Nei social del 13enne che ha accoltellato la prof a Roma: misoginia, odio e esaltazione delle stragi nelle scuole
Se facendo un giro su TikTok vi imbatteste in un video con cuoricini, canzoni dolci e frasi romantiche montati su immagini di attentatori e autori di stragi nelle scuole, avrete trovato il profilo di un membro della True Crime Community, una sottocultura online che idolatra e romanticizza questo tipo di criminali. Il ragazzo di 13 anni che nella mattina di venerdì 18 settembre in una scuola media del quartiere Centocelle a Roma ha accoltellato la sua professoressa Isabella Marsili faceva parte di questo micromondo sempre più esteso e sempre meno virtuale.
Il 13enne che ha accoltellato la professoressa nella rete della True Crime Community
A dichiararlo era lui stesso. Sotto il nome utente del profilo, da oltre 4mila follower e subito fatto chiudere dalle autorità dopo l'aggressione, compariva proprio la sigla ‘Tcc' e fra i video ricondivisi dal 13enne è evidente il costante interesse morboso e macabro per personaggi che negli Stati Uniti, in Europa e in Nuova Zelanda hanno compiuto massacri in cui sono rimaste uccise decine di persone fra cui anche bambini di 6 anni.
Sono molti i riferimenti al massacro della Sandy Hook Elementary School nel Connecticut del 14 dicembre 2012. Quel giorno, il 20enne Adam Lanza, dopo aver ucciso la madre con quattro colpi di pistola, fece irruzione nella sua vecchia scuola elementare e uccise 26 persone fra insegnanti e bambini fra i 6 e i 7 anni prima di suicidarsi. Lanza, che soffriva di vari disturbi mentali, era anche molto affascinato dagli omicidi di massa fra cui il massacro alla scuola Columbine del 1999 e dal norvegese Andres Breivik, autore della strage di Utoya.
Ci sono poi rimandi alla sparatoria della Robb Elementary School di Uvalde, in Texas, del 24 maggio 2022, terminata con 22 morti fra cui docenti, bambini e l'autore del massacro, e quella di Twins Falls, nell'Idaho, dello scorso 1° agosto. In tutti questi casi il 13enne non aveva ricondiviso contenuti di approfondimento che provano a spiegare il fenomeno delle sparatorie di massa negli Usa, ma meme carichi di un'ironia macabra – incomprensibile a chi è fuori da questa bolla – che irride le vittime ed esalta il gesto degli autori.
L'idolatria per gli attentatori con la telecamera sull'elmetto
C'è poi l'idolatria per alcuni di questi attentatori, condita da cuoricini, rimandi a videogiochi come Call of Duty e meme. Brenton Tarrant, l'autore degli attentati terroristici trasmessi in diretta su Facebook contro la comunità musulmana di Christchurch, in Nuova Zelanda, del 15 marzo 2019, è chiamato "eroe". Anton Niclas Lundin Pettersson, ventunenne svedese di estrema destra che nell'ottobre 2015 uccise tre persone a colpi di spada in una scuola di Trollhättan con un'alta percentuale di migranti, diventa un ragazzo con la paura di fallire. Il russo Timofey Kulyamov, 15enne con simpatie per il suprematismo bianco che a dicembre dello scorso anno ha ucciso un bambino di 10 anni e accoltellato altre quattro persone in una scuola vicino Mosca, è trasformato in un timidone adorabile corteggiato dalle ragazze. Tarrant e Kulyamov hanno compiuto i loro attentati con una telecamera montata sopra un elmetto, così come avrebbe fatto il 13enne di Centocelle.
Odio misogino e islamofobo sul profilo del 13enne
Scorrendo il profilo si notano anche rimandi ad elementi della cultura misogina Incel (celibi involontari) come la cosiddetta "ipergamia", cioè la tendenza attribuita alle donne di cercare un partner con status sociale, economico o estetico superiore al proprio. Tutto questo si mischia all'odio per i musulmani. Secondo quanto riferito dallo studente che ha bloccato il 13enne dopo l'accoltellamento della professoressa Marsili al Messaggero, il ragazzo indossava una maglietta con scritto ‘TMD‘, una sigla che negli ambienti online suprematisti sta per ‘Total Muslim Death', cioè ‘morte totale dei musulmani' in inglese.
Sono alcuni dei simboli, dei codici, dell'appartenenza alla True Crime Community, così come l'emoji dell'elmetto affianco al nome utente o la Bandiera della Terra, nella proposta dell'artista svedese Oskar Pernefeldt, barrata o dileggiata. Un messaggio di disprezzo per l'umanità e per l'idea di un mondo unito aldilà delle differenze culturali. Un mondo di Violenza Nichilista Estrema (NVE è la sigla usata nell'ambiente) che può diventare ancora più oscuro e in cui Elisabetta Rosso di Fanpage.it si è addentrata per un'inchiesta dello scorso luglio.
È un mondo che nasce e cresce online, non solo su TikTok ma anche su piattaforme come Reddit, Telegram e Discord. Casi come quello di Centocelle, quello di marzo a Trescore Balneario e gli arresti di altri giovanissimi avvenuti nell’ultimo anno in diverse città italiane mostrano però come queste dinamiche stiano uscendo sempre più dallo spazio virtuale, con conseguenze concrete, violente e spesso difficili da comprendere.