"Pare che, nei mesi scorsi, Conte o qualcuno abbia firmato di notte e di nascosto un accordo in Europa per cambiare il Mes, ossia l'autorizzazione a piallare il risparmio degli italiani. Non lo lasceremo passare. Sarebbe alto tradimento, se qualcuno senza interpellare Parlamento avesse trasformato il fondo salva stati in un fondo ammazza-Stati": così il leader della Lega, Matteo Salvini, in una diretta Facebook attacca il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva-Stati.

Si tratta di un'organizzazione internazionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità dell'Eurozona nel 2012, nel pieno della crisi dei debiti sovrani. In altri termini, il Mes si occupa di fornire assistenza finanziaria agli Stati membri in condizioni di difficoltà economica: ovviamente, in cambio, impone il rispetto di una serie di clausole sui conti pubblici. A fine 2017 la Commissione europea ha fornito una serie di linee guida per la riforma del Mes e a giugno del 2019 l'Eurogruppo ha raggiunto un accordo sulle modifiche da prendere in esame.

"Se qualcuno ci infila in questa gabbia del Mes, i titoli di Stato rischiano di valere sempre meno", ha aggiunto Salvini, concludendo: "Se qualcuno ha firmato all'oscuro del popolo e del Parlamento lo dica adesso, altrimenti sarà alto tradimento e per i traditori in pace e guerra il posto giusto è la galera".

L'attacco di Salvini è stato ripreso anche da Giorgia Meloni: "Conte ha dato ok a riforma Fondo salva stati (MES) senza coinvolgere il Parlamento, che entro Dicembre sarà chiamato a ratificare questa nuova eurofollia: una super Troika onnipotente. FDI farà barricate contro ennesimo tradimento verso il popolo", ha scritto su Twitter la leader di Fratelli d'Italia, utilizzando l'hashtag in trending #StopMes.

Ma davvero Conte ha approvato una riforma su un meccanismo europeo tenendo il Parlamento all'oscuro di tutto? Secondo Repubblica questo sarebbe semplicemente impossibile, in quanto non spetterebbe al presidente del Consiglio mettere la firma sull'accordo, ma al ministro dell'Economia, e dal momento che nessuna revisione è ancora stata approvata. Prima di entrare in vigore, spiega il quotidiano, infatti dovrebbe essere ratificato in Parlamento, dove i gruppi politici avrebbero la possibilità di intervenire, e promulgato dal presidente della Repubblica.

La riforma del Mes

L'intesa raggiunta su una modifica del Mes sarebbe quindi solamente una bozza, nulla di più. Ad ogni modo, Salvini e Meloni non sono gli unici ad essere preoccupati all'idea di una riforma del meccanismo europeo: infatti, sul tavolo delle modifiche ci sarebbero anche le clausole che permettono a un Paese di accedere all'assistenza finanziaria. Inoltre verrebbe introdotta un'analisi preventiva sulla stabilità del debito pubblico che potrebbe portare a una ristrutturazione del proprio debito per accedere al sostegno del Mes: in altre parole, i titoli di Stato effettivamente perderebbero parte del loro attuale valore.

Su questo punto sono però arrivate le rassicurazioni di Mario Centeno, presidente dell'Eurogruppo, che ha affermato: "Nella riforma del Meccanismo europeo di stabilità non c'è nessuna ristrutturazione automatica del debito. Anzi, al contrario, stiamo riprogettando, ridisegnando e proponendo nuovi strumenti per impedire l'effetto contagio che si è verificato nella crisi del 2009-2010". Centeno ha poi spiegato che l'accordo sul Mes sarà discusso il prossimo anno nei parlamenti nazionali: "In quel dibattito emergeranno i vari elementi e noi speriamo sia ratificato da tutti", si è augurato.

La replica da palazzo Chigi alle accuse

"La Presidenza del Consiglio ha l’obbligo di chiarire le notizie infondate e false diffuse, anche oggi, dal senatore Matteo Salvini. Innanzitutto, la revisione del Trattato sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) non è stato ancora sottoscritto né dall’Italia né dagli altri Paesi e non c’è stato ancora nessun voto del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, o degli altri Capi di Stato e di governo europei sul pacchetto complessivo di questa riforma. In definitiva, nessuna firma né di giorno né di notte", hanno commentato fonti di palazzo Chigi, spiegando che il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri "ha già chiarito, per iscritto la sua disponibilità a riferire alle Camere l’avanzamento dei lavori e a illustrare nel dettaglio i contenuti della riforma, anche con riguardo all’intero pacchetto".

Le fonti governative hanno quindi concluso: "Si ricorda che, in ogni caso, il Parlamento ha un potere di veto sull’approvazione definitiva della revisione Trattato Mes e avrà modo di pronunciarsi in sede di ratifica, quindi prima di ogni determinazione finale in merito alla sua entrata in vigore".