È finita quattro a tre per il centrodestra, se contiamo pure la Val D’Aosta, ma poteva finire pure cinque a due o sei a uno. Comunque fossero andate le elezioni regionali, Giuseppe Conte sarebbe rimasto saldo a Palazzo Chigi, assieme alla maggioranza che lo sostiene. Se vi affannate a cercare un segnale di instabilità, anche pur minimo, in queste elezioni regionali, state perdendo il vostro tempo. Qualunque strada il destino avrebbe scelto di imboccare, avrebbe condotto a una placida conclusione della legislatura con Giuseppe Conte saldo in plancia e Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali a sostenerlo.

Ha vinto Conte, perché adesso col taglio dei Parlamentari va fatta una nuova legge elettorale, per ridisegnare i collegi, e senza legge elettorale non si può andare al voto. E tutti i partiti della maggioranza nessuno escluso, hanno bisogno di una legge che non ne diminuisca troppo la rappresentanza parlamentare, nel caso – probabile, a giudicare dai consensi attuali – perdano le prossime elezioni politiche. Ecco perché ciascuna di loro vuole una legge elettorale proporzionale. Ecco perché nessuna di loro vorrebbe trovarsi a dover trattare questa materia con due forze come la Lega e Fratelli d’Italia, che invece, fossero loro al governo, punterebbero a massimizzare la loro forza con una legge elettorale maggioritaria.

Ha vinto Conte, perché nessun partito è abbastanza forte per tirarlo per la giacchetta o abbastanza debole per trascinarlo a fondo. Non lo è il Movimento Cinque Stelle, che vince il referendum ma crolla alle regionali, perdendo sia quando va assieme al Pd, quando gli si schiera contro come in Puglia, vittima del voto utile che incorona Michele Emiliano. Non lo è il Partito Democratico, che allo stato attuale governa in sole cinque regioni su venti, due delle quali – la Campania di De Luca e la Puglia di Emiliano – in mano a viceré locali che col partito di Roma hanno poco o nulla cui spartire. Non lo è Italia Viva, né il suo leader Matteo Renzi, la cui rilevanza ormai è solo parlamentare. Non lo sono, tuttavia, nemmeno la Lega di Matteo Salvini, che deve fronteggiare la forte crescita della leadership interna di Luca Zaia, né Fratelli d’Italia che vincono nelle Marche ma devono registrare la sonora sconfitta di Raffaele Fitto in Puglia.

Ha vinto Conte, perché nessuno ha la forza di sfilargli dalle mani i 200 e rotti miliardi del Recovery Fund e saranno lui e il ministro Roberto Gualtieri a decidere come e dove spenderli. Ha vinto Conte, perché la legge elettorale certificherà un ritorno al proporzionale e a metodi da Prima Repubblica che sembrano costruiti apposta attorno alle sue doti da mediatore. Ha vinto Conte, perché quando arriverà il momento di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica c’è chi potrebbe fare carte false per giubilarlo e spedirlo al Quirinale, per levarsi di torno un avversario ingombrante. Ha vinto Conte perché queste elezioni regionali erano l’ultima curva pericolosa fino al traguardo di fine legislatura.

Ha vinto Conte perché ora, seconda ondata permettendo, è tutta discesa.