Il governo fa sul serio ed è pronto a capire come passare alla produzione del nucleare

Ora il governo fa sul serio sul nucleare. La legge delega che fissa i primi paletti per il ritorno delle centrali in Italia approderà mercoledì in Aula per la prima lettura e dovrebbe essere approvata entro l'estate. Nel frattempo l'esecutivo sta lavorando per capire come passare allo step successivo: la produzione vera e propria.
Ad anticipare le prossime mosse è stato il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. "Dopodomani in Parlamento comincerà in aula in prima lettura, alla Camera dei deputati" l'iter della legge sul nucleare, con l'obiettivo di "definire un quadro giuridico perché poi si possano fare le valutazioni per l'avvio di produzione di energia da fonte di nuovo nucleare", ha affermato intervistato da Tgcom24.
Da mesi il governo parla di "nucleare sostenibile", o "nuovo nucleare" appunto, basato su un sistema diverso dalle vecchie centrali dismesse dopo il referendum del 1987 che ne decretò la chiusura. "Lo chiamo nuovo perché non si parla più delle nuove grandi centrali, ma di piccoli reattori che saranno disponibili a partire dalla fine di questo decennio o all'inizio del prossimo", ha spiegato Pichetto. I piccoli reattori di cui parla sono gli SMR, ovvero gli Small Modular Reactors: mini reattori teoricamente più flessibili e meno costosi ma di cui non esiste modello operativo in Europa. Gli unici attivi al momento si trovano in Russia, Cina e Giappone.
"In questo momento, quello che voglio precisare è che si discute di dare all'Italia un quadro giuridico, di dare le leggi perché poi, alla fine di questo decennio, si possano fare le valutazioni di merito per rientrare nella produzione di energia", ha aggiunto. Il percorso insomma, è solo agli inizi.
"A seguito dell'approvazione di questa, che è una legge delega, il ministero proporrà al governo, con decreto interministeriale, dei decreti attuativi con le procedure per le localizzazioni, con le modalità tecniche di permesso, di tecnologia, di sicurezza che naturalmente vanno previste", ha precisato il ministro. Al di là dei passaggi normativi, l'avvio della produzione di energia nucleare in Italia dopo quasi quarant'anni di assenza richiederà dei tempi molto lunghi.
Il governo però sembra intenzionato a capire come passare concretamente alla produzione e assieme a Fincantieri, sta studiando la possibilità di creare navi mercantili dotate dei nuovi reattori. "Diciamo che in questa prima fase, quando parliamo di piccoli reattori, quelli più piccoli sono quelli che andranno nelle navi mercantili. Pertanto, su questo c'è un ragionamento fatto con Fincantieri – ha detto Pichetto – che è uno dei grandi del settore mercantile, del settore navale". "Riguarda piccoli reattori, da 10-15 MW. Non è la scoperta dell'acqua calda, perché i sommergibili da ottant'anni, quelli russi piuttosto che americani hanno la propulsione nucleare", ha aggiunto.
Per il ministro "è un dovere di chi governa anche guardare avanti. Mi rendo conto che non sarà questo questo il governo e non sarà il sottoscritto nel momento in cui si inizierà, come mi auguro, la produzione di energia da fonte nucleare". Ma l'autonomia e la sicurezza sono temi di cui l'Italia ha bisogno. "Oggi dipendiamo all'80% dall'estero. Possiamo lasciare al prossimo decennio le giovani generazioni senza questo minimo di garanzia? Oggi noi consumiamo 315 kWh miliardi di kilowattora all'anno. Tutti gli annalisti ci dicono che già nel 2040 avremo bisogni di 100 miliardi kilowattora in più, coi data center, con i dati dei fabbricati. E noi abbiamo anche un territorio da tutelare", ha aggiunto.
Secondo Pichetto le rinnovabili da sole non bastano. Nonostante siano decisamene più economiche del nucleare. "Tutti gli analisti e gli esperti dicono che non possiamo raggiungerlo col fotovoltaico, l'eolico. Che sono essenziali, che sono importanti, che devono crescere, ma dobbiamo anche dare una risposta di continuità. E quindi rendere l'Italia autonoma e indipendente, pertanto è un nostro dovere verso le future generazioni", ha proseguito. "Le rinnovabili sono importanti, importantissime, le dobbiamo aumentare, come con il fotovoltaico. Dobbiamo anche vincere un po' di resistenze".
Inoltre le rinnovabili occupano troppo territorio, a differenza del nucleare "che occupa pochissimo spazio e che può anche compensare l'utilizzo del territorio che non può essere enorme da parte di fotovoltaico e dell'idraulico", ha osservato, proseguendo con un esempio: "Un reattore nucleare da 300 MW occupa 3-4 ettari, oppure occupa 2-3 campi di calcio. Per avere la stessa produzione bisogna avere di fotovoltaico 3.000 campi di calcio. L'Italia è un paese meraviglioso dove non possiamo rovinare tutte le colline e occupare le pianure coltivate con fotovoltaico e pale eoliche, lo dico per primo", ha rimarcato.
Rispetto ai referendum del 1987 e del 2011, segnati da due disastri nucleari che ebbero un forte impatto sull'opinione pubblica, oggi il clima potrebbe essere cambiato. Nei sondaggi infatti, cresce la quota di italiani favorevoli al ritorno del nucleare, sopratutto fra i più giovani. "In Italia i giovani sono più favorevoli delle generazioni più anziane al ritorno dell'energia nucleare perché io ritengo, che leggono di più. Non hanno il retropensiero di Chernobyl, come hanno per dire gli anziani. E di conseguenza leggono, si informano, hanno più fiducia nella scienza che non gli anziani, probabilmente Poi naturalmente, sono gli analisti che devono fare queste valutazioni sociologiche", ha concluso.