Scontro in commissione Covid sul caso consulenze, FdI accusa Conte ma lui risponde: “Da oggi querelo”

Bufera in commissione d’inchiesta Covid in seguito all’audizione di un imprenditore. Secondo quanto raccolto dai membri di Fratelli d'Italia, sarebbe emerso un pagamento di 454mila euro allo studio legale Alpa per il controllo della documentazione relativa alle commesse della struttura commissariale durante la pandemia, ma la consulenza non sarebbe mai avvenuta. Al centro della vicenda ci sarebbe l’avvocato Luca Di Donna, collega di Giuseppe Conte all’epoca dei fatti.
Fratelli d'Italia sostiene che la commissione avrebbe svelato "il sistema marcio che ha trasformato il Covid in una mangiatoia" e ha chiesto a Conte di farsi ascoltare "il prima possibile" per "spiegare quale sia il nesso tra gli appalti assegnati sotto il suo governo e lo studio di avvocati di cui faceva parte".
Il leader del Movimento 5 Stelle replica duramente alle accuse: "Gli esponenti di Fratelli d’Italia stanno irresponsabilmente strumentalizzando i lavori della Commissione Covid". E aggiunge: "Da oggi chi persevera nella calunnia sarà querelato e, tengo a chiarirlo per massima trasparenza, verrà querelato non solo per l’oggi ma anche per tutte le falsità diffuse negli ultimi anni".
Cosa è successo in commissione Covid
Già nella giornata di ieri si era alzata la tensione in commissione Covid, quando i rappresentanti del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle, di Alleanza Verdi e Sinistra e di Italia Viva avevano abbandonato i lavori, chiedendo le dimissioni del presidente, il senatore di Fratelli d'Italia Marco Lisei. Al centro della protesta ci sono cinque audizioni, svolte a metà maggio e organizzate "in segreto" da Lisei negli uffici del commissariato di polizia di Trevi Campo Marzio, a Roma. Tra le persone ascoltate nella stazione di polizia figurava anche Marco Spadaccioli, general manager per l'Italia della società Adaltis, convocato in commissione per l'8 giugno.
Lo stesso Spadaccioli, di fronte alla commissione, è stato interrogato in merito a un pagamento da 454mila euro per attività di consulenza. Al centro di tutto ci sarebbe un presunto sistema di affari che ruotava intorno alle commesse affidate alla struttura commissariale per l'emergenza Covid, guidata da Domenico Arcuri fino al 2021. Secondo quanto riferito in aula dalla capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione, Alice Buonguerrieri, alcuni imprenditori sarebbero stati avvicinati dall'avvocato Luca Di Donna, ex collega dell'allora premier Giuseppe Conte, che avrebbe richiesto loro cifre ingenti per procurare commesse con la struttura commissariale, mascherando il tutto dietro finte consulenze legali.
Proprio l'azienda di Spadaccioli, Adaltis, che si occupa di apparecchiature e reagenti per la diagnostica in vitro, avrebbe pagato la cifra di 454mila euro a De Luca per una consulenza che però, stando a quanto riportato da Buonguerrieri, non sarebbe mai stata eseguita. Il pagamento avrebbe permesso all'azienda di ottenere le commesse relative a dispositivi sanitari.
L'accusa di Fratelli d'Italia: "A chi non pagava al circuito del governo Pd-M5S veniva impedito di lavorare"
A fronte di quanto dichiarato da Spadaccioli, Fratelli d'Italia sostiene che "le audizioni in commissione Covid hanno fatto emergere un quadro inquietante sulla gestione della pandemia". Secondo Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera del partito di Giorgia Meloni, le dichiarazioni raccolte dalla commissione rivelano un "sistema con molte opacità, in cui per ottenere commesse su mascherine e tamponi dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri sarebbe stato necessario prima pagare pseudo ‘consulenze’ agli avvocati, ex colleghi dello studio di Giuseppe Conte".
“Chi pagava ricche consulenze al circuito vicino al governo Pd-M5S otteneva commesse dalla struttura commissariale di Arcuri, nominato da Giuseppe Conte, chi non pagava veniva perseguitato in ogni modo e gli veniva impedito di lavorare", è questa l'accusa portata avanti da FdI e dal deputato Francesco Filini. Il partito di governo ha poi chiesto a Giuseppe Conte di presentarsi in commissione per rispondere alle domande della maggioranza in merito e di "spiegare quale sia il nesso tra gli appalti assegnati sotto il suo governo e lo studio di avvocati di cui faceva parte", spiega Antonella Zedda, vicepresidente di Fratelli d’Italia in Senato e componente la commissione parlamentare d’indagine sul Covid.
La replica di Conte: "Disponibile a riferire in commissione ma non troverete nulla, da oggi querelo"
Giuseppe Conte non ci sta e replica duramente alle accuse, sostenendo che da Fratelli d'Italia, "pur di attaccare il sottoscritto, stanno rimestando nel fango, ritirando fuori vecchie menzogne su miei presunti “soci”, “colleghi”, “sistemi”". Come ricorda il leader del Movimento 5 Stelle, le accuse avanzate dal partito di Meloni "sono questioni su cui la magistratura ha già ampiamente indagato, sin qui senza nessun esito, e dalle quali non sono mai stato sfiorato".
Conte precisa inoltre che non sa "nulla delle attività professionali svolte dall’avvocato Di Donna, né delle attività legali svolte da altri avvocati". L'ex premier rivendica poi: "Da quando sono in politica ho sempre tenuto ben distinte le mie attività istituzionali rispetto a tutti, e ripeto “tutti”, i professionisti con cui in passato mi sono anche occasionalmente incrociato durante la mia attività professionale". Per questo, invita gli esponenti di Fratelli d'Italia a rassegnarsi: "Non troverete mai nessun funzionario pubblico che potrà testimoniare di un mio interessamento diretto o indiretto, generico o specifico, su imprese o consulenti che abbiano avuto rapporti con l’amministrazione pubblica". Conte si dice poi "ben disponibile a riferire in commissione Covid come persona informata sui fatti", disponibilità già "anticipata sin dall'inizio ai presidenti di Camera e Senato".
Lo scontro tra Fratelli d'Italia e Conte sulla gestione dell'emergenza Covid non è certo una novità ma questa volta, secondo il leader pentastellato, "è stata superata una linea rossa e di fronte a campagne mediatiche che rilanciano denigrazioni e diffamazioni sono costretto a dover difendere la mia reputazione e il lavoro che ho svolto per il Paese". Per questo, annuncia che "da oggi chi persevera nella calunnia sarà querelato e, tengo a chiarirlo per massima trasparenza, verrà querelato non solo per l’oggi ma anche per tutte le falsità diffuse negli ultimi anni". Rivolgendosi poi agli esponenti di Fratelli d'Italia, Conte li invita a rinunciare all'immunità parlamentare: "Così potremo confrontarci in Tribunale e lasceremo che sia un giudice a decidere se la vostra è legittima critica politica o vile diffamazione".