Che fine ha fatto Pafundi, il talento che Mancini aveva convocato a 16 anni per farne un manifesto

Simone Pafundi ha un passato radioso alle spalle e un futuro ancora tutto da costruire. E oggi che alla guida della Nazionale è tornato Roberto Mancini vien da chiedersi: che fine ha fatto quel ragazzo che stregò il commissario tecnico? L'Udinese, che è proprietaria del cartellino fino al 2028, lo manderà a giocare (come sembra) a Catanzaro, in Serie B: prenderà il posto di Mattia Liberali che ha spiccato il volo e a Como conoscerà la A, oltre a vivere il sogno a occhi aperti della Champions League.
Pafundi no, magari giù al Sud anche lui troverà quella magia che né il Losanna, né la Sampdoria sono riusciti a dargli così da ritagliarsi finalmente uno spazio nel calcio italiano. E, forse, rivedrà quella maglia azzurra che ‘Mancio' gli cucì addosso in una conferenza scolpita nella storia per la fiducia espressa nei suoi confronti. Stupì tutti quando esclamò: "Le convocazioni nostre sono: primo Pafundi, poi tutto il resto". Tessé le lodi del giovanotto di belle speranze, allora come oggi. Aveva 16 anni all'epoca e l'Italia, che in mano aveva un sacchetto di fichi secchi per aver mancato la qualificazione ai Mondiali, si strinse a coorte per il talento che all'Udinese non ha mai trovato spazio veramente e, invece, il selezionatore metteva addirittura in cima alla lista dei calciatori che avrebbero potuto affrontare la sfida di Euro 2024. A novembre 2022 gli regalò addirittura l'emozione del debutto in Nazionale (un minuto nell'amichevole con l'Albania).

Un anno più tardi lo volle con sé nel gruppo che affrontò le qualificazioni al trofeo continentale. All'orizzonte c'erano le partite con Inghilterra e Malta e quando al ct chiesero, con legittima sorpresa, perché avesse deciso di puntare su un calciatore che a Udine non s'era quasi mai visto in campo (se non per spiccioli di match), lui replicò con fierezza. "Se è qui è perché se lo merita". Mancini sostanziò anche la sua decisione e azzardò: "Pafundi è un vero talento, crediamo in lui, ha qualità incredibili. Ha 17 anni e la speranza è che possa giocare in A e stare in Nazionale per i prossimi 20 anni. Intanto voglio che si alleni con i grandi. Ai miei tempi i campioni alla sua età erano già titolari".
Lui ne sa qualcosa perché ai suoi tempi a un ragazzo forte e tecnicamente dotato bastava ancora mettere il cuore dentro le scarpe per indossare la divisa da titolare e non toglierla mai più. Capitò proprio al ‘Mancio', a Bologna. Ma quella era un'altra storia, un altro calcio. Booby gol, però, la pensa sempre alla stessa maniera tant'è che di recente ha ribadito quel pensiero: "Ripeterei quella frase su Pafundi e i giovani". Poche settimane dopo sarebbe diventato di nuovo ct degli Azzurri, mollati nel momento più delicato (estate 2023) per il ricco contratto propostogli dall'Arabia
Come si sia dipanata la trama, è noto. Quel voltafaccia improvviso lasciò la Nazionale (e Spalletti chiamato in soccorso) in mezzo ai marosi e di Pafundi si seppe più nulla. Sedotto e abbandonato dal ct che aveva visto in lui chissà cosa rispetto ad altri allenatori e ne aveva fatto il manifesto della sua visione. Oggi Simone ha 20 anni e condivide lo stesso percorso di molti altri coetanei del pallone in Serie B: parcheggiati lì, in cerca d'autore. Un infortunio muscolare lo ha frenato, nell'Under 21 c'è e non c'è. Magari ‘Mancio' si ricorderà di lui. Magari gli offrirà un'altra possibilità. Magari, è la volta buona con meno proclami e più fatti in campo per dare pienezza al merito.