Francia, la protesta per la scuola degenera in scontri con oltre 600 fermi: vertice d’emergenza a Parigi
Una protesta scoppiata tra i banchi di scuola contro il degrado degli istituti e i tagli all'istruzione pubblica che si è trasformata nel giro di poche ore in una profonda crisi di ordine pubblico su scala nazionale. Nel secondo giorno di mobilitazione generale, la Francia si è infatti risvegliata immersa nel caos: dalle banlieue parigine fino a Marsiglia, Nantes, Rouen, Strasburgo e Tolosa, la protesta di liceali e universitari è degenerata in scontri violenti con le forze dell'ordine, incendi dolosi e ripetuti atti di vandalismo. Il bilancio della giornata registra oltre 600 fermi, decine di agenti e pompieri feriti e un clima di altissima tensione che ha spinto il primo ministro Sébastien Lecornu a convocare d'urgenza un vertice di crisi al ministero dell'Interno e a congelare l'agenda di tutti i ministri.
Aggressioni ai presidi, roghi e trasporti paralizzati: la mappa dei disordini
La mappa dell'emergenza attraversa l'intero territorio transalpino. Gli episodi più gravi si sono verificati nel dipartimento delle Bocche del Rodano e in particolare a Marsiglia, dove il personale direttivo del liceo Victor Hugo è stato aggredito all'interno del plesso e cosparso di benzina, mentre un mezzo dei vigili del fuoco è stato accerchiato e dato alle fiamme davanti al liceo Saint-Exupéry. Scene analoghe si sono registrate poi a Nantes, dove l'ingresso del liceo Nelson-Mandela è stato divorato dal fuoco, e in Normandia, dove due dirigenti scolastici sono rimasti feriti durante le proteste davanti agli istituti di Rouen e Petit-Quevilly. Nel Pas-de-Calais un altro preside è stato ricoverato dopo essere stato colpito da un artificio pirotecnico. Per contenere lo spostamento dei gruppi di manifestanti e garantire la sicurezza dei conducenti, le autorità locali hanno così disposto il blocco totale o parziale dei trasporti pubblici in metropoli chiave come Marsiglia e Strasburgo.
Le contromisure del governo e la didattica a distanza per gli istituti a rischio
Dinanzi all'escalation della violenza, l'esecutivo ha attivato una risposta d'emergenza. Al termine della riunione interministeriale a Palazzo Matignon, l'entourage del premier Lecornu ha parlato di un netto mutamento della situazione, virata verso vere e proprie "violenze urbane" che rendono impossibile garantire la continuità didattica in sicurezza. Il ministro dell'Istruzione, Edouard Geffray, ha annunciato che i dirigenti scolastici, d'intesa con i prefetti e i provveditorati, potranno disporre il passaggio immediato alle lezioni a distanza per tutti gli istituti bloccati o danneggiati. In diverse aree critiche, come l'accademia di Aix-Marseille e la città del Havre, decine di scuole hanno già sospeso le attività in presenza. Contestualmente, la sede centrale del governo ha ordinato la cancellazione di ogni viaggio ufficiale dei ministri fino a lunedì per concentrare le risorse delle prefetture sulla gestione dell'ordine pubblico, mentre il ministero della Giustizia ha disposto un vertice con i procureurs généraux per coordinare una risposta penale severa nei confronti dei responsabili degli atti vandalici.
Lo scontro politico: le accuse della maggioranza e la replica della sinistra
La sommossa studentesca ha acceso un feroce scontro politico in vista dei prossimi equilibri elettorali. Dai banchi del governo e dai vertici del centrodestra si levano infatti accuse dirette contro l'opposizione di sinistra radicale. Fonti dell'intelligence citate dal governo e leader di opposizione come Marine Le Pen ed Édouard Philippe sostengono che i blocchi dei licei non siano più un movimento spontaneo, quanto un'azione "orchestrata e strumentalizzata" da La France Insoumise (LFI) e dai suoi deputati per alimentare la sedizione nel Paese. Di contro, il coordinatore di LFI Manuel Bompard e il leader Jean-Luc Mélenchon respingono con fermezza le accuse, parlando di un "movimento spontaneo nato dall'esasperazione per condizioni scolastiche indegne" e accusando l'esecutivo di "cedere al complottismo" e di rispondere con una "sproporzionata violenza di Stato" alle legittime richieste dei giovani.