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Il complotto dell’Istat contro il governo è la cosa più bella che leggerete oggi

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Secondo la presidente del consiglio, l’istituto italiano di statistica trama contro il suo governo, rivedendo al rialzo dopo anni le stime della crescita economica. Ci mancava, il complotto degli statistici comunisti.

Finalmente li abbiamo beccati. Niente poteri forti, finanza internazionale, eurocrati cattivi, massoni internazionali, giudici comunisti, giornalisti terroristi, manine di Palazzo e generali dietro la collina. Nossignori. A tramare contro il governo è un manipolo di facinorosi statistici, con le loro terribili calcolatrici truccate. Si sono infiltrati all’Istat, questi secchioni con la puzza sotto il naso, e hanno segretamente ordito un complotto per rovinare la festa del governo più longevo e meno vittimista del globo terracqueo a colpi di decimali.

Ma no, a Giorgia Meloni non gliela si fa. E così, incalzata dal sempre obiettivo Bruno Vespa, nei suoi Cinque Minuti quotidiani, la premier ha svelato l’oscura trama di questi perfidi maestri dell’arrotondamento per difetto. Che ogni anno, col favore delle tenebre, tolgono segretamente preziosi zero virgola alla straordinaria crescita economica italiana. E poi, qualche anno dopo – come se niente fosse, signora mia – rivedono al rialzo le stime.

E così, di fronte al volto contrito di Bruno Vespa, che in cinquant’anni di onorata carriera non aveva mai visto niente del genere, ha raccontato che ogni anno l’Istat stima una crescita economica più bassa di quella effettiva. Salvo poi correggersi più avanti, quando arrivano i numeri reali.

Certo, c’è quella quisquilia del principio contabile della prudenza, quando si tratta di entrate fiscali. Quel minuscolo dettaglio che le stime Istat sono state sempre più basse, anche con i terribili governi comunisti degli ultimi decenni. E quell’irrilevante particolare di un presidente Istat, Francesco Maria Chelli, scelto da loro, su consiglio del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, non certo da George Soros o da Nicola Fratoianni. 

E dire che l’aveva detto Giorgia Meloni, qualche settimana fa, mostrando incredibili doti di vaticinio. Vedrete che l’Istat avrà sbagliato i conti. Aveva ragione: la crescita è stata rivista al rialzo di un sontuoso decimale, dallo 0,5 allo 0,6 per cento, roba che boom economico degli anni ‘50. Peccato sia stato rivisto al rialzo pure il saldo d’indebitamento netto, che è cresciuto di 355 milioni di euro. E così, il rapporto tra deficit e Pil è peggiorato, anzichè migliorare. E anche quest’anno, dalla procedura d’infrazione ci usciamo l’anno prossimo.

Il problema è tutto qui, insomma. Che per colpa di questi statistici e del loro scarso afflato patriotico adesso trovare i soldi per rendere strutturale la sospensione del bollo auto per distribuire mance e mancette in vista delle elezioni, e soprattutto per comprare le armi agli americani senza indebitarci ulteriormente, come abbiamo promesso a Trump, sarà un problema per Meloni e Giorgetti.

Toccherà trovare un nuovo nemico dopo i bambini stranieri alle elementari, e farlo in fretta. Chissà, magari potrebbero fare un bel decreto sicurezza contro la matematica.

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