No Meloni Day, studenti in piazza in tutta Italia contro il governo: “Facciamo come in Francia”
40 piazze, centinaia di migliaia di studenti in sciopero e uno “tsunami di occupazioni” per il No Meloni Day, la manifestazione nazionale contro il governo e “la scuola-caserma”. Sono i numeri e le parole d’ordine diffuse dall’Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), che ha lanciato la mobilitazione, anche se poi in ogni città nel corteo sono confluite sigle e frazioni diverse della sinistra movimentista.
Gli studenti protestano per la condizione degli edifici scolastici, il carovita e l’aumento delle spese militari; in una formula, le piazze chiedono più soldi per la scuola e meno per le armi. Osa vuole anche il ritiro del decreto del ministro Valditara, che fissa un tetto del 30% per gli studenti stranieri nelle classi.
La mobilitazione, mappando fonti e cronache locali, avrebbe coinvolto almeno 15 città: Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Padova, Mestre, Treviso, Vicenza, Cagliari, Bari, Siracusa, Legnano e Parabiago. Però nasce oltre confine, nelle banlieue di Parigi e a Puerta del Sol, il cuore di Madrid. Perché nelle piazze italiane, tra cori contro Vannacci e disordini con la polizia, si grida anche “Facciamo come in Francia”.
No Meloni Day a Roma, gli studenti arrivano davanti al ministero dell'Istruzione
A Roma il corteo è partito dalla stazione della metro di Cavour intorno alle 9:30 di oggi. I manifestanti hanno sfilato lungo Via dei Fori Imperiali: un fiume in piena con il Colosseo sullo sfondo. I promotori parlano di 20mila partecipanti. Ci sono studenti del Cavour, del Virgilio, del Newton e dell’Enzo Rossi, che nei giorni scorsi sono stati occupati; durante la traversata vengono bruciate le bandiere degli Stati Uniti d’America e di Israele. In via Marmorata alcuni manifestanti a volto coperto hanno rovesciato cassonetti sulla carreggiata e lanciato petardi.
Gli studenti hanno attraversato il centro storico e, intorno a mezzogiorno, hanno raggiunto il ministero dell’Istruzione. Davanti alla sede in viale Trastevere si erano schierati poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa; qualcuno ha lanciato petardi contro l’edificio. “Valditara esci dal palazzo” e “vogliamo più aule, non più bombe”, hanno gridato i manifestanti.
A Milano il corteo contro il tetto agli studenti stranieri
“A scuola nessuno è solo” è lo slogan che ha portato migliaia di studenti nelle piazze di Milano. Il corteo è partito da largo Cairoli; la manifestazione ha contestato soprattutto le nuove regole sull’inserimento degli alunni stranieri nelle classi. I ragazzi hanno chiesto anche trasporti meno costosi e l'introduzione dell'educazione sessuale e affettiva nelle scuole. I manifestanti hanno attraversato piazza della Scala, dove hanno rivolto cori contro il sindaco Giuseppe Sala, prima di proseguire verso la Prefettura. Qui hanno organizzato un'azione dimostrativa, bruciando alcuni cartelli e striscioni.
"Fuori i razzisti dalle scuole" è uno degli slogan più ripetuti. Gli studenti del collettivo Caravaggio hanno denunciato il costo dei libri di testo e contestato la scelta del governo di intervenire sulla presenza degli alunni stranieri anziché sui problemi economici e strutturali degli istituti. Nella manifestazione sono comparse anche bandiere palestinesi e striscioni contro l'aumento della spesa militare.
Torino, bruciato un carro armato di cartone: uova contro la polizia
A Torino la manifestazione arriva dopo quasi due settimane di occupazioni e proteste che hanno coinvolto numerosi istituti superiori. Migliaia di studenti si sono radunati in piazza XVIII Dicembre, dopo essere partiti da diverse scuole della città, per poi attraversare il centro al grido di "Dieci, cento, mille occupazioni" e "Giorgia Meloni devi andartene".
Prima della partenza del corteo, alcuni manifestanti hanno imbrattato di vernice rossa immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Giuseppe Valditara e Guido Crosetto e della segretaria del Pd Elly Schlein. Davanti alla sede dell'Ufficio scolastico regionale, in corso Vittorio Emanuele II, sono state lanciate uova contro gli agenti di polizia schierati in tenuta antisommossa. Poco dopo gli studenti hanno dato fuoco a un carro armato di cartone, per contestare le spese militari: "Noi la guerra non la paghiamo".
Le tensioni seguono gli episodi dei giorni precedenti, quando alcuni gruppi di giovani a volto coperto avevano danneggiato diversi istituti scolastici. Giovedì un diciassettenne è stato arrestato e un carabiniere è rimasto ferito; il ministro Valditara ha dichiarato che chi distrugge deve risarcire i danni.
Anche il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, è intervenuto con un appello agli studenti. Ha riconosciuto il loro diritto di manifestare, chiedendo però di isolare chi ricorre alla violenza, perché gli scontri rischiano di spostare l'attenzione dai problemi della scuola.
A Verona incendiati cinque cassonetti davanti a una scuola
A Verona la mattinata è stata segnata da un episodio distinto dai cortei del No Meloni Day. Davanti all'istituto statale Giorgi, nel quartiere di Veronetta, un gruppo di studenti ha incendiato cinque cassonetti e un monopattino dopo aver lanciato alcuni petardi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia.
Secondo le prime ricostruzioni, l'azione sarebbe stata organizzata attraverso una chat per protestare contro alcuni provvedimenti disciplinari adottati dalla dirigenza dopo una serie di risse avvenute nell'istituto. Il Fatto Quotidiano riferisce che dieci studenti sono stati fermati dalla Questura. L'episodio, quindi, non risulta direttamente collegato alla mobilitazione nazionale contro il governo.
Le altre manifestazioni da Bologna a Firenze, Venezia e Cagliari
La protesta coinvolge anche numerose altre città. A Bologna, gli studenti hanno organizzato blocchi davanti a diversi licei prima di raggiungere l'Ufficio scolastico regionale, dove alcuni manifestanti sono entrati nell'edificio ed è stato rotto un vetro. Un altro gruppo ha dato vita a un corteo non autorizzato diretto verso la stazione ferroviaria, dove si sono verificati momenti di tensione con la polizia, con lanci di bottiglie e fumogeni. I manifestanti chiedono maggiori investimenti nell'istruzione e contestano le politiche del governo.
A Firenze oltre duemila studenti di almeno quindici scuole superiori si sono ritrovati in piazza San Marco. Tra gli striscioni esposti, "Qui nessuno è straniero" e "Se ci togliete il futuro, noi vi blocchiamo il presente". Anche in questo caso, al centro della protesta ci sono il decreto Scuola, le condizioni degli istituti e la precarietà degli insegnanti.
Manifestazioni anche in Veneto. A Venezia il corteo ha raggiunto e bloccato la sede dell'Ufficio scolastico regionale. A Padova gli studenti sono scesi in piazza dopo le perquisizioni eseguite il giorno precedente nei confronti di alcuni minorenni sospettati di preparare disordini. A Treviso, circa 300 ragazzi hanno attraversato il centro cittadino con la manifestazione Generazione Fuoriclasse, chiedendo interventi sugli edifici scolastici, più sostegno psicologico e trasporti migliori. Alcuni studenti del liceo Canova hanno scavalcato le recinzioni per unirsi al corteo, sostenendo che le uscite fossero state chiuse. A Vicenza, circa 500 studenti, oltre mille secondo gli organizzatori, hanno protestato soprattutto contro i disservizi dei trasporti pubblici.
A Genova Osa ha organizzato un corteo partito da piazza De Ferrari, con lo striscione "Soldi alla scuola non alla guerra". A Cagliari circa 600 ragazzi si sono radunati in piazza Garibaldi per raggiungere il Consiglio regionale, chiedendo interventi contro il degrado degli edifici scolastici. Cortei documentati anche a Bari e Siracusa.
Per Osa la giornata rappresenta un passaggio di una mobilitazione destinata a proseguire. Il collettivo ha già annunciato l'intenzione di partecipare allo sciopero generale del 30 ottobre, indetto dal sindacato Usb, per unire le rivendicazioni degli studenti a quelle dei lavoratori.