Il governo vuole una tassa sugli extraprofitti contro il caro energia: a che punto è la trattativa in Europa

Avatar autore
A cura di Luca Pons
Immagine
Le grandi aziende del settore energetico stanno moltiplicando i profitti e il governo Meloni, con altri cinque Paesi, chiede alla Commissione europea di proporre una tassa sugli extraprofitti. L’Italia potrebbe muoversi in autonomia, ma per adesso preferisce aspettare. Il ministro Giorgetti non esclude che, se la proposta non arriverà, l’Italia potrebbe agire: “È stato fatto in passato”.

L'Italia, per una volta, si schiera dalla stessa parte della Spagna (nonostante le fortissimi tensioni sui migranti), insieme anche a Germania, Polonia, Portogallo e Austria: sono i sei Paesi che fanno più pressione sulla Commissione europea per chiedere una tassa sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche. Quelle che, in questo periodo di caro bollette e caro carburante, stanno registrando dei grandi aumenti nelle entrate.

Per il momento, però, l'Ue non ha intenzione di agire: "Non stiamo presentando una proposta", ha detto il commissario all'Economia Dombrovskis, ricordando che ciascuno Stato può comunque muoversi in autonomia. Una strada che il ministro dell'Economia italiano Giorgetti non ha escluso: "È possibile ed è stato fatto in passato". Tanto più che alle elezioni manca probabilmente meno di anno e il caro energia sarà sicuramente uno dei temi più sentiti dai cittadini, soprattutto nel corso dell'inverno.

La discussione su una tassa comune sugli extraprofitti è in corso da tempo, ma negli ultimi giorni ha visto un'accelerazione. I sei Paesi interessati hanno scritto direttamente alla Commissione, chiedendo un intervento. Venerdì 18 e sabato 19 settembre, approfittando della riunione informale del Consiglio Ecofin, i ministri dell'Economia europei si sono nuovamente confrontati. L'incontro formale, da cui potrebbero emergere delle decisioni o delle prese di posizione più nette, è invece fissato il 9 ottobre.

L'Ue conferma: "Per ora niente proposta comune, i Paesi possono procedere da soli"

L'idea messa sul tavolo dai Paesi interessati sarebbe quella del prelievo temporaneo sugli extraprofitti del settore fossile. Una misura "di solidarietà", come quella che fu introdotta a fine 2022, nel pieno della crisi energetica causata anche dall'invasione russa in Ucraina. Quella norma temporanea permise agli Stati Ue di incassare, tra il 2022 e il 2023, circa 28,7 miliardi di euro (stando al rapporto conclusivo della Commissione) da usare per contrastare il caro energia.

Ma oggi la situazione è diversa secondo i vertici della Commissione, a partire dal prezzo del gas, che non ha ancora toccato le vette raggiunte quattro anni fa. Dunque, per il momento niente da fare: "In questa fase non stiamo presentando una proposta a livello europeo", ha detto il commissario all'Economia Dombrovskis.

Lo stesso Dombrovskis ha però ricordato, come già fatto a fine agosto, che "tassare i profitti straordinari è competenza degli Stati membri. La Commissione Ue è pronta a sostenerli nel portare avanti il processo, se decideranno di applicarla". Insomma, c'è il via libera ad agire per conto proprio, ma senza contare su una normativa europea comune.

Il governo Meloni non esclude di muoversi senza l'Europa

Muoversi per conto proprio, però, è più difficile e rischioso. L'Italia nel 2022, con la prima legge di bilancio del governo Meloni, fu tra i Paesi (sedici in tutto) che non applicarono esattamente l'imposta prevista dal regolamento Ue, ma un'altra equivalente, volta comunque a tassare gli extraprofitti. In quel caso però c'era la sponda della normativa europea.

Ora, il governo vorrebbe che quella dinamica si ripetesse. Con il caro energia in continuo aumento, e le misure messe in campo finora poco efficaci (dal taglio delle accise alla trovata sul bollo auto, fino ai bonus bollette), per l'esecutivo sarebbe utile portare nella prossima legge di bilancio una nuova tassa straordinaria e temporanea per i colossi dell'energia. Senza il sostegno (o la ‘giustificazione') dell'Europa, però, è più complicato imporre un prelievo alle grandi aziende del settore petrolio, luce e gas.

Non è un caso che ieri, parlando con i cronisti, il ministro Giorgetti abbia prima di tutto sottolineato che secondo lui il "consenso" in Europa su una misura di questo tipo si allargherà. E, se "diventerà maggioritario, anche la Commissione dovrà agire". Non ha parlato di muoversi in autonomia, anche se di fronte a una domanda diretta sul tema non l'ha escluso: "Certamente sì, è possibile ed è stato fatto in passato", ma occorre "capire dove si formano questi extraprofitti", ha detto.

Chi è a favore e chi è contrario in Ue

In Europa, come detto, il dibattito resta aperto e per adesso sono solo sei i Paesi esplicitamente a favore dell'iniziativa. Interessante notare che in tre di questi (Italia, Spagna e Polonia) sono previste elezioni nazionali il prossimo anno. Da qui alla fine dell'anno, i ministri dell'Economia continueranno il loro confronto. Nel frattempo, arriverà l'autunno e poi l'inverno, e i rincari inizieranno a farsi sentire in modo ancora più netto sulle bollette di famiglie e aziende.

La Commissione europea "non può ignorare la realtà quotidiana di milioni di persone nel nostro continente", ha attaccato il ministro Lars Klingbeil tedesco, dicendo che "i cittadini nei nostri Paesi vedono come le compagnie petrolifere sfruttano la situazione attuale, fanno cassa e aumentano nettamente i propri profitti". Dal francese Roland Lescure, invece, è arrivato scetticismo: "Dobbiamo essere sicuri che non avremo un'unica soluzione per tutti, quando le situazioni sono differenti". Decisamente contrari, tra gli altri, i Paesi Bassi, che sono la sede di numerose aziende di gas e petrolio.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views