Ancora polemiche sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism), il cosiddetto Fondo salva-Stati su cui serve un via libera unanime al Consiglio Ue di dicembre. Il Fondo è stato creato il 2 febbraio 2012 per garantire la stabilità finanziaria nell'Eurozona: è lo strumento nato per far fronte alle crisi degli Stati che versano in difficoltà finanziarie, a patto che i Paesi rispettino un piano di risanamento economico elaborato sulla base di un'analisi di sostenibilità del debito pubblico compiuta, al momento, dalla Commissione europea, di concerto con il Fondo monetario internazionale e con la Banca centrale europea.

Ha sede a Lussemburgo, è un'istituzione intergovernativa (non un'istituzione Ue) e ha una capacità di prestito massima di 500 miliardi di euro (attualmente 383 miliardi) e non è finanziato da denaro dei contribuenti. Il Mes, che ha sostituito il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Fesf), istituito nel 2010, emette strumenti di debito per finanziare prestiti e altre forme di assistenza finanziaria per i Paesi dell'Eurozona. In particolare concede prestiti, acquista titoli di debito, fornisce assistenza finanziaria e sostiene la ricapitalizzazione di banche e istituzioni finanziarie ricorrendo a prestiti ai governi.

La Commissione Ue, a fine 2017, ha proposto un pacchetto di modifiche per migliorare la stabilità dell'area euro. Oltre alla proposta di istituire un ministro europeo dell'economia e inglobare il Trattato Fiscal Compact nell'ordinamento giuridico dell'Ue, c'era anche quella di un Fondo monetario europeo (Fme). L'organismo sarebbe basato sulla struttura del Mes ma ancorato all'ordinamento giuridico dell'Ue.

L'intesa raggiunta all'Eurogruppo nel giugno scorso sulla riforma del Mes è solo una bozza, ma è stata concordata a grandi linee. Dovrebbe comunque contenere la modifica delle clausole che permettono a un Paese di accedere all'assistenza finanziaria e, almeno nelle intenzioni di esponenti dell'establishment del Nord Europa, dovrebbe includere anche la ristrutturazione automatica e preventiva del debito dei Paesi che si rivolgono al Mes per assistenza. Come ha spiegato anche il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, la ristrutturazione non è automatica, perché dipende dall’esito dell’analisi di sostenibilità del debito. Ma l'analisi di sostenibilità del debito sarà comunque effettuata dallo stesso Mes.

I ministri delle Finanze dell'area euro puntano a trovare un accordo sulla riforma nell'Eurogruppo del 4 dicembre, ma è necessaria l'unanimità dei 19 membri dell'Eurozona. Basta che solo uno Stato si opponga, e la riforma viene bloccata. Inoltre, dovrà essere ratificata dai Parlamenti dei 19 Stati membri dell'area euro, che avranno l'ultima parola. Una decisione finale, a livello Ue, potrebbe arrivare dai capi di Stato e di governo nel Consiglio Europeo di dicembre. Ma all'Eurogruppo del 4 dicembre l'Italia (e non solo il nostro Paese), come hanno riferito fonti di Palazzo Chigi, potrebbe preferire prendere tempo, se non si troverà un accordo complessivo in ambito europeo, e sarebbe pronta a porre il suo veto.

La polemica sul Mes

Ieri i deputati M5s della commissione Finanze della Camera hanno chiesto al capo politico Luigi Di Maio di convocare un vertice di maggioranza: "Il Parlamento aveva dato un preciso mandato al Presidente del Consiglio. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all'oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa"

A quanto apprende l'Adnkronos, il vertice si terrà probabilmente venerdì alle 8.30 a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Poi il 27 novembre, dunque il mercoledì della settimana successiva, il titolare di via XX Settembre riferirà in commissione al Senato. Conte ribadirà quello che ha già detto in queste ore, e cioè che sulla ratifica della revisione del Mes "nulla è stato deciso" a Palazzo Chigi, al contrario di quanto affermato dall'opposizione. E "non è stata ancora definita" la linea che il governo italiano terrà in sede europea.

Per Conte comunque non c'è alcuna fretta e nessuna emergenza: sulla ratifica della revisione del Meccanismo Europeo di Stabilità, assicura il premier, il Parlamento è sovrano. Conte già a giugno ha chiarito al Consiglio Ue che la revisione del Mes va inserita in un pacchetto di riforme. Senza una "logica del pacchetto", quindi, Roma, al Consiglio Ue di dicembre, spingerà per il rinvio della riforma, per la quale, come si diceva, serve un ok unanime.

Ma le rassicurazioni di Conte non hanno placato la Lega: "Le precisazioni di Palazzo Chigi sul Mes non hanno chiarito un bel nulla. Anzi, hanno aumentato la preoccupazione", insiste il presidente della commissione Bilancio Claudio Borghi.

Salvini ha rincarato la dose ieri sera: "Se passa questa riforma, il Fondo Salva Stati diventa il Fondo Ammazza Stati. Il Parlamento non l'ha votata. Quindi abbiamo chiesto a Conte: ‘Non è che hai preso un impegno a Bruxelles che ti ha fatto tornare al governo?'", ha detto il leader della Lega, nel corso della registrazione di "Fuori dal Coro", in onda su Rete4.