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Caso Covid e consulenze, Lisei (FdI): “Conte parla ovunque ma non in commissione, ha paura di rispondere”

Il senatore di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione d’inchiesta Covid, Marco Lisei, a Fanpage.it, dopo le audizioni al general manager sulle consulenze dello studio legale Alpa: “Giusto ricostruire le vicende e capire se qualcuno aveva canali privilegiati, perché e dove siano finiti i soldi pubblici mentre in Italia contavamo i morti”.
Intervista a Marco Lisei
Senatore di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid.
Marco Lisei, Senatore di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta Covid.
Marco Lisei, Senatore di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta Covid.

Uscire dalla commissione, farsi ascoltare e poi rientrare. È questa la richiesta che il senatore di Fratelli d'Italia e presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta Covid, Marco Lisei, fa a Giuseppe Conte. Lisei spiega a Fanpage.it che sotto la lente della Commissione ci sono "informazioni importanti" raccolte in merito ai 454mila euro di parcella versati allo studio legale Alpa, dove era impiegato il leader del Movimento 5 Stelle prima di diventare premier, per una consulenza a un'impresa che vendeva dispositivi sanitari durante la pandemia. Il senatore difende il lavoro della Commissione e gli elementi emersi dall'audizione del general manager dell'azienda, sostenendo che è "giusto ricostruire le vicende e capire se qualcuno aveva canali privilegiati, perché e dove siano finiti i soldi pubblici mentre in Italia contavamo i morti".

Lisei inoltre respinge le accuse di illegittimità, avanzate dalle opposizioni, sulle audizioni svolte in un commissariato di polizia a Roma. I colloqui, svolti al di fuori dell'aula della Commissione, avevano portato il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e Italia Viva a chiedere la rimozione dall'ufficio di presidenza di Lisei. Secondo il senatore però "tutto si è svolto nella totale legalità".

Presidente, cosa è emerso dai lavori della Commissione d’inchiesta Covid in queste settimane?

Informazioni importanti. Sul filone d’indagine che riguarda gli acquisti della struttura commissariale è emerso che alcuni professionisti avvocati, in contatto con Arcuri e che lavoravano nello studio Alpa nel quale ha lavorato anche Giuseppe Conte prima di diventare Presidente del Consiglio, hanno ricevuto 450mila euro da una società che voleva vendere tamponi alla struttura commissariale, pari al 10% della commessa. Un’attività legale di pochi giorni che il general manager di questa azienda ha fatto capire essere quasi inesistente. Quanto al filone scientifico, credo sia rilevante l’audizione del dott. Ippolito, il quale ci ha riferito che i tamponi acquistati dalla struttura commissariale ed utilizzati sui cittadini non erano validati scientificamente. Vuol dire che non abbiamo certezza se il loro risultato era affidabile.

Lunedì le opposizioni hanno lasciato l’aula denunciando le audizioni svolte all’interno di un commissariato, secondo modalità che loro definiscono "illegittime, se non addirittura illecite". Queste attività, come ricordato dal senatore del Pd Francesco Boccia, non sono state votate in ufficio di presidenza. Come le giustificate? Erano legali, sì o no?

Il senatore Boccia ha purtroppo preso una cantonata micidiale, gli Uffici di presidenza ci sono stati, loro erano presenti e non hanno mosso obiezione alcuna. Ci sono le prove, ci sono i verbali e ci sono addirittura le fonoregistrazioni. Che sappia o faccia finta di non sapere non lo so, ma tutto si è svolto nella totale legalità, facendo ciò che si è sempre fatto nelle commissioni d’inchiesta, ovvero delegare magistrati a fare attività d’indagine.

Cosa avete ricostruito in merito alle consulenze effettuate dallo studio Alpa, ex studio legale di Giuseppe Conte?

L’avvocato Di Donna, durante la pandemia, ha proposto contratti legali a percentuale ad alcune aziende asseritamente per aiutarle in termini legali a ricevere commesse dalla struttura commissariale di Arcuri che – ricordo – agiva in deroga totale al codice degli appalti, senza controlli della Corte dei Conti e con lo scudo erariale quasi totale eccezion fatta per la responsabilità dolosa. Questo prevedeva l’art. 122 comma 8 del decreto Cura Italia emanato dal Governo Conte e questo ha confermato in commissione il Procuratore Capo della Corte dei Conti. Alcuni imprenditori ci hanno riferito di non aver accettato, di aver vissuto quella richiesta come – ad esser generosi nella definizione – impropria. Questi imprenditori non hanno avuto commesse. Invece, il general manager sentito questa settimana l’ha sottoscritta ed ha avuto commesse. È agli atti processuali che tra Arcuri e Di Donna ed altri ci fossero contatti, messaggi e molto probabilmente incontri visti gli agganci delle celle telefoniche. A questo aggiungiamo quanto accaduto con la maxi ed ultra nota commessa di mascherine del consorzio cinese dietro al quale c’era Benotti, anch’egli aveva con Arcuri contatti provati. Benotti era legato alla sinistra, Di Donna è stato in passato in studio con Conte. Credo sia giusto ricostruire le vicende e capire se qualcuno aveva canali privilegiati, perché e dove siano finiti i soldi pubblici mentre in Italia contavamo i morti.

In risposta alle questioni sollevate ieri da Fratelli d’Italia, Conte ha spiegato di aver lasciato lo studio legale una volta diventato premier e di non aver mai avuto alcun “interessamento diretto o indiretto, generico o specifico, su imprese o consulenti che abbiano avuto rapporti con l’amministrazione pubblica”. Ha ricordato anche che l’inchiesta di Bergamo è stata archiviata. Stando a quanto avete raccolto attraverso le audizioni, potreste affermare il contrario? C’è margine per aprire un nuovo fascicolo secondo voi?

Premesso che si continua a ripetere come un mantra che ci sono state delle archiviazioni facendo finta di non sapere che le commissioni d’inchiesta parlamentari, previste dalla Costituzione, fanno un altro lavoro. La verità processuale non sempre corrisponde alla verità, lo sa qualsiasi giurista. Un fatto prescritto, un fatto depenalizzato, sul quale non si sia indagato a sufficienza, sul quale non si è potuto indagare per degli scudi, può comunque essere oggetto di una valutazione etica, morale, politica, amministrativa. Le commissioni d’inchiesta servono a questo, se poi le Procure ravvedono fatti nuovi possono riaprire le indagini, come avvenuto con la commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi. Ciò detto, Conte parla ovunque tranne che in commissione, sta rispondendo ad accuse che al momento nessuno gli ha formulato.

Conte ieri ha affermato di essersi sempre detto disponibile a essere ascoltato in Commissione, ma ciò non è ancora successo. Perché? Secondo voi ha qualcosa da nascondere?

Non è stato ascoltato perché ha scelto di fare il commissario e ciò rappresenta un impedimento. Proprio per questo da mesi gli ho proposto, visto che dice di essere disponibile, di dimostrarlo con i fatti, cioè di uscire dalla commissione, farsi sentire e poi rientrare. È una procedura corretta e già percorsa in passato in altre commissioni d’inchiesta. Del resto è il suo Gruppo parlamentare alla Camera che sceglie i componenti delle commissioni, che li mette e li toglie. Difficile non pensare che in realtà abbia paura del confronto e di rispondere alle domande.

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