"Nessuno può permettersi di ricattare delle persone su una scelta: vivere o lavorare. Non possiamo rimanere ostaggio di un'azienda, Mittal deve rispettare gli impegni presi. Lo Stato si farà rispettare": con queste parole il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, ospite a ‘Fuori dal coro' su Rete4, torna sulla questione dell'abbandono di Arcelor Mittal all'ex Ilva di Taranto. Il colosso dell'acciaio proprio ieri ha depositato l'atto di recesso presso il tribunale di Milano.

In serata anche il vertice i fra alcuni parlamentari del M5S, riunito dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per valutare l'ipotesi di reintroduzione dello scudo penale, elemento di scontro nella maggioranza rispetto al caso Arcelor Mittal. "Il Parlamento è sovrano e decide assumendosi le sue responsabilità", avrebbe detto il ministro degli Esteri, rimettendo la fiducia al Parlamento. Una scelta che aprirebbe la possibilità a una profonda crisi di governo, con i pentastellati da una parte e i democratici da quella opposta. "Se venisse messo un emendamento che introduce lo scudo e fosse posta la fiducia, sarebbe un problema enorme per la maggioranza. Il governo rischierebbe", avrebbe continuato Di Maio, come riportato dal Corriere della Sera.

L'attacco a Matteo Renzi

Il leader del Movimento avrebbe evocato quindi apertamente la crisi di governo sulla questione di Arcelor Mittal, prendendo posizione a fianco dei parlamentari pentastellati tarantini, che continuano a opporsi all'ipotesi di ripristinare lo scudo penale. Un'opzione che, invece, è sostenuta dal lato dem della maggioranza. Sempre alla trasmissione di Rete4, inoltre, Di Maio ha puntato il dito contro Matteo Renzi, affermando che l'emendamento per reintrodurre lo scudo penale presentato da Italia Viva "sarebbe un enorme problema per la maggioranza". E ha aggiunto: "Se cominciamo con gli sbambetti, Italia Viva è quella che ha più da perdere".

Questa mattina il ministro degli Esteri ha abbassato i toni: "Non credo che si arrivi al voto sullo scudo, lo Stato impugnerà l'atto con cui se ne stanno andando", ha affermato ai microfoni di Radio24. "Abbiamo avviato un contenzioso nel quale non entrerà lo scudo penale. Non possiamo dire a ArcelorMittal che i guai che ha combinato li risolviamo noi", ha aggiunto Di Maio.

Di Maio esclude scissioni interne al Movimento

Sempre a Radio24 Di Maio ha affermato che, ad ogni modo, la questione non creerà divisioni interne al Movimento: "Dalla scissione del Pd, la mattina i quotidiani provano a creare la scissione nel Movimento. C'è sempre stato un ampio dibattito all'interno e fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. È normale che nel Movimento ci sia qualcuno che dice che le cose non vanno bene ma escludo categoricamente la scissione".

In conclusione, il leader pentastellato è rimasto fermo nella sua posizione: "Secondo me per farsi rispettare non funziona mai che quando qualcuno ha firmato un contratto lo preghi di restare. Gli fai presente che giuridicamente deve restare", avrebbe anche detto durante il vertice con i pentastellati, comunicando che "come Stato stiamo per depositare un ricorso cautelare che in pochi giorni ci dice se Arcelor Mittal può arrogarsi la presunzione di andarsene".