Sono tanti i temi affrontati dal leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, nell'intervista pubblicata questa mattina sul Corriere della Sera: dalle tensioni interne alla maggioranza di governo, al caso Ilva, alla questione del fondo Salva-Stati e alle elezioni regionali in Emilia Romagna.

Il colloquio si apre con una ripresa delle affermazioni dell'alleato di maggioranza, il segretario dem Nicola Zingaretti, sulla tenuta del governo. Il leader del Partito democratico aveva affermato che il governo doveva trovare un'anima se non voleva rischiare di affondare: in altre parole, Zingaretti aveva avvertito che l'esecutivo doveva mettere un punto alle polemiche e al fuoco amico. "Per il Movimento, dare un’anima a questo governo significa dare tutto per gli italiani. Se ci sono delle difficoltà è normale perché siamo nati in poche settimane, ma vedo un clima positivo: non roviniamolo con slogan per il nostro elettorato. Dopo la manovra mi auguro che ci siederemo a un tavolo e lavoreremo a un calendario per il 2020. A partire da salario minimo, legge sul conflitto di interessi e riforma della sanità", ha replicato Di Maio.

Le discussioni sulla manovra

Proprio la manovra economica aveva creato non poche tensioni all'interno della maggioranza giallorossa. Ma Di Maio rassicura: nessun attrito in sede di governo. E specifica: "Non deve spaventare il numero di emendamenti". Il leader pentastellato, tuttavia, non si risparmia un affondo a Matteo Renzi, che ha lanciato un nuovo sblocca-cantieri. Di Maio commenta: "Facciamo uno sblocca-cantieri ogni tre mesi? Pensiamo ad attuare quello già approvato ad aprile, poi analizzeremo le nuove proposte, se ci sono. Ma pensiamo ai fatti concreti, non agli annunci. È un po' come quando la Lega diceva che avrebbe fatto la flat tax: poi hanno capito di aver sbagliato i conti e se la sono data a gambe levate lasciando il Paese in bilico".

Proprio tirando in ballo Matteo Salvini, il capo politico dei Cinque Stelle difende la manovra dalle accuse di contenere solamente tasse: "Hanno il  coraggio di contestare una legge di bilancio che fa più deficit — quindi è più espansiva — di quella fatta quando eravamo al governo con i sedicenti sovranisti. Io non so dove trovino la faccia. Se non fosse stato per noi oggi le famiglie si sarebbero ritrovate l’aumento dell’Iva e 600 euro in più da pagare. Non scherziamo".

Le tensioni con il Partito democratico

Un altro tema che al momento sta creando non poca turbolenza all'interno della maggioranza è quello dello Ius soli. Alla proposta dei dem di reintrodurlo nel dibattito parlamentare, qualche giorno fa Di Maio si era detto sconcertato, commentando: "C’è mezzo Paese sott’acqua e uno pensa allo ius soli? Preoccupiamoci delle famiglie in difficoltà, del lavoro, delle imprese. Pensiamo al Paese, già abbiamo avuto uno che per un anno e mezzo ha fatto solo campagna elettorale". Sul Corriere ribadisce la sua posizione: "Per le strade la gente non mi ferma per chiedermi lo ius soli. Mi chiede lavoro, meno tasse, liste di attesa negli ospedali più veloci. L’Italia non è un prodotto da campagna elettorale. Milioni di famiglie aspettano risposte". Al giornalista che gli fa notare che anche migliaia di ragazzi immigrati stanno aspettando risposte, il leader pentastellato taglia corto rispondendo che il tema non è mai entrato nel programma di governo, per cui non vi rientrerà neanche adesso.

Per quanto riguarda le elezioni in Emilia Romagna, dove l'esito del voto dipenderà molto anche dalla volontà o meno del M5S di presentarsi con una lista autonoma, il Pd avrebbe avvertito di mettere in gioco la tenuta del governo a seconda del risultato alle regionali. "Di retroscena ne leggo tanti, ma il governo andrà avanti se lo vorranno gli italiani. Non credo che da parte di qualcuno ci sia l’intenzione di sacrificare il Paese per il proprio interesse. Già lo ha fatto Salvini", ha replicato Di Maio.

I casi che pesano sul governo

Il leader del M5S ha anche affrontato l'ultimo caso di polemiche nel governo, quello sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes): "Ho chiesto la convocazione del vertice. In Europa siamo stati abituati a colpi bassi in passato, che non abbiamo più intenzione di subire". E chiarisce: "Conte non ha firmato nulla e questo non è un vertice contro di lui, anzi lo sosteniamo. Ma è giusto fare il punto. Una riforma del Mes che stritola l’Italia non è fattibile".

Per quanto riguarda invece la vicenda di ArcelorMittal e dell'ex Ilva di Taranto invece ha affermato: "Qui il problema non è scudo sì o scudo no. Il punto è che gli indiani di Mittal non possono pensare di venire nel nostro Paese a dettar legge". Se, alla fine, l'abbandono del colosso dell'acciaio franco-indiano dovesse dipendere dallo scudo penale, che cosa farà il Movimento? "In questo momento non conosciamo neanche le loro richieste. Ho piena fiducia nell’operato di Conte e del ministro Patuanelli. Ma soprattutto ho visto una grande reazione del sistema Paese. Intanto deve risedersi al tavolo. Ripartiamo da qui".