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Il nuovo scontro tra Conte e FdI sulla commissione Covid e il caso delle mascherine non idonee

Fratelli d’Italia è tornato all’attacco nei confronti di Giuseppe Conte e del suo ultimo governo, tramite la commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Le accuse ruotano attorno ad alcune forniture di mascherine non idonee, tra le altre cose. L’ex premier si è detto disponibile a rispondere in commissione, anche se in realtà ad oggi le regole parlamentari lo impediscono.
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A cura di Luca Pons
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Il tema non è chiuso, e anzi, probabilmente tornerà a più riprese man mano che la campagna elettorale si avvicina: l'acquisto di mascherine protettive non idonee, avvenuto durante la pandemia da Covid-19, è finito ancora una volta al centro del dibattito politico. Fratelli d'Italia, tramite la commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione del Covid, continua ad attaccare frontalmente Giuseppe Conte. L'ex presidente del Consiglio risponde con toni duri.

A inizio giugno avevamo raccontato di come in commissione fosse scoppiato il caos – con l'opposizione che aveva abbandonato i lavori – alla notizia che il partito di Giorgia Meloni aveva incaricato alcuni suoi consulenti di interrogare dei cittadini italiani all'interno di commissariati di polizia. Una mossa che aveva violato le leggi e i regolamenti parlamentari sul tema, spingendo anche il presidente del Senato La Russa a inviare una lettera in cui chiedeva di rispettare le norme.

Negli ultimi giorni, lo scontro si è riacceso per un'altra delle questioni che ritornano ciclicamente: le forniture di mascherine non idonee, acquistate dall'Italia nel 2020. Un tema su cui in commissione Covid sono già stati chiamati a testimoniare l'ex commissario Domenico Arcuri e molti altri soggetti più o meno competenti o interessati dalla materia.

Il caso delle mascherine comprate dalla Cina, Conte: "Non me ne sono mai occupato"

Negli ultimi giorni il Giornale – la cui proprietà fa riferimento al senatore leghista Antonio Angelucci – è tornato sulla questione riferendo di tre fatture false, da 1,2 miliardi di euro complessivi, per l'acquisto di mascherine non idonee dalla Cina. Un caso su cui c'è già stato un processo, conclusosi a gennaio, secondo il quotidiano con il patteggiamento a 1 anno e 8 mesi di carcere per frode ai danni dell'imprenditore che avrebbe coordinato l'operazione.

Nessuna indagine giudiziaria, finora, ha mostrato alcun collegamento con la politica o il governo Conte. Le accuse di Fratelli d'Italia, però, vanno proprio in questa direzione. Come nella vicenda dell'avvocato Luca Di Donna, ex collega di Giuseppe Conte, che secondo i meloniani avrebbe promesso alle aziende un trattamento di favore da parte del governo giallorosso in cambio di pagamenti altissimi per le proprie consulenze. Su questo, già all'inizio del mese Conte aveva detto di aver deciso di passare alle querele. E oggi ha ribadito ha Repubblica: "Leggendo i giornali come tutti, apprendo che da anni è stato indagato dalla procura di Roma e sono stati passati al setaccio tutti i suoi rapporti professionali, senza neppure un rinvio a giudizio".

Per quanto riguarda le mascherine, l'ex presidente del Consiglio ha dichiarato al quotidiano: "Dal 2021 ho chiarito decine di volte che non mi sono mai occupato di contratti per l’acquisto di mascherine e respiratori, né di quali imprese o professionisti fossero coinvolti", ha detto. E ancora: "Secondo voi è pensabile che un presidente del Consiglio possa pensare ai contratti delle mascherine?". Girando poi l'accusa: "Siamo sicuri che nessun esponente di vertice di Fratelli d’Italia si sia preoccupato di suggerire o raccomandare imprese o professionisti?".

L'audizione di Conte in commissione Covid

Il nodo su cui si torna a più riprese, e su cui FdI insiste da anni, è un'audizione di Giuseppe Conte stesso in commissione Covid. Oggi il leader del M5s ha affermato: "Sono anni che ho dato la mia disponibilità a essere audito, solo che a questa disponibilità non è stato dato alcun seguito. Attendo quindi di sapere la data della mia audizione, perché è in corso un gioco sporco che non posso più permettere. Sono vicende che, da un punto di vista giudiziario, si sono tutte tradotte in un nulla di fatto e che non mi hanno mai nemmeno sfiorato. Eppure FdI continua ad alimentare questo fango diffamatorio".

Va detto che la questione non è così semplice, per quanto riguarda la disponibilità a essere audito. Dato che Conte fa parte della commissione Covid, la prassi parlamentare impedisca che venga anche convocato come testimone. Questo finora è stato il blocco.

Negli scorsi giorni il presidente della Camera Lorenzo Fontana e quello del Senato Ignazio La Russa si sono detti disponibili a convocare le Giunte per il regolamento. Qui si potrebbe cercare una via di mezzo, o comunque una soluzione tecnica per far sì che Conte possa essere audito senza per questo dover rinunciare al posto in commissione. A quel punto, si aprirebbe un nuovo capitolo nello scontro politico sulla pandemia.

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