Manovra 2027

Il ministro Giorgetti dice che il governo taglierà le tasse in Manovra 2027, ma non sa ancora con quali soldi

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A cura di Luca Pons
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L’impegno del governo a rendere strutturale la sospensione del bollo auto, e quello ad abbassare l’Irpef per chi guadagna tra 50mila e 60mila euro all’anno, restano. Lo ha detto il ministro Giorgetti, alla Camera. Il problema è che fino a inizio ottobre non ci sarà il nuovo quadro sull’andamento della situazione economica, e gli ultimi dati dell’Istat hanno messo parecchio in difficoltà l’esecutivo.

"La volontà del governo è di rendere strutturale l'eliminazione del pagamento del bollo auto nella forma ora prevista", e resta anche "l'impegno politico di rivedere l'aliquota del 43%" dell'Irpef. Il tutto nella prossima legge di bilancio, su cui però per adesso i conti restano incerti: "All'inizio di ottobre, nell'ambito del quadro tendenziale di finanza pubblica, saranno chiarite le indicazioni strategiche e politiche di intervento del governo". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo alla Camera durante il question time.

Cancellare il bollo auto e tagliare l'Irpef: le due promesse del governo

Nello spazio per le interrogazioni, il leader del Partito liberaldemocratico Luigi Marattin aveva chiesto al ministro se il governo avesse intenzione di rinunciare al taglio dell'Irpef per finanziare, invece, l'esenzione dal bollo dell'auto. Giorgetti ha detto chiaramente che "non sussiste alcuna correlazione tra le due fattispecie". Il piano è trovare i soldi per fare entrambe le cose.

Da una parte c'è la cancellazione del bollo auto per chi ha un mezzo sotto gli 8kW di potenza, entro specifici criteri e requisiti. Dall'altra, il taglio dell'Irpef da 43% al 33% per i redditi tra 50mila e 6mila euro all'anno. Dopo aver ridotto l'imposta sui guadagni per i redditi medio-bassi, il governo vorrebbe chiudere la legislatura con uno sconto a quelli più alti (tra 4mila e 5mila euro lordi al mese, quindi oggi circa 2.500 o 3mila netti). Il problema è che, mentre gli alleati premono per portare avanti anche altre riforme, far quadrare i conti potrebbe essere più complicato del previsto.

Il problema del deficit e le rivendicazioni di Giorgetti

Ieri l'Istat ha confermato definitivamente che nel 2025 il deficit dell'Italia è stato del 3,1%. Se fosse stato del 3%, a pochi miliardi di distanza, il nostro Paese sarebbe uscito dalla procedura di infrazione dell'Unione europea con un anno di anticipo. In sostanza, avrebbe potuto accedere più facilmente al meccanismo che permetterebbe di spendere circa 36 miliardi di euro in difesa ed energia nei prossimi anni. E questo avrebbe permesso di gestire anche la legge di bilancio con una certa tranquillità.

Al question time il ministro Giorgetti è tornato sulla questione, dicendo che non si tratta di un fallimento: "Noi siamo in linea con le previsioni approvate dal Parlamento", ha detto, e l'uscita dalla procedura di infrazione "dovrà avvenire l'anno prossimo".

Non ha mancato di recriminare sul dato Istat, sottolineando più volte che l'istituto statistico nel tempo aggiorna e rivede i conti per gli anni precedenti. Insomma, è possibile che tra qualche anno l'Istat affermerà che in realtà l'Italia nel 2025 era già scesa sotto il 3% di deficit; cosa che anche Giorgia Meloni ha detto nelle scorse ore, con toni quasi complottistici ("non so se sottostimano gli italiani o il governo").

Giorgetti ha anche sottolineato che oggi l'Osce ha alzato la stima di crescita del Pil in Italia, per quest'anno, dallo 0,5% allo 0,9%, dicendo che il nostro Paese non è "in coda" perché "ci sono altri che sono in condizioni assai peggiori". Va detto che, consultando il rapporto in questione, l'Italia in realtà è ancora in coda: non è più ultima, ha superato la Francia e l'Arabia Saudita (crollata con gli sviluppi della guerra in Medio oriente), ma peggio di noi ci sono solo Riad (-1,8%), Parigi (0,4%), Mosca (0,5%) e Tokyo (0,8%) tra i venti Paesi presi in considerazione.

I prossimi passi per il governo verso la Manovra 2027

L'appuntamento più atteso dell'anno, dal punto di vista dei conti, era proprio quello con l'Istat, che è andato male. Adesso si aspetta l'inizio di ottobre, quando Giorgetti ha detto che arriverà "l'aggiornamento del quadro finanziario pubblico e delle previsioni macroeconomiche, oltre che dei prezzi delle materie prime". Questo in sostanza chiarirà quali sono le condizioni da cui il governo parte per la prossima legge di bilancio.

Grazie a questo aggiornamento, "saranno chiarite le indicazioni strategiche e politiche di intervento del governo". Insomma, nel giro di poche settimane sapremo di più su cosa ci aspetta nella manovra 2027. Anche perché ormai il tempo stringe: entro il 20 ottobre va inviata al Parlamento, che poi avrà oltre due mesi di tempo (fino al 31 dicembre) per discutere il testo, trovare delle modifiche e approvarlo definitivamente.

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