ma neanche rispondere alla violenza con altra violenza, reprimendo il dissenso politico con il pugno duro, sembra essere una strategia costruttiva per rispondere al disagio e a fermare le mobilitazioni. Che continueranno, come ci spiega Sophie Official-Deguy Bardina, che è partita con altri studenti insieme alla delegazione di Rete degli Studenti per partecipare alle rivolte dei licei in Francia, in segno di solidarietà.

Sophie, italo-francese, classe 2008, della segreteria provinciale della Rete degli Studenti Medi di Viterbo, frequenta il liceo scientifico all'IISS Carlo Alberto Dalla Chiesa di Montefiascone. Ha partecipato alla manifestazione del 17 ottobre a Roma e con la sua organizzazione prenderà parte allo sciopero internazionale studentesco del 20 novembre. Pur condannando gli atti vandalici dello scorso weekend, ci tiene a evidenziare che le tensioni nascono da una profonda esasperazione sociale, da violenze economiche e problematiche irrisolte. Per questo continuerà a protestare pacificamente contro il carovita, il caro-scuola e le difficoltà economiche che le famiglie incontrano quotidianamente. Quelli che protestano in piazza sono i figli delle famiglie del ceto medio impoverito, sono i figli degli stranieri che pur lavorando da anni in Italia non possono offrire una vita dignitosa ai loro ragazzi.

Studenti italiani in contatto con i ragazzi delle proteste francesi

Contattiamo Sophie al telefono, per farci raccontare cosa ha visto e quali sono i punti di contatto tra le manifestazioni studentesche in Italia e in Francia. "Siamo partiti per la Francia il 6 ottobre e abbiamo preso parte allo sciopero partito da Place de la République e arrivato a Place de la Nation. Da settimane studenti e studentesse sono scesi in piazza per rivendicare il diritto allo studio, denunciando problematiche che riguardano edifici fatiscenti e il 10% delle ore scolastiche totali che viene perso a causa della mancanza di insegnanti. La protesta è sfociata prima nelle periferie parigine, dove i licei e gli istituti superiori hanno denunciato una divisione tra i licei del centro di Parigi e quelli delle banlieue, una divisione tra licei di Serie A e di Serie B. Le loro rivendicazioni sono le stesse che portiamo avanti da anni. Noi in Italia abbiamo gli stessi problemi. Lo stesso vale per i lavoratori e le lavoratrici scesi in piazza a fianco degli studenti per denunciare il carovita, le condizioni poco dignitose, il costo della benzina alle stelle e i salari bassi a fronte di un costo della vita in continuo aumento", ci dice Sophie, raccontando che con alcuni colleghi è in contatto con l'USL (Union syndicale lycéenne) il principale sindacato studentesco delle scuole superiori in Francia. "La comunicazione con i dirigenti del sindacato francese prosegue".

Alla luce degli scontri a Milano, dove il governo invierà 500 militari, che "garantiranno l'ordine pubblico anche con Lince e droni", la prima cosa che nota è la distrazione mediatica creata da decreti politici strumentali. "Ci sono stati momenti tensione, che sono poi degenerati – ammette – Ritengo però che l'attenzione pubblica si stia spostando troppo su una vetrina rotta a Milano piuttosto che concentrarsi sulle migliaia persone scese in piazza. Anche in Francia il 6 ottobre c'è stata una forte repressione della polizia a fine corteo, ma i manifestanti sono sempre rimasti solidali fra di loro e compatti. La stessa cosa si è vista in Italia il 16 ottobre, mentre il 17 a Roma alla manifestazione della Via Maestra a cui ho partecipato non ci sono state affatto tensioni".

"Le famiglie non arrivano a fine mese, anche questo è violenza"

"I cittadini italiani subiscono continue violenze che portano all'esasperazione. La violenza non è solo fisica, ma è anche quella materiale ripetuta nella vita di ogni giorno – sottolinea Sophie – Le rivendicazioni che portiamo in piazza riguardano le violenze quotidiane che viviamo: famiglie che non arrivano a fine mese, dover pagare 500 euro all'anno per i libri scolastici o non riuscire a spostarsi perché la benzina costa troppo".

E cita l'Unione degli Universitari che si è mobilitata con le tende davanti a Montecitorio e a Piazza del Popolo per denunciare il caro-affitti. La Rete Studenti Medi non giustifica le violenze e le condanna ma rileva "che le tensioni sono causate dall'esasperazione e dalle promesse non mantenute".

Per il vicepremier Salvini i manifestanti a Milano "cercavano il morto": "Quella del ministro è una frase molto infelice – dice Sophie – Le 100.000 o 200.000 persone in piazza non cercavano affatto il morto, ma cercavano risposte e cambiamenti seri che il governo non dà da anni".

"I salari bassi influiscono sulla vita di studenti e lavoratori, portando allo sfinimento. Penso che le tensioni di questi giorni siano simboliche: lo sfascio della vetrina di un'azienda multimiliardaria viene strumentalizzato dai media, ma a quell'azienda interessa fino a un certo punto. Al contrario, ci sono famiglie che hanno difficoltà a mandare i figli a scuola per il costo dei trasporti o dei libri, con un alto tasso di dispersione scolastica nelle superiori. Il governo questo autunno ha sviato l'attenzione dal carovita e dal rincaro della benzina introducendo a settembre il decreto legge Valditara sul tetto massimo per gli studenti stranieri, un decreto razzista che ha polarizzato il dibattito, distogliendo l'opinione pubblica dai problemi reali della scuola e del Paese".

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