video suggerito
video suggerito

Cosa ha detto l’ex commissario Arcuri in Commissione Covid: la smentita sulle “famigerate mascherine cinesi”

Domenico Arcuri, l’ex commissario all’emergenza Covid, ha preso la parola davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione del Covid. Arcuri ha risposto soprattutto su uno dei casi che ha attirato le maggiori polemiche: quello delle “mascherine cinesi”, smentendo che siano state acquistate in modo poco trasparente o che non fossero idonee.
Avatar autore
A cura di Luca Pons
Immagine

Domenico Arcuri ha parlato davanti alla commissione Covid delle "famigerate mascherine cinesi". Lo ha fatto "oggi, per la prima volta", stando a quanto ha dichiarato l'ex commissario straordinario incaricato di attuare le misure contro il Covid-19 da marzo 2020 al marzo 2021.

La vicenda delle mascherine cinesi ha infiammato lo scontro in commissione Covid per anni, e in particolare il dibattito si è riacceso nelle scorse settimane. D'altra parte, è noto che la commissione è diventata più che altro un luogo in cui il centrodestra (soprattutto Fratelli d'Italia) può attaccare politicamente la gestione del governo Conte – con lo stesso ex presidente del Consiglio che sarà sottoposto ad audizione il 4 agosto. Oggi a intervenire è stato nuovamente Arcuri, che negli scorsi anni è stato al centro di critiche pesanti e procedimenti giudiziari (terminati con archiviazioni o assoluzioni).

L'annuncio di Arcuri su JC Electronics: "Ho fatto causa civile per danni"

L'ex commissario nella sua testimonianza ha citato uno dei casi più controversi: quello della JC Electronics, azienda dell'imprenditore Dario Bianchi che ha vinto in primo grado una causa contro lo Stato italiano per il presunto blocco irregolare di una fornitura di mascherine. La condanna nei confronti del governo era stata di un pagamento da 250 milioni di euro; invece di fare ricorso in appello, l'esecutivo ha deciso di proporre un accordo privato a Bianchi, che ha così ricevuto 100 milioni di euro per lasciar cadere la causa.

"Per quanto riguarda la JC Electronics", ha detto Arcuri, "penso sia mia dovere informarvi che ho incardinato al Tribunale di Roma una azione civile tesa al risarcimento danni". L'ex commissario, dunque, si muove per vie legali per tutelarsi dalle dichiarazioni fatte da Bianchi – ascoltato più volte in commissione Covid – nei suoi confronti. Arcuri non ha fatto sapere altri dettagli sulla vicenda.

"Nessun monopolio dei consorzi cinesi sulle mascherine"

L'ex commissario straordinario per la pandemia è tornato al periodo della "guerra" contro il Covid, in cui "le procedure ordinarie mostrano tutta la loro tragica impotenza. Pretendere di fermare un'epidemia globale con gli strumenti della ordinaria amministrazione non era solo un'illusione: era una condanna. Avevamo una sola certezza: l'estrema necessità di mascherine, ventilatori polmonari e tamponi. Che semplicemente non c'erano. E che, sino a quel momento, non sapevamo neppure come e dove trovare. Eravamo in guerra, disarmati".

Ha iniziato: "Il 27 aprile 2020 il commissario sottoscrive contratti per acquisire 660 milioni di mascherine chirurgiche da cinque aziende italiane", e "più o meno negli stessi giorni sottoscrive i contratti con i famigerati consorzi cinesi. Questo per confutare la surreale affermazione che a quei consorzi venne garantito una sorta di monopolio, e per smentire la maldicenza che per favorire i suddetti consorzi si era evitato di stipulare con altri produttori, prevalentemente italiani".

Da questi consorzi cinesi, "ormai famigerati, vennero acquistati tra marzo ed aprile 800 milioni di mascherine. Limitandoci per ora solo alle cinque aziende italiane, negli stessi giorni, dalle stesse ne venivano acquistate 600 milioni. Non serve richiamare i lineamenti dell'economia neoclassica per ricordare a questa commissione il significato del termine monopolio", ha detto sarcastico Arcuri. Nei mesi successivi poi furono comprati "oltre 181 milioni di prodotti da venti diverse aziende incentivate dal Cura Italia, tra i quali anzitutto: mascherine chirurgiche, test e tamponi per test molecolari, visiere e occhiali protettivi".

La smentita sulle mascherine "farlocche" e non idonee: "Non c'è più distinzione tra vero e falso"

Arcuri ha contestato anche il fatto che le mascherine comprate dalla Cina non fossero idonee. "Nessuna mascherina farlocca, nessuna eccezione rispetto alla procedura di valutazione del Comitato tecnico-scientifico e nessuna distribuzione di dispositivi non valutati", ha riassunto.

Lo stesso segretario del Comitato, il prefetto Fabio Ciciliano, ascoltato in passato dalla commissione Covid, "non ha mai detto che le mascherine inidonee sono finite nelle corsie degli ospedali o al personale sanitario, non ha mai parlato di dispositivi farlocchi e non ha mai detto che era compito della struttura commissariale fare verifiche sulle mascherine, e quindi segnalare eventuali anormalità all'autorità giudiziaria".

Altra questione erano i presunti pagamenti anticipati per le fornitore dalla Cina: "Il decreto Cura Italia prevedeva tra l'altro la possibilità di disporre pagamenti anticipati anche dell'intera fornitura di mascherine" e di "utilizzare mascherine anche prive del marchio CE. È una cosa che nella pubblica amministrazione è vietata, ma dovete pensare che a quel tempo eravamo all'interno di un canale di mercato di guerra dove di fatto, se non avessimo anticipato i soldi, i dispositivi non sarebbero arrivati".

Per quanto riguarda la qualità delle mascherine, "non era la struttura commissariale a dover valutare i tipi di certificazioni e nulla fu segnalato alla struttura commissariale". Il Comitato tecnico-scientifico "ha analizzato oltre 700 prodotti e ne ha considerati non idonei il 52,7%, oltre la metà", che poi non sono stati acquistati. "Nessuna mascherina farlocca, nessuna forzatura dell'iter valutativo, nessuna distribuzione di dispositivi non validati dal CTS". Questo risulta dagli atti, ma "la distinzione tra fatto e finzione e la distinzione tra vero e falso non esistono più", ha lamentato Arcuri.

Lo stesso concetto è stato ribadito anche per contestare il racconto di una maxi fornitura da 1,25 miliardi di euro di mascherine che sarebbero stati affidati senza gara: "Si trattava di sei contratti e 28 diverse aziende produttrici. Le modalità di pagamento erano assolutamente in linea con le prassi commerciali internazionali e non costituivano forme di pagamento anticipato".

E in ogni caso la legge permetteva di "pagare in acconto anche intere forniture. E senza garanzie. Questa facoltà non venne mai usata dal sottoscritto. Ma anche se l'avesse utilizzata era prevista dalla legge". Questa idea del pagamento anticipato senza nessuna garanzia, però, "è stata una delle pietre miliari nell'operazione di riscrittura, anche recente, della realtà dei fatti".

FdI attacca, le opposizioni: "Smontati anni di favole e bugie con i fatti"

Come era prevedibile, le parole di Arcuri hanno sollevato reazioni dal mondo politico. Fratelli d'Italia ha attaccato, con i capigruppo Malan e Bignami che hanno chiesto un "approfondimento da parte dei presidenti delle Camere" sul fatto che il testo dell'intervento di Arcuri fosse circolato già prima della seduta, mentre invece una testimonianza dovrebbe essere inedita.

Dal campo largo (Pd, M5s, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia viva) è invece arrivata una nota congiunta: "L'audizione in commissione Covid dell'ex commissario straordinario Arcuri smonta anni di favole e bugie attraverso i fatti. Arcuri ha ampiamente chiarito tutti gli aspetti della sua gestione che gli vengono addebitati da chi continua a ripetere le stesse teorie accusatorie da anni, nonostante siano già state più volte smentite dalle sentenze della magistratura. Non sono esistite mascherine farlocche, non sono state pagate in anticipo né in prezzo superiore alla media, non è esistito alcun monopolio cinese, i controlli venivano effettuati e i dispositivi effettivamente non a norma sono stati bloccati dagli organi preposti. È semplicemente vergognoso ripensare a come un'istituzione che rappresenta tutti i cittadini – e che da loro viene finanziata – come la commissione d'inchiesta sia stata piegata ai voleri di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia di gettare fango su chi ha guidato il Paese durante la pandemia, mentre loro facevano il tifo contro l'Italia invitando a non rispettare le regole".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views