Le voci dal III Atto della protesta studentesca in Francia: “È in gioco il nostro futuro”

A cura di Giulia Renda
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Rennes, 6 ottobre
Da Parigi a Montpellier, Fanpage.it ha raccolto le voci degli studenti francesi scesi in piazza contro la crisi della scuola pubblica. Tra disuguaglianze, carenza di insegnanti, costi dell’università e tensioni con la polizia, il racconto di chi sta vivendo la mobilitazione nelle strade: “Non è una crisi passeggera, ma un problema strutturale”.

La chiamano "III Atto" la mobilitazione che ha inondato oggi tutta la Francia, in riferimento al movimento dei "gilet gialli" e alla loro tradizione nello scandire tramite diversi atti le mobilitazioni, sottolineando la continuità e la drammaturgia delle proteste. Sulla stessa scia, dal 20 settembre, dopo la prima contestazione nel liceo Saint-Exupéry di Créteil alla periferia sud-est di Parigi, i movimenti studenteschi si stanno organizzando interrompendo le attività del tutto o parzialmente, solo oggi fa sapere Le Monde, 891 scuole dei 3700 licei di tutta la Francia saranno chiusi, bloccati, barricati dagli studenti in protesta.

Il 6 ottobre si stima che circa 256 mila manifestanti siano scesi in strada in tutta la regione, solo a Parigi 56 mila persone. A fianco degli studenti anche i lavoratori del sindacato Fédération Syndicale Unitaire (FSU), che ha indetto per oggi uno sciopero nazionale e i dipendenti del sistema scolastico nazionale. Anche il sindacato che in Francia rappresenta gli agricoltori, ha invitato i suoi iscritti a unirsi ai blocchi stradali con i trattori.

Le voci degli studenti francesi in piazza: "Non è una crisi passeggera, è un problema strutturale"

Fanpage.it ha raccolto alcune voci degli studenti che oggi sono in piazza, in diverse parti della Francia, per chiedere lo stop a un sistema scolastico ormai in crisi da tempo. Eden-Chaya, una studentessa di 17 anni, che frequenta un liceo di Parigi ci racconta che è stata in prima fila per organizzare i blocchi studenteschi nella sua scuola, "Questi tre giorni di mobilitazione sono stati davvero significativi per me. Ciò che mi ha colpito di più è stato vedere come studenti di generazioni diverse si siano uniti. Abbiamo cantato, protestato, realizzato cartelli e condiviso le idee".

Parlando della violenza delle mobilitazioni e dell'eco che stanno avendo in tutta la Francia, aggiunge: "Allo stesso tempo, penso che si debba distinguere tra violenza e rabbia. Alcuni giovani provano una rabbia autentica e, specialmente nelle scuole che versano in condizioni critiche, c'è chi si sente disperato e cerca di attirare l'attenzione sulla propria situazione".

Ma le proteste, spiega Eden-Chaya, non riguardano soltanto la scuola. "L’accesso alle borse di studio e ai sussidi per l’alloggio, così come alle condizioni in cui gli studenti dovranno vivere e studiare, sono altre rivendicazione delle nostre piazze. Per me, tutte queste problematiche sono collegate. Oggi siamo liceali, ma domani saremo noi, in quanto studenti e giovani adulti, a subire le conseguenze delle decisioni che i palazzi del potere prendono oggi".

Le mobilitazioni organizzate coinvolgono diverse città della Francia. Tra queste, Montpellier è una di quelle, in cui la tensione è più alta. Fanpage.it ha intervistato Emeraude, uno studente universitario di 22 anni, al terzo anno di Giurisprudenza. "Ho deciso di partecipare a questa mobilitazione perché ritengo che ciò che sta accadendo vada ben oltre una singola riforma: è in gioco il contesto in cui i giovani sono chiamati a studiare, vivere e costruire il proprio futuro in Francia". Inoltre, Emeraude sottolinea che i temi esplosi con rabbia nelle ultime settimane covino in realtà già da anni, solo la politica ne è stata presa alla sprovvista. "Mi sono diplomata nel 2022 in una scuola pubblica del sud della Francia e questi problemi erano già presenti. A quattro anni di distanza, vedo gli studenti protestare per le stesse ragioni: non è una crisi passeggera, ma un problema strutturale".

Ma il problema per Emeraude non si ferma agli studenti francesi, "C'è poi la situazione degli studenti stranieri, in particolare quelli extraeuropei, che hanno visto restringersi l'accesso agli aiuti abitativi. Per me, tutte queste questioni sono collegate: dalle condizioni delle scuole pubbliche ai costi dell'università, dall'alloggio all'accesso all'assistenza sociale. L'accesso all'istruzione e le possibilità di successo stanno diventando sempre più diseguali. È per questo che ritengo che questo movimento sia una questione di classe".

Studenti e lavoratori insieme in piazza

Eden-Chaya racconta a Fanpage.it il legame che, in questi giorni, si è creato tra studenti e lavoratori: "Sentiamo decisamente una solidarietà tra studenti e lavoratori. In Francia, il 17 ottobre si terrà una grande manifestazione che riunirà lavoratori, giovani, universitari, dipendenti, agricoltori e altri ancora per difendere i propri diritti. C'è quindi la chiara percezione di trovarsi di fronte alle stesse disuguaglianze e agli stessi problemi. In questi giorni abbiamo ricevuto anche un sostegno concreto durante il nostro blocco: esponenti della CGT, lavoratori autonomi e collettivi di lavoratori autonomi di Vanves e Malakoff sono venuti a sostenerci. Anche alcuni sindacati e lavoratori ci hanno contattato direttamente o sono venuti al presidio; si è creato quindi un dialogo reale tra gli studenti più coinvolti e i lavoratori che ci sostengono. Tutti noi desideriamo condizioni migliori, sia che stiamo studiando sia che lavoriamo già. Il loro sostegno è per noi molto importante, perché ci fa sentire ascoltati e dimostra che questa non è una questione che riguarda solo gli studenti".

Scontri e proteste, gli studenti: "C'è uno scollamento con il racconto dei media"

Una solidarietà che oggi si è tradotta in una presenza concreta dei lavoratori accanto agli studenti. La CGT ha annunciato che i propri militanti saranno in piazza anche per "proteggere i liceali", dalla violenza della polizia durante le mobilitazioni.

È in questo contesto che Emeraude racconta anche il clima che si respira nelle piazze e il modo in cui la violenza delle proteste viene rappresentata dai media francesi: "Voglio anche parlare di come la mobilitazione viene raccontata dai media francesi, perché credo ci sia un vero scollamento tra ciò che viene mostrato e ciò che molti di noi stanno vivendo realmente in strada. Non sono affatto d'accordo con l'idea che siano gli studenti a scatenare la violenza: non è quello a cui ho assistito. Sono stato personalmente in strada e ho visto reparti della polizia antisommossa caricare gli studenti e usare la forza per disperderli".

Emeraude cita poi alcuni episodi che, a suo avviso, alimentano i dubbi sul racconto delle proteste. Tra questi c'è quanto accaduto a Reims il 2 ottobre, quando un uomo ripreso in borghese durante una mobilitazione è stato identificato dal procuratore come un poliziotto intervenuto nell'ambito del mantenimento dell'ordine. "Ci sono persino filmati online di poliziotti in borghese e mascherati che, secondo quanto abbiamo visto, lanciano oggetti o compiono azioni che poi rischiano di essere attribuite ai manifestanti".

La situazione è diventata ancora più grave a Lens, dove il 5 ottobre un liceale di 15 anni ha perso una mano dopo l'esplosione di una granata durante una mobilitazione. Sulle circostanze dell'accaduto è stata aperta un'inchiesta dell'IGPN. "Quello che è successo dimostra quanto sia diventata grave la situazione", conclude Emeraude.

Da Lione a Parigi, la protesta continua

La mobilitazione di oggi ha coinvolto, e continua a farlo, molte città francesi. A Lione il corteo principale, che ha riunito oltre 20 mila persone secondo sindacati e prefettura, si è svolto senza incidenti, mentre a Marsiglia, terminata la manifestazione sindacale, migliaia di liceali e universitari hanno continuato a sfilare per le strade del centro. A Clermont-Ferrand studenti, insegnanti, genitori e lavoratori hanno invece dato vita a un corteo di circa 1.500 persone. Più tesa la situazione a Rennes, dove, al termine di una manifestazione inizialmente pacifica, sono stati lanciati lacrimogeni dalle forze dell'ordine.

A Parigi la mobilitazione è ancora in corso. Il corteo, partito alle 14 e stimato tra le 20 e le 40 mila persone, ha incontrato momenti di forte tensione lungo il percorso verso Place de la Nation: le forze dell’ordine hanno utilizzato lacrimogeni per disperdere alcuni manifestanti e, in boulevard Voltaire, è stata incendiata una barricata. La situazione resta quindi in evoluzione, mentre studenti e lavoratori continuano a sfilare nella capitale.

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