Il leader di Azione, Carlo Calenda, fa il punto della situazione commentando le elezioni regionali e il referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari. In un video Calenda sottolinea soprattutto alcuni elementi riguardanti le regionali: da una parte l’errore fatto nella partita in Puglia, sostenendo la candidatura di Ivan Scalfarotto e non riuscendo ad arginare a sufficienza Michele Emiliano e Raffaele Fitto. Dall’altra il leader di Azione ritiene che l’aspetto positivo di queste elezioni è che il modo di fare opposizione di Matteo Salvini è stato sconfitto. Calenda ricorda che “Azione non si è presentata da nessuna parte tranne nella provincia di Trento con il suo simbolo dove tra l’altro è andata anche bene”.

Regionali Puglia, Calenda: errore sostenere Scalfarotto

Calenda sottolinea l’errore pugliese: “L’errore è stato appoggiare la candidatura di Scalfarotto in Puglia. Non perché Scalfarotto non sia una persona degnissima, ma perché uno scontro così duro e difficile contro un populista come Emiliano e un sovranista come Fitto, meritava un’attenzione, una forza e un lavoro completamente differente. Non si può fare semplicemente dando un’indicazione di voto, se si doveva fare, si doveva fare con un candidato più forte, più conosciuto, lavorando sulle liste, investendo soldi e tempo. dunque questo è stato uno sbaglio”. Scalfarotto ha raccolto meno del 2% dei voti ed Emiliano è stato rieletto presidente di Regione.

Il leader di Azione ritiene sia stato giusto opporsi al modo di fare politica di Emiliano: “Se vinci per tenerti quel modo di fare politica, quello di Emiliano, così come se vinci per fare un taglio dei parlamentari che hai avversato allora non hai vinto, hai semplicemente favorito quello che tu ritenevi sbagliato, o quello che tu dovresti ritenere sbagliato come riformista. E allora quello che ci riconsegnano queste elezioni è la necessità sempre più urgente, sempre più forte, di non vedere le istanze del riformismo nel centrosinistra e nel centrodestra distrutte, da un bipolarismo che non è sbagliato in sé ma è sbagliato quando diventa appunto populismo contro sovranismo”.

Elezioni, per Calenda è sconfitta di Salvini

Calenda ritiene che il vero sconfitto delle elezioni sia il leader della Lega, Matteo Salvini: “È una grande sconfitta anche del modo di fare opposizione di Salvini e questo è positivo, è per questo che quando abbiamo visto che la situazione in Toscana era difficile, abbiamo appoggiato Giani convintamente. Io penso che questa è la nostra battaglia, ed è la battaglia che continueremo a condurre nelle prossime settimane con ancora maggior forza, nella convinzione che non solo c’è lo spazio per una politica pragmatica, seria, razionale, non ideologica, ma c’è l’urgenza perché i prossimi mesi saranno difficilissimi e questo modo di fare politica che non è più politica, non è più arte di Governo, non è più merito delle cose, ma è semplicemente uno scontro adolescenziale in cui dici: ‘Ho vinto'. Pure se hai vinto sostenendo le tesi contrarie a quello che sostenevi, prevale e questo potrebbe essere per il Paese drammatico”.

Il commento di Calenda sul referendum costituzionale

Calenda parla del referendum come di una “battaglia dura che Azione ha combattuto credendoci molto, non tanto nella possibilità di vincerla, ma nella necessità di mobilitare un pezzo d’Italia per dire che i cambiamenti devono essere fatti bene, non vale il principio cambiamo qualunque cosa, apriamo la scatoletta di tonno. Abbiamo visto che non funziona”. Calenda prosegue: “Quello che abbiamo visto però nel corso di questa battaglia è mobilitarsi una larga fetta del Paese, 7,5 milioni di persone che sono andate a votare No. Persone provenienti da schieramenti politici anche fuori dalla politica, che sono plasticamente rappresentate dalle persone che sono state sul palco alla fine della manifestazione di Milano. Fa piacere vedere che la maggioranza dei giovani laureati sia andata a votare in modo consistente per il No, per un modo di fare politica e contro un modo di fare politica e per un modo di fare politica”. Il leader di Azione conclude: “Quindi è stata una bella battaglia meritevole di essere combattuta fino in fondo. Da quella battaglia si costruirà uno schieramento ampio di forze, io lo chiamo fronte repubblicano, che non vogliono sottostare a una politica degli opposti estremismi, quello del M5S che detta l’agenda di Governo e quello di Salvini e Meloni”.